Abandonados: una docuserie spagnola che racconta un dramma familiare intenso e coinvolgente

Abandonados ***

Abandonados (Abbandonati), è una miniserie documentario di quattro episodi distribuita da Disney+, scritta da Anna Punsí e diretta dal giornalista catalano Carles Porta, che racconta una storia vera tanto sconcertante quanto profondamente umana. Come possono dei genitori abbandonare tre bambini di pochi anni in una stazione, senza documenti, senza informazioni, senza soldi?

Carles Porta è ideatore e conduttore della principale trasmissione investigativa della TV spagnola, Crims, il programma di true crime più seguito in Catalogna, un punto di riferimento del giornalismo investigativo. In realtà nel corso della sua trasmissione non si è mai trattato di questo caso che nel 1984 passò quasi inosservato, ma che, a distanza di 40 anni, ha suscitato grande interesse nell’opinione pubblica. Il coinvolgimento di Porta e della sua squadra di giornalisti investigativi nasce dal suggerimento del collega inglese Giles Tremlett (The Guardian) che, dopo aver dato visibilità alla ricerca dei tre fratelli, suggerì loro di contattarlo per avere il supporto di professionisti spagnoli del settore. Una scelta importante, che ha di fatto consentito la realizzazione di questo progetto.

La storia prende avvio il 22 aprile del 1984, quando tre bambini di 2, 4 e 6 anni vengono trovati abbandonati in una stazione ferroviaria della città di Barcellona. Elvira Moral, Ramón Moral e Ricard Moral non erano in grado di spiegare come si chiamassero, chi fossero i loro genitori, né perché si trovassero lì. Vennero adottati a distanza di qualche anno da due pedagoghi barcellonesi, che li crebbero con affetto e diedero loro stabilità emotiva. Dopo 40 anni, diventata a sua volta madre, Elvira coinvolge i suoi fratelli in un coraggioso viaggio alla ricerca dei loro genitori, della loro identità, della consapevolezza (o meno) di essere stati amati.

La serie accompagna la loro ricerca, passando per un’investigazione lunga e complessa cha ha coinvolto molte persone disposte ad aiutarli: giornalisti, investigatori indipendenti, genealogisti e semplici cittadini che, mossi dall’unicità del racconto, hanno dedicato tempo e risorse a setacciare archivi, seguire piste misconosciute, contattare esperti locali per cercare di ricomporre una storia che sembrava destinata all’oblio. Nel corso dei suoi quattro episodi, attraverso interviste, approfondimenti documentali e un approccio emotivo profondo, la serie unisce inchiesta giornalistica, ricostruzione storica e road movie, raccontando la ricerca dei tre fratelli con grande intensità emotiva. La forza della serie sta nell’equilibrio, non facile, tra indagine investigativa e sentimento drammatico: non è solo un caso da risolvere, ma un percorso di memoria, trauma e ricerca di sé. E’ forse questo aspetto che rende Abandonados diversa da molti prodotti di genere: nonostante l’infanzia, comunque felice, dei tre ragazzi, il trauma dell’abbandono ha segnato in modo significativo la loro vita. Un trauma rimosso, ma che Elvira intende dissotterrare per superarlo una volta per tutte. Se proprio questo trauma aveva unito i tre bambini, ora è il suo superamento a rinsaldare il rapporto degli adulti, rendendoli ancora una volta sostegno l’uno per l’altro, al di là delle differenze di carattere, temperamento e interessi.

Nello sviluppo dell’indagine non mancano i colpi di scena e una tensione crescente, anche se il finale, come era del resto presumibile, lascia ancora diversi quesiti senza risposta. Sarebbe però riduttivo caricare la risoluzione completa della vicenda di tutto l’interesse narrativo; vale invece davvero la pena, ricordarsi che quello che conta soprattutto per i fratelli Moral è il coraggio di affrontare un viaggio così rischioso. Un viaggio ricco non solo di scoperte, ma anche di incontri e di persone disponibili e generose, capaci di creare una rete di supporto e di sostegno di grande valore umano e di indubbie capacità investigative. Una delle caratteristiche dei nostri tempi è la diffusione nella società di professionalità ampie e stratificate, di competenze ‘dal basso’, create spesso in modo del tutto artigianale sulla base di interessi e motivazioni personali, che vanno oltre il possesso di un patentino, di una qualifica o di un titolo accademico. Così le competenze e la disponibilità dei tanti volontari che affollano il video con i loro racconti e le loro testimonianze riescono a dare l’idea di come la partecipazione di semplici cittadini, ampia e articolata, sia stata determinante per le scoperte compiute dai tre fratelli, quanto e forse anche maggiormente di quella dei professionisti del settore investigativo, siano essi agenti delle forze dell’ordine o giornalisti.

A livello tecnico il racconto unisce documenti audio-video d’archivio, ricostruzioni cinematografiche e interviste in un prodotto godibile, anche se dal ritmo espanso. Non c’è niente di nuovo rispetto alle altre serie di genere, ma la predominanza del dramma familiare e il trauma di fondo conferiscono una chiara identità che caratterizza Abandonados rispetto ai concorrenti. E’ la voce narrante di Elvira a guidarci, è lei il vero e proprio motore della ricerca e molto del successo della serie dipende dalla sua capacità di raccontare in modo semplice, naturale ed emotivamente coinvolgente.

La struttura, anche se dall’incedere lento, è peraltro orchestrata senza tempi morti, con l’obiettivo di farci procedere insieme ai tre fratelli, un passo alla volta, attraversando dubbi, frustrazioni e apparenti vicoli ciechi.

Il coinvolgimento emotivo è assicurato, ma se cercate adrenalina e ritmo serrato dovete rivolgervi altrove.

TITOLO ORIGINALE: ABANDONADOS

DURATA MEDIA DEGLI EPISODI: 40 minuti

NUMERO DEGLI EPISODI: 4

DISTRIBUZIONE STREAMING: Disney Plus

GENERE: Crime, Drama, Documentary

CONSIGLIATO: a quanti sono in cerca di emozioni drammatiche, raccontate in modo lieve ma intenso, senza sconti. La serie peraltro ha il pregio di mostrare quanto il sostegno e l’impegno dei singoli possano creare delle reti virtuose e cambiare lo status quo, anche in una missione apparentemente “impossibile” come quella di Elvira e dei suoi fratelli.

SCONSIGLIATO: a quanti cercano una serie investigativa con colpi di scena e adrenalina: qui le emozioni sono tutte di natura drammatica e psicologica.

VISIONI PARALLELE: restando in tema di ricerca di identità e di drammi familiari, con una prospettiva però decisamente più crime e con un ritmo molto più intenso, può essere consigliabile The Sinner (Netflix), produzione antologica in 4 stagioni (2017-2021).

UN’IMMAGINE: i tre fratelli che giocano con le loro stesse foto da bambini, riproducendole a distanza di oltre 40 anni, sembra rappresentare in modo chiaro l’accettazione del proprio passato e al contempo il superamento del trauma, a prescindere dalla risoluzione del mistero del loro abbandono.

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