Cannes 2015. I miei giorni più belli

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I miei giorni più belli – Trois souvenir de ma jeunesse ****

Inspiegabilmente rifiutato dal concorso ufficiale e riparato alla Quinzaine, il nuovo film di Arnaud Desplechin e’ il primo limpido capolavoro visto a Cannes 68.

Dopo il passo falso di Jimmy P. il regista di Roubaix torna a raccontare quello che meglio conosce: il conflitto identitario, le relazioni sentimentali, la sua citta’ di provincia, la scoperta dell’amore e il dolore della perdita.

Sentimenti universali, umanissimi e misteriosi, indagati con una felicita’ narrativa miracolosa, capace di reinventare il cinema ad ogni inquadratura, tra iris, split screen, musica rock e hip hop.

Paul Dedalus e’ un antropologo, che ha vissuto per molti anni nei paesi dell’ex Unione Sovietica.

Dopo un decennio decide di tornare a Parigi, ma all’aeroporto, i servizi segreti lo fermano perche’ qualcosa non quadra con il suo passaporto.

In una piccola stanzetta degli interrogatori, Paul rievoca tre ricordi del suo passato a Roubaix. Sono i trois souvenirs de ma jeunesse del titolo originale: il conflitto perenne con una madre depressa e il rifugio necessario da una zia anticonformista, il viaggio avventuroso nel quale aveva regalato la sua identita’ ad un ragazzo di Minsk nel corso di una gita scolastica, avvenuta ancora negli anni della Cortina di Ferro e infine il suo amore sconfinato per Esther.

Accanto agli amati studi di antropologia a Parigi c’e’ lei, Esther, una ragazza incredibile, bionda, attraente, perfettamente consapevole dell’effetto che fa agli uomini di tutte le eta’.

Paul la conquista con le sue parole: non ha molto altro da offrire se non la sua intelligenza. E’ orfano e spiantato, dorme sui divani dei compagni di universita’ o nelle camere degli ostelli della gioventu’. Vive una sorta di esilio permanente: ama Parigi, ma torna a Roubaix, parla le lingue, ma non l’indispensabile greco, frequenta l’universita’, ma solo grazie alla sua simpatia, che lo fa entrare nelle grazie di una professoressa di origini africane.

L’unica sua ancora con il mondo e’ l’amatissima Esther, con cui si scambia lettere quasi quotidiane. Siamo negli anni ’80: cellulari e internet erano ancora lontanissimi.

Paul Dedalus è un nome che viene da lontano: protagonista per James Joyce di “Ritratto dell’artista da giovane” e poi nel suo monumentale “Ulisse“, Dedalus è tuttavia anche l’alter ego di Desplechin, che lo racconta per la prima volta nel 1996 in Comment je me suis disputé…ma vie sexuelle, già interpretato da Mathieu Amalric. Paul torna ancora bambino anche in Racconto di Natale, nella grande casa di Roubaix della matriarca Catherine Deneuve.

A distanza di quasi vent’anni dalla sua prima apparizione, torna ancora, adulto e adolescente, in questo bellissimo I miei giorni più belli.

Ma non è esattamente lo stesso Paul: allora filosofo, ora antropologo, il suo è un personaggio che cambia nel tempo, che Desplechin plasma, proprio come faceva Truffaut con il suo Antoine Doinel.

Desplechin descrive la relazione di Paul e Esther, con una forza ed una vitalita’ che non si dimenticano, in una sorta di flusso di coscienza, che fa emergere ricordi e passioni lontane.

I due attori protagonisti, Quentin Dolmaire e Lou Roy-Lecollinet sono portentosi, anche grazie ad una sceneggiatura originalissima e a dialoghi capaci sempre di sorprendere e spiazzare.

Il racconto struggente di un amore lungo dieci anni e’ per Desplechin un modo di fare i conti con la formazione e l’identita’ del suo protagonista, capace di vivere letteralmente due vite, morire e resuscitare, attraversando la Storia, con la generosita’ dei forti.

La parola e’ sua alleata e con essa e’ capace di indagare la realta’. Ci sono tanti libri che attraversano il film, direttamente o nelle citazioni dei suoi protagonisti: “Le avventure di Gordon Pym” di Edgar Allan Poe, “Among School Children” di Yeats, “L’interpretazione dei sogni” di Freud, i libri di Margaret Mead e di Claude Lévi-Strauss.

Quanta magnifica poesia c’e’ nel film di Desplechin, quanta sincerita’ nel descrivere il piccolo mondo degli adolescenti di Roubaix, fra tradimenti e incomprensioni, famiglie assenti e necessita’ di prendersi sulle spalle responsabilita’ troppo grandi.

Tenero, generoso e appassionato come solo il primo amore puo’ essere davvero, I miei giorni più belli e’ una madeleine proustiana, che ci ricorda gli anni felici della nostra innocenza, la forza del desiderio e un amore perduto per sempre.

Imperdibile.

Trois Souvenirs 2

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