“Non c’è mai stata una serie così prima d’ora”, ha dichiarato l’attore Ignacy Liss in un’intervista a Variety. Liss, polacco, 28 anni, è l’attore protagonista di Proud. Il suo personaggio si chiama Filip. C’è un prima e un dopo. Prima, Filip è arrogante, incasinato, sempre in ritardo agli appuntamenti di lavoro (fa il modello), amante delle feste e soprattutto dei festini (si, proprio quel tipo di festini), consumatore di alcolici, superalcolici e droghe di ogni tipo, squattrinato e pedinato da creditori ovviamente violenti. Chiaro il concetto? Dopo, Filip cambia. Radicalmente. Tra il prima e il dopo non può che esserci un evento traumatico. A causa di un’anomalia cardiaca, sua sorella muore. La povera Anna, separata da un compagno infedele, lascia in eredità a questo mondo stupido una bambina, Tosia. E Filip decide di adottarla.
Ma Filip è dichiaratamente gay e siamo in Polonia. Forse c’è già stata una serie come questa, chissà, comunque poco importa. Proud, che ha vinto il Grand Prix al Series Mania Festival, cresce gradualmente d’intensità, grazie a episodi forti sul piano emotivo, quasi mai scontati e capaci di sorprendere (si veda il quinto girato on the road). Ignacy Liss, anche lui insignito di un premio, nel suo caso come migliore attore, alla rassegna citata, è bravissimo. Liss infonde in Filip un fascino magnetico, donandogli spessore.Proudprende posizione sul tema dell’affido. Sensibilizza e colpisce al cuore, smascherando le ipocrisie di una nazione cattolica e bigotta. Proud è divisiva. Non può e non deve piacere a tutti. In tempi di intrattenimento facile e stereotipato, un prodotto così connotato, in termini di impegno civile, spicca.
Tuttavia, sarebbe fuorviante e perfino sbagliato parlare di una serie militante. Filip stesso esplicita la sua ostilità rispetto a un certo modo di rivendicare i diritti da parte deigli attivisti LGBTQ+. Troppa strumentalizzazione, troppa pubblicità non gradita. In definitiva, troppa politica e chiacchiere su gender e dintorni. Filip cerca di adottare Tosia perché l’ha vista crescere, per familiarità, vicinanza, consanguineità e istintiva tenerezza. Soprattutto, come dice e dimostra lui stesso, per amore.
Esiste, nel profondo di Filip, un senso di colpa mai sopito. Tutta la storia dei Raczynski è segnata dal dolori: genitori scomparsi prematuramente (sparizione o morte, comunque assenti) e poi infanzia condivisa in una casa famiglia dove regnava una cupa infelicità. Nell’ambito delle procedure burocratiche propedeutiche all’affido, Filip incontra una psicologa. Lui le rivela di sentirsi solo, da sempre. Proudracconta anche questo. Racconta cioè la grande solitudine di un uomo che fino a ventisei anni cerca lo stordimento e il piacere di gruppo per non tornare con la memoria a quei giorni infernali. Finchè non gli si para davanti un nuovo inizio.
Filip, quello del prima, ha le stigmate del pessimo soggetto. Il personaggio principale è costruito in modo tale da non suscitare eccessiva simpatia. Istrione, duro, eccessivo. La caratterizzazione da bad boy rischia di essere addirittura ridondante. Il ragazzo tocca l’apice della bassezza quando perde il lavoro. Strafatto, sviene in diretta tv. Lo scandalo di Proud non sta certamente nell’affrontare il tema dell’adozione da parte di single o famiglie “non tradizionali”. Lo scandalo sta nella costruzione di un racconto che, a tutti gli effetti, somiglia pericolosamente a un percorso di conversione.
Filip, quello del dopo, mette da parte pasticche e vino. La trasformazione va di pari passo con una resa necessaria. Il vecchio Filip lascia per strada molto di sé. Però Filip conferma orgogliosamenteil suo orientamento sessuale. “Smetti di essere gay per un po’”, gli suggerisce qualcuno. Non esiste.Il punto merita di essere chiarito. La battaglia del protagonista respinge ogni forma di abiura. Filip in quanto uomo, zio, persona di famiglia desidera tenere con sé la bambina, cioè desidera essere padre restando gay. Non dissimula lo stato delle cose e nemmeno, d’altro canto,ha bisogno di sbandierare la sua condizione.
