Venezia 2026. Nino – Un film su Nino Rota

Nino – Un film su Nino Rota ***

Bambino prodigio nella natia Milano, diplomato a Santa Cecilia, vicino di casa e grande amico di Suso Cecchi d’Amico, per trent’anni direttore del conservatorio di Bari, Nino Rota è stato il più importante e influente compositore del cinema italiano, fino alla morte avvenuta in un taxi a Roma nel 1979.

Il film scritto, diretto e montato da Walter Fasano (Santa Maradona, Io sono l’amore, Chiamami col tuo nome, America Latina), ricostruisce la carriera leggendaria di Rota, dalle origini familiari sino all’Oscar, attraversando un pezzo decisivo del Novecento, accanto ad alcuni dei più grandi registi del nostro cinema della modernità.

Rota, che già a 11 anni frequenta i corsi di composizione al Conservatorio di Milano, rimane presto orfano di padre. Dopo gli studi musicali e un soggiorno americano prima a New York con Toscanini, amico di famiglia, e poi a Philadelphia, grazie a una borsa di studio, torna in Italia, si laurea in lettere e filosofia e vince un concorso per un liceo musicale vicino a Taranto.

Ottiene la cattedra di Armonia e contrappunto a Bari e si stabilisce nell’amata Torre a Mare fin dal 1939.

La madre Ernestina lo raggiunge e rimane ospite dei Giannelli, amici di famiglia, per un decennio, quasi fino alla sua morte.

Negli anni ’50, dopo essere diventato direttore del Conservatorio di Bari, Nino si riavvicina alla musica da film, che aveva frequentato fin dal 1933 con Treno Popolare di Matarazzo.

L’incontro decisivo per la sua vita è quello con Federico Fellini, che stava preparando il suo esordio con Lo sceicco bianco. Il sodalizio tra i due diventa ben presto indissolubile, dando vita ad alcune pagine indimenticabili del cinema italiano. Le colonne sonore di La strada, Le notti di Cabiria, ovviamente de La dolce vita e 8 e 1/2 restano celeberrime.

Più volte, negli stessi anni, Rota si occuperà anche delle musiche dei film del rivale di Fellini, Luchino Visconti, per Le notti bianche, Rocco e Il Gattopardo.

Giulietta e Romeo di Zeffirelli è il suo primo grande successo all’estero, bissato pochi anni dopo da Il padrino di Francis Coppola. Dino De Laurentiis gli nega la soddisfazione del premio Oscar, denunciando all’Academy che il Maestro ha riutilizzato uno dei temi scritti per il suo Fortunella di De Filippo quindici anni prima, ma nulla potrà due anni dopo quando Rota diventa il primo italiano a vincere per le musiche della Parte II.

Il film di Fasano è costruito su materiali d’archivio Rai con Rota e con le testimonianze di Caterina d’Amico, Alexandre Desplat, Park Chan wook, Rita Pavone e di alunni e collaboratori presso il Conservatorio di Bari, il cui auditorium porta il suo nome.

Vince Mendoza dirige l’Orchestra sinfonica di Bari in alcuni dei temi più celebri. La voce narrante è affidata a Sting.

Nino si sofferma sull’interesse di Rota per la filosofia ermetica, l’alchimia, l’esoterismo e comprende un’intervista alla figlia Nina, avuta nel 1948 da una pianista inglese, mai riconosciuta, data in affido e cresciuta negli Stati Uniti.

Il film di Fasano non ha evidentemente la forza di Ennio di Tornatore, ed è costruito soprattutto sulle testimonianze dei pochi amici e allievi che sono ancora in vita e che l’hanno conosciuto.

Meno rilevanti sono gli altri contributi, ma si sente l’assenza di Francis Coppola o quantomeno di Martin Scorsese, le cui note cinefile accompagnano tanti documentari sul cinema e buon ultimo Joie de vivre di Guadagnino su Bertolucci.

Prezioso invece il lavoro fotografico, capace di restituire non solo il senso misterioso della natura così caro al Rota filosofo, ma anche quel calore e quella luce di cui il Maestro si era innamorato, facendo della Puglia la sua patria adottiva.

Il film di Fasano si accende evidentemente quando la musica di Rota si riconcilia con le “sue” immagini, nei capolavori di Fellini, Visconti e Coppola.

Da non perdere.

 

 

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