Cannes 2014. White God – Sinfonia per Hagen

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White God – Sinfonia per Hagen **1/2

L’ungherese Kornel Mundruczo, allievo di Bela Tarr, che ha prodotto il suo primo film, il musical Johanna – una versione di Giovanna d’Arco, ambientata in un ospedale – già in concorso ad Un certain regard nel 2006, torna sulla Croisette a quattro anni di distanza da Tender Son – The Frankenstein Project, con il curioso e apocalittico White God.

Nel film si ipotizza che una nuova legge abbia imposto una tassa particolarmente gravosa sui proprietari di cani non di razza.

Chi non ha la possibilità di pagare ha due sole alternative, abbandonare il proprio animale per strada o consegnarlo ad un canile.

Lili, 13 anni e due genitori separati, ha un solo vero amico, il suo cane Hagen. Quando è costretta a trasferirsi dal padre, per un periodo, i vicini di casa denunciano la presenza del bastardino alle autorità.

Il padre, un professore costretto a lavorare in un mattatoio, dove certifica la salute degli animali macellati e posti in commercio, non può pagare la tassa e si decide ad abbandonare Hagen, tra le lacrime di Lili.

Inizia quindi una lunga odissea che vedrà il bastardino passare di padrone in padrone, venduto quindi ad uno squallido allenatore di cani da combattimento.

Hagen riuscirà a fuggire anche da lì, ma dopo essersi unito ad un gruppo di cani di strada, sarà catturato e spedito in un canile.

La vendetta contro gli umani sarà crudele: solo Lili può evitare la catastrofe.

Il racconto di Mondruczo funziona alla perfezione come favola moderna di alienazione e rivolta. Ma è naturalmente anche una metafora della condizione degli esclusi, dei reietti, dei meticci della nostra società, braccati e resi feroci da un sistema in cui la solidarietà e la tolleranza sono merce rarissima.

Il film ha squarci di grande potenza visiva. Il prologo con la bicicletta di Lili, che percorre la città deserta, inseguita da centinaia di cani è un’immagine che non si dimentica. E che ritorna nel finale.

Nel film scorre evidente una violenza sotterranea che è sempre pronta ad esplodere, non solo tra uomini e animali, ma anche tra simili, come dimostra il rapporto contrastato tra Lili ed il padre.

Il racconto di Mundruczo è ambizioso e al tempo stesso assolutamente implacabile nella sua progressione narrativa.

Particolarmente espressiva la giovanissima Zsofia Psotta, ma i veri protagonisti sono Luke a Body i due cani che hanno prestato il loro volto ad  Hagen.

Uno dei film più originali di Un certain regard.

Una favola surreale e angosciante.

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