Filip non ha un lavoro a tempo indeterminato né un reddito fisso. Il trauma della morte di Anna si accompagna a un distacco altrettanto violento, quello dalle sue amatissime moto, svendute per motivi di mera sopravvivenza. Attorno a lui si muovono persone che versano in una condizione simile. Sono gli ultimi ei penultimi della società. Un’allegra brigata di gente sfortunata, debordante di un’umanità ilare ed eccentrica, disperata e giocosa. Ubriaconi, precari, ragazze madri: questo è il quadretto rappresentato nella serie,persone ai margini di una Polonia che cresce, senza però scrollarsi di dosso le vecchie incrostazioni culturali.Dall’altro lato dello specchio, incurante di ogni ideologia fuorché della propria, pasce un capitalismo straccione, mediocre, d’accatto. Paradigmatico è il comportamento dell’imprenditore/procacciatore di modelle, già sfruttatore di Filip, che rifiuta di assumerlo pur sapendo quanto si trovi in difficoltà, per poi sbolognargli, non trovando altri disposti al sacrificio, la classica patata bollente.
L’istinto autodistruttivo di Filip cede il passo al senso di responsabilità. Il ragazzo si scopre disposto ad imparare. Una bambina equivale a una vita da decifrare, a un mondo intero da percorrere. Cambiarla, nutrirla, farla addormentare, darle il biberon al momento opportuno. Iscriverla all’asilo. Creare un ambiente adatto a lei, cioè un letto, una cameretta.
Alla porta di casa battono i pugni le assistenti sociali. Proud nasconde una vena comica che ingentilisce, molto opportunamente, il clima da tragedia. Pawel, il compagno provvisorio di Filip rimorchiato in discoteca la stessa sera della morte di Anna, si presenta alla triste megera (convintissima di dover salvare Tosia)… in mutande! Il resto dell’episodio, tra i migliori, è una baraonda di equivoci, anche spassosi.L’incontro con la funzionaria termina nel peggiore dei modi.L’oltranzista cattolica, destinata per nemesi a una fine crudele e prematura, rappresenta il volto duro della Polonia. E il peggio deve ancora venire.
“Non affiderò mai una bambina a un uomo gay single” (Assistente sociale n.1). “Grazie a Dio qui da noi in Polonia un uomo gay non adotterà mai un bambino” (Ancora lei, stavolta con Dio al suo fianco). “Se tua moglie lavora allora è meglio se stai a casa” (capo magazziniere). “Questi bambini, che crescono senza una mamma e un papà, sono soggetti a patologie psichiatriche, tendenze suicide, confusione nell’orientamento sessuale, difficoltà relazionali, infedeltà…” (opinionista in tv). “Effetti negativi delle coppie omogenitoriali: familiari, legali e psicologici” (il sapientone invitato a un talk show). E per solleticare il pubblico non può mancare l’argomento delle tasse. Da grandi questi ragazzi sfortunati avranno lavori poco stabili e dipenderanno dai sussidi statali. Capito cittadino polacco? Sarai costretto a pagare per le loro deviazioni.
Proud mette in scena una battaglia culturale frontale. Progressisti contro conservatori. Laici opposti a integralisti. Nel mezzo, Filip, con la sua semplice voglia di vivere.La Polonia è un paese spaccato in due anche per il reddito e la posizione sociale. Filip scopre che la sua casa famiglia è diventata una spa a cinque stelle e commenta che dovrebbero essere i ragazzini bisognosi ad essere trattati con i guanti. Il dramma dell’adozione negata si interseca quindi ad altre questioni non secondarie. Povertà, mancanza di prospettive, abbandono.
Tra le figure messe un po’ a corollario del tema principale è interessante il ruolodella vicina, interpretata da Maja Ostaszewska. Ci sono donne lasciate a sé stesse. Donne che sono madri e potrebbero essere mogli felici. Ma la vita spinge in direzioni inaspettate e crudeli. Chi esce dai cardini della presunta normalità viene giudicato. In questo clima da santa inquisizione, un’alleanza tra perdenti è un sentimento spontaneo che va coltivato, un’ancora di salvataggio. Un punto di partenza. Forse il massimo che si può ottenere.
Nel terzo episodio Olek canta Creep dei Radiohead. Una canzone cara agli sballati. Olek è stato tradito da Filip perché anche i gay tradiscono. E sono brutti, sporchi e cattivi. Oppure tranquilli, sensibili e aggraziati. Non intrinsecamente migliori, né peggiori, rispetto al resto dell’umanità classificabile come cisgender. Filip assiste all’esibizione di Olek e resta incantato davanti a tanta potenza evocativa. L’Amore non fa per lui, non ora, non qui. Una bambina indifesa reclamaogni grammo della sua energia. Metamorfosi, si diceva. Non bere, non usare droghe, non combinare casini, non fare lo stupido. Il caos però è connaturato a certe esistenze. Ognuno dovrebbe sentirsi coinvolto e non assolto. Abbiamo voluto una società di sorvegliati e sorveglianti, con regole per sfuggire alle tentazioni e alle infinite possibilità della carne e del corpo.
