Venezia 2026. Un peu avant minuit

Un peu avant minuit **1/2

All’inizio del nuovo secolo due studenti di economia e un piccolo gruppo di giovani intellettuali fonda un giornale che ha vita breve, ma gloriosa.

In una Parigi odierna attraversata da tensioni sociali fortissime, contestazioni e sommosse che il Presidente decide di reprimere applicando l’art. 16 della Costituzione che gli conferisce speciali poteri di polizia, si muove uno dei ragazzi che costituiva la ‘orda’ del giornale.

Léo Saragossi ha lasciato la scrittura e Parigi, insegna all’università e vive in provincia a Nancy con una musicista con cui non ha più nulla da condividere. In attesa di raggiungere Ferrara per gestire con una sorella che non ha mai visto l’eredità paterna, è nella capitale francese per qualche giorno.

Incontra la figlia Emma, impegnata nei movimenti radicali, che gli confessa di non credere all’amore, strumento di oggettivizzazione della donna quindi riallaccia i contatti con gli amici del giornale, cercando al contempo un bilancio sentimentale ed esistenziale, che le donne della sua vita rendono ancora più frustrante.

La moglie avvocata di un vecchio amico smonta la narrazione nostalgica di quella redazione, fatta in realtà di maschi alfa predatori, che nessuno spazio lasciavano alle donne e che approfittavano delle stagiste senza alcuna remora.

Una stagista, diventata ora deputata socialista, accetta di rivedere Léo con cui aveva avuto una brevissima relazione, ma non accoglie le sue scuse tardive, considerando quella parentesi ormai passata.

Il protagonista si mette così sulle tracce di Tina, la “musa della relazione”, forse il suo più grande rimpianto.

La ritroverà sul set della serie che l’amico Francois sta girando proprio sulla storia del loro giornale. Lavora come costumista, ma l’incontro tanto immaginato e rimandato non avrà nulla di romantico. Tina invece gli racconterà di un manga che sta leggendo, per fargli capire che non è mai troppo tardi per sistemare le cose.

La trasferta italiana è l’ultima tappa del film. Nella grande casa paterna, la sorella ha trovato le poche lettere scritte dalla madre di Léo a suo padre.

La ronde sentimentale di Pariser non ha più nulla di tradizionalmente romantico.

I frammenti del nuovo discorso amoroso sono quelli di una sensibilità femminile consapevole e condivisa che attraversa le generazioni e unisce chi potrebbe apparire lontano.

Il regista ha rivelato che da diversi anni desiderava scrivere una storia d’amore tra quaranta-cinquantenni, ma non riusciva a trovare la giusta chiave narrativa: “Mi chiedevo se fosse ancora possibile concepire una storia d’amore innocente, se un racconto del genere fosse ancora credibile nell’epoca del #MeToo, ora che siamo entrati in una fase di demistificazione del desiderio e delle fasi iniziali dell’incontro amoroso”.

Le donne che Léo incontra continuano a mettere in discussione non solo le sue malinconie attuali, ma anche i suoi comportamenti del passato.

La scusa di un contesto e di una cultura diversa non stanno più in piedi e ciascuno è chiamato a fare i conti con quello che è stato e con quello che non può più essere.

Il film di Pariser è una radiografia del dibattito contemporaneo che il protagonista cinquantenne si trova a dover affrontare ad ogni nuovo incontro, per cercare di trovare una via d’uscita a una crisi personale che voleva crogiolarsi nel ricordo e che invece è costretta a metterlo severamente in discussione.

Uno dei ragazzi della “orda” è sotto accusa per aver violentato 5 donne e averne molestate altre 10 proprio in quegli anni. Léo è spinto così a mettere in discussione i suoi comportamenti di un tempo. La risposta che ottiene dalle donne che interroga è meno netta di quanto avrebbe immaginato.

Il film mette il dito in una delle ferite aperte della nostra società, mostrando allo stesso tempo quanto il discorso pubblico sia più ricco e articolato in Francia, rispetto al nostro Paese.

Rispetto al bellissimo e secco Alice e il sindaco, lo fa tuttavia con un po’ troppa programmaticità, non solo nei dialoghi, ma anche nella scelta dei personaggi e delle storie.

Alla fine la confusione del protagonista resta ancora più grande. La sua immaturità sentimentale non trova soluzioni. Il finale è sospeso, mentre il mondo precipita verso l’inquietudine che sembra travolgere ogni discorso privato.

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