Maggie Gyllenhaal e la sua giuria hanno scelto Woman Unknown dell’unica regista donna del concorso come Leone d’Oro di Venezia 83.
Il film racconta la storia di una bambinaia che sta per sposare un ricco industriale proprio alla fine della Seconda Guerra Mondiale, nascondendo nel suo passato il collaborazionismo con i nazisti e difendendolo ad ogni costo.
Il film evidentemente racconta il peso della guerra sul corpo delle donne, ma si sceglie una protagonista che cerca soprattutto di sopravvivere, senza mai affrontare le proprie responsabilità.
La regista ha ricordato che il suo film parla delle storie di “donne invisibili, senza voce” e che l’ha realizzato con l’obiettivo di “illuminare le donne della nostra storia” e “mi sembra di esserci riuscita”.
May El Toukhy ha infine ringraziato la presidente della giuria Maggie Gyllenhaal per “battersi contro la mancanza di pari opportunità per le registe nel nostro settore”. Certo che dirlo con uno dei più prestigiosi premi cinematografici tra le mani suona un po’ curioso.
Come molti altri presidenti prima di lei, Gyllenhaal mi pare abbia voluto firmare un palmares complessivamente buono con uno statement ideologico.
In modo sorprendente e rompendo una regola rispettata da molti anni in tutti i festival maggiori, che di solito impedisce al film vincitore del Leone di aggiudicarsi altri premi, a Woman Unknown è stata attribuita anche la Coppa Volpi.
Il Gran Premio della Giuria premia il magnifico lavoro di Lee Chang-dong, Possible Love. Un racconto sul lavoro, le differenze sociali, le relazioni di coppia, in una Corea in cui la cultura del lavoro permea le vite di tutti in modo soffocante.
Il Leone d’Argento per la migliore regia va al russo Ilya Khrzhanovsky, per il monumentale DAU, certamente il lavoro più audace e ricercato dal punto di vista registico, in un festival in cui ha prevalso spesso la direzione degli attori, la precisione della scrittura. Il regista ha dedicato il premio agli ucraini e alla loro libertà, spazzando via tutte le polemiche della vigilia.
Le Coppe Volpi vanno all’impareggiabile John Malkovich per Wild Horse Nine – mai premio assegnato meglio – e a Mathilde Arcel per Woman Unknown, che francamente non abbiamo amato per nulla.
Il premio per la sceneggiatura va a Un Bon Petit Soldat di Brizé.
Mi pare giusto il premio della giuria a NAZA, documentario politico di due coraggiosissimi registi israeliani, ma il cui rilievo è più chiaramente giornalistico che non cinematografico.
Il Mastroianni va a Malou Khebizi per la paziente ribelle di 15/18 di Kahn, ambientato in un reparto psichiatrico.
Nella sezione Orizzonti doppio premio per I figli della scimmia di Tommaso Landucci, per la sceneggiatura e l’interpretazione di Riccardo Scamarcio, mentre il miglior film è Un détour par Diane.
A più tardi per gli altri commenti:
Leone d’Oro: WOMAN UNKNOWN di May El Toukhy
Leone d’Argento Gran Premio Speciale della Giuria: POSSIBLE LOVE di Lee Chang-dong
Leone d’Argento per la migliore regia: Ilya Khrzhanovsky per DAU
Coppa Volpi al miglior attore: John Malkovich per WILD HORSE NINE
Coppa Volpi alla migliore attrice: Mathilde Arcel per WOMAN UNKNOWN
Migliore sceneggiatura: Stéphane Brizé, Coralie Amédéo, Olivier Gorce per UN BON PETIT SOLDAT
Premio della Giuria: NAZA di Yuval Abraham, Rachel Szor
Premio Mastroianni al miglior giovane attore: Malou Khebizi per 15/18 – A PLACE OT HEAL
Leone del futuro Venezia Opera Prima Luigi de Laurentiis: LA MAISON DU VENT di Auguste Bernard Kouemo Yanghu
Orizzonti
Premio Orizzonti: UN DÉTOUR PAR DIANE di Ann Sirot e Raphaël Balboni
Premio Speciale della Giuria: LA MAISON DU VENT di Auguste Bernard Kouemo Yanghu
Migliore regia: Jacqueline Lentzou per il film MIA MERA STI ZOI TIS TZO: KEFALAIO FAIDRA (A DAY IN THE LIFE OF JO: CHAPTER PHAEDRA)
Miglior attore: Riccardo Scamarcio per I FIGLI DELLA SCIMMIA
Migliore attrice: Laleh Marzban per MORAGHEB (FALLING HOUSE)
Migliore sceneggiatura: Tommaso Landucci e Damiano Femfert per I FIGLI DELLA SCIMMIA

