Venezia 2015. Il Clan

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Il Clan **1/2

El Clan, diretto con la consueta assenza di mezzi toni da Pablo Trapero, racconta la storia vera del clan Puccio, una famiglia benestante di Buenos Aires, che negli anni ’80 trasse profitto dalla posizione del capofamiglia Archimedes, all’interno dei servizi segreti al servizio della dittatura militare, per orchestrare un redditizio racket di sequestri di persona.

I Puccio erano una famiglia sui generis, che apparentemente gestiva una semplice rosticceria, poi trasformata in negozio di articoli sportivi, quando si decise di sfruttare la fama del primogenito, giocatore di rugby nella squadra dei Pumas.

Eppure dietro la facciata di una famiglia onesta e rispettabile, i Puccio nascondevano una prigione in cui trattenere i sequestrati, scelti tra i più facoltosi amici e conoscenti.

Attirati con l’inganno e rapite, le vittime venivano quasi sempre freddate dopo aver ricevuto il riscatto, perché le modalità del sequestro compromettevano la sicurezza dell’‘impresa familiare’.

La copertura era anche politica, perché Archimedes era intimo della alte sfere militari ed in particolare di un fantomatico Commodoro, a cui faceva diretto rapporto ed a cui verosimilmente girava parte dei profitti della lucrosa attività.

Trapero si affida allo sguardo glaciale ed ai modi imperturbabili di Guillermo Francella, nei panni del criminale a capo della famiglia.

Ed in effetti il ritratto di Archimedes, padre padrone dei Puccio, capace di convincere con la forza del ricatto familiare i suoi figli più grandi a partecipare alle azioni e il resto della famiglia a tollerare la presenza sempre più evidente dei prigionieri, è impressionante.

Il regista però è anche questa volta incapace di misura e più volte spinge il tasto della volgarità più inutile, come nella scena che contrappone l’esecuzione di un ostaggio da parte di Archimedes ad una notte di sesso tra il figlio e la sua nuova fidanzata.

In ogni caso, il solido professionismo di Trapero e la curiosità di una storia vera di piccolo artigianato criminale, quasi come un inevitabile corollario ad una dittatura sanguinosa e complice, consentono ad El clan di ricavarsi uno spazio non trascurabile nel troppo debole concorso veneziano e verosimilmente anche nelle sale italiane.

Grazie anche ad un racconto di genere che getta una luce s uno dei periodi più oscuri della storia del Novecento, mostrando quanto la spirale della violenza, l’avidità senza scrupoli e la deriva etica non infettasse solo i vertici militari, ma anche l’apparentemente onesta borghesia argentina: il nostro orrore quotidiano alberga nelle confortevoli mura familari.

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