Venezia 2026. Place To Be

Place To Be *1/2

Dopo i cani randagi di White God, l’ungherese Mundruczó questa volta utilizza un piccione come innesco narrativo.

L’anziana Brooke Graham, che i figli vorrebbero mettere in una casa di riposo, riceve due volte la visita di un piccione bianco, che non sembra voler lasciare il suo appartamento a Chicago.

Grazie al 911 e auna fascetta sulla zampa del volatile, Brooke scopre che il proprietario vive a Brooklyn.

Compra una gabbia e decide così di prendere un treno per riportare “Intruder” a casa. Sulla carrozza conosce un agente immobiliare spiantato e con un problematico divorzio in corso. I due si troveranno imprevedibilmente a far coppia, fino al New Jersey dove si è trasferito il proprietario di “Intruder”.

Rispetto ai lavori precedenti di Mundruczó, Place To Be appare come un esercizio di modestia, al  servizio dei suoi interpreti, in particolare Ellen Burstyn, che qui si prende tutto lo spazio possibile.

Il film è un road movie minimo e senza pretese, che ripete continuamente cliché narrativi abusati e consunti, senza alcun guizzo e senza mai una sola idea originale. Una volta avrebbe forse trovato il suo pubblico maturo nelle domeniche pomeriggio autunnali, oggi probabilmente è destinato rapidamente a sparire su piattaforma.

L’unica cosa pregevole è l’interpretazione di Ellen Burstyn, ma difficilmente chi ha lavorato a L’esorcista e Alice non abita più qui, L’ultimo spettacolo e Il re dei giardini di Marvin, sarà ricordata per questo senile Place to Be.

Il lavoro di Burstyn è ancora più pregevole perchè il regista le ha affiancato il disastroso Taika Waititi, detestabile come attore anche più di quanto non sia come regista.

Sempre scritto dalla moglie Kata Weber, è il secondo film di Mundruczó del 2026, dopo At the Sea, presentato alla Berlinale a febbraio e rimasto ancora inedito.

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