Possible Love **1/2
Il nuovo film di Lee Chang-dong, uno dei padri del nuovo cinema coreano, debutta a Venezia a distanza di otto anni dall’epocale Burning.
I titoli di testa ci dicono che Possible Love è ispirato al decimo episodio del Decalogo scritto da Kieslowski e Piesiewicz, Non desiderare la roba d’altri, ma in realtà della storia dei due fratelli che ereditano una preziosa collezione di francobolli a cui manca il pezzo più importante, non si ritrova assolutamente nulla.
Il racconto scritto da Lee Chang-dong con Oh Jung-mi mette in scena l’incontro tra due diverse famiglie, lontane per estrazione sociale, benessere, cultura.
L’operaio Ho-seok è da poco stato licenziato dopo una vita di lavoro alla SP Heavy Industries. Assieme a molti suoi colleghi aveva aderito a uno sciopero e occupato l’azienda. Quando la polizia ha ordinato lo sgombero, i compagni l’hanno lasciato solo. Picchiato e ferito dagli agenti, ha perso tutto: la dignità, il rispetto dei suoi colleghi, lo stesso scopo della sua vita.
La moglie Mi-ok, anche lei operaia, è l’unica che cerca di scuoterlo dall’apatia e dalla depressione in cui è precipitato.
Nel frattempo la regista Ye-ji, che sta lavorando a un documentario sullo sciopero e la condizione operaia, grazie anche alla complicità nata con Mi-ok, si avvicina sempre di più alla famiglia di Ho-seok, nel tentativo di catturare in video la sua esperienza.
Ye-ji è sposata con un uomo ricchissimo, Sang-woo, che si occupa di investimenti: le due famiglie condividono cene, appuntamenti, persino il compleanno del piccolo Cheol, il figlio di Ho-seok.
In un lungo weekend nella casa al mare di Sang-woo, i nodi tuttavia vengono al pettine.
Lee costruisce un lungo avvicinamento progressivo della regista ai silenzi e alle reticenze di Ho-seok, che solo alla fine lascia emergere la rabbia, la delusione e il risentimento dell’operaio.
Ma se la dimensione del lavoro emerge molto chiaramente attraverso i racconti e le confessioni raccolte da Ye-ji con la sua macchina da presa, è quella sociale a prendere sempre più spazio, quando le due famiglie protagoniste si trovano ad avvicinarsi pericolosamente l’una all’altra.
Conosciamo la centralità del ruolo aziendale nella vita stessa delle persone, la vergogna profonda che si accompagna alla perdita di quel ruolo e il danno sociale incalcolabile che provoca. Non è un caso che gli operai chiamino “vivi” coloro che sono rimasti al lavoro e “morti” i licenziati.
Eppure Lee sembra voler mettere in discussione questa rigidità. In una lunga scena che raccoglie le parole dei licenziati della SP, di fronte a uno psicologo, emerge l’assurdità ideologica di questa cultura e la natura surreale e ingiustificata delle ripercussioni concrete nella vita quotidiana.
Emblematiche sono in proposito le scene con l’autista ed ex collega di Ho-seok che si rifiuta di accompagnarlo o quella della torta di compleanno di Cheol, in cui l’umiliazione si sposa ad una sorta di damnatio memoriae. Lo spazio stesso che Ho-seok ha ricavato nel suo giardino per poter bere e chiacchierare con i suoi colleghi più giovani, intagliando sapientemente lastre di marmo, rimane sempre desolatamente vuoto.
Il film sceglie un registro piano, tempi dilatati, l’accumulo di episodi e incontri, assecondando la natura frammentata del lavoro di Ye-ji e trovando momenti di commozione e anche di sincera ironia, come accade quando Mi-ok decice di fondare la rappresentanza sindacale nella piccola azienda di mascherine in cui lavora e in cui ci sono solo tre dipendenti.
Come detto nel lungo terzo atto il film di Lee sceglie di chiudere i quattro protagonisti e il piccolo Cheol, nella grande villa di Sang-woo di fronte all’oceano. In quello spazio fuori dall’ordinario, come insegna l’eterno Pasolini di Teorema, le relazioni consolidate si sfaldano e si riconfigurano, il desiderio, le tentazioni, le opportunità dimenticano le divisioni di classe e le appartenenze, fino a spingere i personaggi fino al loro punto di rottura.
Cho Yeo-jeong, indimenticabile Sig.ra Park in Parasite interpreta la regista, Sol Kyung-gu, con Lee fin da Peppermint Candy e Oasis, è l’operaio Ho-seok, ma è Jeon Do-yeon, a brillare come già nel celebratissimo Secret Sunshine: Mi-ok è l’argine che tiene assieme la sua famiglia, spingendo Ye-ji a occuparsi di loro con la sua sincerità.
Dal 6 novembre su Netflix.
