Venezia 2015. Krigen – A War

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Krigen – A War ***1/2

Tobias Lindholm torna al Lido, a distanza di tre anni dal suo ultimo convincente A hijacking, con A war, ambientato durante il conflitto afghano.

Claus Pedersen è il comandante di una compagnia di soldati danesi, impegnati nelle operazioni di peacekeeping e di perlustrazione, nel tentativo di proteggere la popolazione locale dagli assalti dei talebani.

A casa, ad attenderlo dopo molti mesi di missione, ci sono la moglie e tre figli piccoli.

Durante una perlustrazione della provincia, uno dei suoi uomini salta su una mina antiuomo. Claus decide così di guidare in prima persona le successive missioni esplorative. Aiutano una bambina che si era bruciata un braccio, ma così espongono la sua famiglia alla rappresaglia dei talebani.

Quando la mattina successiva ritornano in perlustrazione, scopriranno quella famiglia trucidata e si esporranno al fuoco di un attacco sanguinoso del nemico. Quando uno sei soldati della squadra guidata da Claus è ferito gravemente al collo, il protagonista prenderà una decisione che avrà conseguenze inevitabili sulla sua vita e su quella della sua famiglia.

A War affronta la guerra ed i suoi demoni con una limpidezza di sguardo che lascia senza fiato.

Come già in A hijacking e soprattutto in Il sospetto, che Lindholm aveva scritto per Vinterberg, anche questa volta l’autore decide di porre al centro del suo lavoro un serie di interrogativi innanzitutto morali, che ci riguardano tutti e che segnano i confini di ciò che siamo disposti ad accettare, nel nome dei valori che le nostre truppe cercano di garantire.

E’ possibile agire con giustizia ed umanità nel corso di una guerra, per lo più asimmetrica e di occupazione, come quella in Afghanistan? Come giudicare le decisioni prese sotto la minaccia del fuoco nemico?

Il film non ha risposte semplici e grazie allo strumento del processo, costruisce magnificamente tesi ed antitesi: dove finisce la ragion di stato e dove comincia il rispetto della vita umana? E’ possibile sacrificare la verità per la giustizia? Gli ordini impartiti sotto il fuoco delle armi possono essere legittimamente indagati fuori da quel contesto? La salvezza dei propri uomini può mettere in secondo piano quella dei civili? Le regole d’ingaggio con la loro burocratica imperfezione sono davvero sufficienti a discriminare l’abuso dal dovere?

A War ricostruisce uno scenario esemplare, senza mai forzare le maglie di un film che resta avvincente e incalzante, sia nella parte di guerra, sia in quella processuale.

Lindholm sembra aver imparato perfettamente la grande lezione di Francesco Rosi, capace di non tradire mai le proprie intenzioni, restituendo la complessità politica e morale della realtà.

E proprio come faceva Rosi, ha coinvolto nel film dei veri soldati nei ruoli di supporto, per cercare di rappresentare l’atroce dilemma del conflitto nel modo più onesto e sincero possibile. Riuscendoci perfettamente e regalandoci un film maturo e indispensabile sugli uomini in guerra.

Da non perdere.

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