Venezia 2012. The company you keep

The company you keep *1/2

Fuori concorso

Robert Redford è sempre uguale a se stesso. Almeno sullo schermo sembra essere rimasto al Bob Woodward di Tutti gli uomini del presidente o al protagonista de I tre giorni del Condor.

Stesso taglio di capelli, stesse camicie a quadri, stessi jeans stretti o chinos chiari, stesse giacche blu o di pelle. Il suo Jim Grant, l’avvocato protagonista di questo convenzionale La regola del silenzioThe company you keep, sembra uscito dagli anni ’70.

Ed infatti è proprio così. Il nome è falso, Grant era uno dei Weather Underground, un gruppo politico post ’68, che aveva deciso di passare all’azione, compiendo attentati terroristici in tutto il paese, per interrompere il genocidio americano nel sud est asiatico e per rivendicare una stagione di diritti personali e sociali, che il Movimento non era riuscito ad ottenere da Nixon e soci, con le buone.

Quattro Weather men sono tuttora ricercati dall’FBI, per aver ucciso una guardia giurata nel corso di una rapina in banca. L’esecutore materiale fu preso e condannato subito, gli altri tre riuscirono a scappare, vivendo per trent’anni in clandestinità.

La prima a cedere è una donna interpretata da Susan Sarandon. Quindi, grazie anche al lavoro di un reporter dell’Albany Sun-Times, Ben Shepard, l’FBI si mette sulle tracce di Jim, facendo saltare la sua copertura e costringendolo alla fuga.

Jim si è rifatto una vita ed ha una figlia di 12 anni, avuta da una moglie morta da poco. In fuga da se stesso e dal proprio passato dovrà ricontattare molti vecchi compagni, per scagionarsi dalle accuse e riavere indietro la sua nuova vita.

Dopo molti anni dovrà fare i conti anche con la sua compagna di un tempo e con una figlia mai conosciuta.

Il film vorrebbe essere un thriller vecchia maniera, dove invece delle pistole e degli inseguimenti sono le parole a ferire.

E’ il solito Redford idealista e nostalgico, ma questa volta il film sembra girare a vuoto, tutto chiuso nella dinamica di rimorsi&rimpianti che interesserà solo i fans del biondo californiano e colo che ancora sognano la loro gioventù nei ’70.

Peraltro questa apologia dei sogni infranti di un gruppo terroristico, appare assai discutibile e Redford non troverà molta solidarietà soprattutto negli Stati Uniti.

Anche la parte affidata a Shia La Beouf, quella di Ben Shepard, è il controcanto classico dei suoi film nei quali la libera informazione è il baluardo della fragile democrazia americana, ma qui il suo ruolo è puramente meccanico e serve solo a mettere in moto la fuga di Jim.

Nella lunga e onorata carriera di Redford si tratta di un passo falso, che segue il pregevolissimo The Conspirator.

Nel cast molte vecchie glorie, da Julie Christie a Nick Nolte, da Richard Jenkins a Susan Sarandon, da Chris Cooper a Brendan Gleeson.

Dovremmo scrivere che è un film senile e geriatrico. Ma forse qualcuno si offenderebbe.

Tradizionale e nostalgico?

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