Cosa accade quando un elemento classificato come deviato chiede l’impossibile? Una scheggia impazzita, un mezzo tossico, un semialcolizzatocon troppi amici strani e confusi, con quei capelli vistosamente ossigenati, merita la fiducia dello Stato e dalla gente per bene?Come reagirebbe la società se un uomo del genere si dimostrasse il migliore dei padri? Meglio scongiurare simili scenari.
Il minimo errore si paga. L’informazione spera nel crimine e Filip finisce in cronaca nera. Vedi che significa dare credito ai degenerati? Un gay si è preso la bambina e non conta se la realtà sconfina nel sogno, o peggio nell’incubo.Il pirata deve essere catturato. A questa battuta di caccia collettiva, Filip non oppone odio, semmai rabbia, sconcerto, una rivendicazione di normalità quotidiana. Filip vorrebbe soltanto passare le sue giornate al parco con Tosia. Bella l’immagine che li ritrae addormentati nella stessa posizione.
Proud ha il pregio di rappresentare una Polonia viva, non stereotipata, colta nelle sue reali divisioni, in ascesa sul piano economico ma culturalmente ancorata a convinzioni di stampo ideologico tuttora difficili da scalfire. La serie è soprattutto un racconto di formazione, che non si rivolge solo, e forse nemmeno principalmente, al mondo queer. Le scene in cui Filip percorre in lungo e in largo Varsavia con il passeggino dicono tutto. Proud parla di riscatto. L’orrore sta nella ripetizione di uno schema noto al protagonista, fatto di peregrinazioni da una famiglia all’altra, costellato di affidi infelicie soprusi, segnato da luoghi di sconforto.
Immane è lo sforzo per diventare un padre single. Ogni dettaglio conta. La bambina è un soggetto fragile che in sé raccoglie ed esemplifica tutte le fragilità possibili e richiede la massimacura. Parola magica. Cura rivolta alla propria persona, agli amici, agli amanti, ai vicini. Cura e quindi attenzione, impegno, previsione. Cura e cioè amore, in opposizione alle logiche meccaniche e deprimenti della burocrazia.
Essere disposti all’errore (emblematica la scena in cui cade la cenere sulla mano di Tosia) significa essere disposti a cambiare all’interno di un contesto sociale polarizzato, in entrambi i sensi. L’avvocata di Filip lo mette in guardia dalla difficoltà estrema di voler combattere il sistema. Eppure la serie presenta una tesi in cui i termini sono diametralmente capovolti. È il sistema parafascista polacco, con la complicità del potere politico, che vorrebbe triturare Filip. Sono i militanti LGBT, però, a non accorgersi delle sue insicurezze. La destra odia. La sinistra strumentalizza. In mezzo resta la dimensione umana. L’unica a contare davvero.
Karol Klementewicz, di formazione traduttore, ha scritto Proud insieme a Monika Pęcikiewicz. Proudmantieneuna sua coralità dal primo all’ultimo episodio. Il cast si compone, oltre agli attori e attrici già citati, anche di Maria Sobocinska, Mateusz Wieclawek, Joanna Kulig, Sylwia Boron, Kamil Studnicki, Pawel Tomaszewski, Paulina Holtz e Marcin Miodek. Menzione d’onore per Alicja Lewczuk, la piccola Tosia. Preziosa la scelta dei brani. Quando parte Hold Your Own di Kate Tempest, con l’invito a resistere, a perseverare, la musica diventa coro e la serie, al suo meglio, si fa catarsi.
Numero di episodi: 8
Durata:40-50 minuti l’uno
Distribuzione HBO Max
Uscita negli USA: 12 giugno – 31 luglio 2026
Genere: Drama
Consigliato a chi:cerca un buon motivo per imparare a stirare, pensa che bere vino a colazione sia una pessima idea.
Sconsigliato a chi: ha la cattiva abitudine di bruciare le uova sul fuoco, ha scartato un regalo nel momento sbagliato.
Letture, visioni e sguardi paralleli:
- Un vademecum filosofico per navigare nell’oscurità: Mariana Alessandri, Visione notturna. Capire se stessi nei momenti bui, Nottetempo, 2024;
- Un bambino per caso e la vita cambia (anche nel Sudafrica dell’apartheid): Athol Fugard, Tsotsi, Mininum Fax, 2008;
- Un classico, per comprendere le origini dell’omofobia ma non solo: Vittorio Lingiardi, Citizen gay: affetti e diritti, Il Saggiatore, 2016;
- In mostra trecento scatti dalla collezione privata di Sir Elton John e David Furnish: Fragile Beauty, Jeu de Paume, Parigi, fino al 27 settembre 2026.
- A proposito di identità complesse: La più piccola di Hafsia Herzi, 2025. Film disponibile su Mubi.
Uno sport che somiglia a una metafora:il kitesurf.


