Oscar: CODA – I segni del cuore miglior film dell’anno, Will Smith e Jessica Chastain migliori attori

E’ CODA – I segni del cuore il film dell’anno distribuito da Apple Tv+. Il remake americano de La famiglia Bélier si è aggiudicato i tre premi a cui era candidato.

Si tratta del secondo film per Sian Heder, che pure ha diretto un paio di puntate di Glow e Orange Is the New Black. E’ il ritorno del patetico e della lacrima, che tanto hanno funzionato agli Oscar in passato.

Racconto di formazione politicamente corretto, prevedibile e un po’ ricattatorio, capace almeno di dare voce ad un microcosmo troppo spesso avvolto nel silenzio.

Verosimilmente strapperà a Green Book, il primato non invidiabile del peggior vincitore del decennio.

Paolo Mereghetti nel suo fondo per il Corriere si spinge un passo oltre, indicandola come la peggior edizione a sua memoria. E di Coda scrive che è uno “stracco remake, premiato in nome di un’idea di correttezza e inclusione che si può solo spiegare con i sensi di colpa accumulati nei decenni dalla comunità cinematografica americana”.

E ancora: “nessuno dei votanti dell’Academy ha visto il film di Eric Lartigau del 2014 (già di suo non indimenticabile) altrimenti non avrebbero assegnato a Sian Heder il premio per una sceneggiatura che non solo non è originale ma sembra praticamente un ricalco… quello di miglior film in assoluto grida davvero vendetta, visto che ha battuto opere straordinarie come Licorice Pizza o Il potere del cane o Drive My Car”.

Più in generale secondo Mereghetti “se una volta Hollywood premiava quello che considerava il meglio per il suo standard di spettacolo (scontentando magari i più raffinati europei) adesso vince solo chi accumula buoni propositi inclusivi e politicamente corretti[…] Stupisce anche che, questa volta, le previsioni della vigilia si siano puntualmente avverate, come se tutto o quasi fosse già stato deciso”.

Jane Campion è la migliore regista dell’anno per Il potere del cane, ma Netflix è la vera sconfitta di questi Oscar, raccogliendo questo premio, in tutta la serata.

Per la sesta volta in dieci anni il premio al miglior film e quello alla migliore regia sono andati a due film diversi. Lo split è sempre più comune, lasciando però entrambi i premi un po’ monchi.

A guardare gli esiti dei tre maggiori festival internazionali e gli Oscar sono state canonizzate solo registe donna: dopo decenni di marginalità, l’eccesso opposto.

La cerimonia è stata stucchevole e conservatrice in modo smaccato, con tutti i numeri musicali, con una serie di tributi a film del passato e con il ritorno dei presentatori, anzi delle presentatrici: ma in tre non sono riuscite a tirar fuori una battuta degna di Billy Crystal o di Ricky Gervais, anche se Amy Schumer ci ha almeno provato.

L’unica vera novità ereditata dalla scorsa stagione è stato sostituire le preme file di poltrone con dei divanetti in cui si sono accomodati i candidati principali, con quell’idea un po’ informale che fa tanto Golden Globes.

Poca, pochissima solidarietà nei discorsi dei vincitori con l’Ucraina invasa. Solo Francis Coppola aveva una spilla sul bavero, come Benedict Cumberbatch.

Will Smith ha ritirato il premio di miglior attore in lacrime, con un discorso dai toni quasi messianici, non prima di aver colpito platealmente in faccia Chris Rock, che aveva scherzato sull’alopecia di sua moglie Jada Pinkett: pare non sia stata una gag da copione. Ma ne sapremo di più nelle prossime ore.

Qualora fosse così, rimarrà come uno dei momenti più scandalosi e francamente disgustosi, di un personaggio che vuole proporsi con toni ecumenici, probabilmente lontani dalla realtà.

Jessica Chastain ha vinto per la migliore attrice, per uno dei ruoli peggiori della sua non lunghissima carriera, cominciata sostanzialmente con The Tree of Life.

Kenneth Branagh ha vinto il suo primo Oscar dopo otto precedenti nominations, grazie alla sceneggiatura originale di Belfast.

Drive My Car come da pronostico si è imposto tra i migliori film internazionali, il bellissimo Summer of Soul tra i documentari mentre, senza fantasia e coraggio, Encanto ha vinto per la migliore animazione.

Sei premi per Dune di Denis Villeneuve, che conquista quasi tutte le candidature tecniche, da fotografia e montaggio a scenografia e colonna sonora, un po’ come era accaduto a Mad Max: Fury Road, qualche anno fa.

La serata si è aperta con le sorelle Williams che hanno annunciato il primo numero musicale di Beyoncé direttamente live dal loro campetto di Compton.

Poi il tradizionale numero di stand-up con le tre presentatrici Amy Schumer, Regina Hall e Wanda Sykes, che non sono state troppo tenere con i candidati.

Il primo premio, come accade quasi sempre è stato assegnato alla migliore attrice non protagonista, che Ariana De Bose ha conquistato per West Side Story di Spielberg.

Miglior attore non protagonista al sordomuto Troy Kotsur di CODA, in uno dei momenti più emozionanti della serata.

Niente gloria invece per i tre italiani candidati.

I due premi votati dal pubblico via Twitter – la scena più adrenalinica e il film più popolare – sono andati entrambi a Zack Snyder, la prima per l’accelerazione di Flash in Justice League e il secondo per Army of the Dead, entrambi relegati ad un montaggio pre-pubblicità, senza grande spazio…

Nella serata omaggi a Pulp Fiction, ai trent’anni di Chi non salta bianco é? ai sessanta di James Bond e ai cinquanta del Padrino e di Cabaret, con Liza Minnelli in carrozzina che ha consegnato l’ultimo premio assieme a Lady Gaga.

Questi sono i vincitori e i link alle nostre recensioni.

Miglior film: CODA – I segni del cuore
Miglior regia: Jane Campion (Il potere del cane)
Miglior attore: Will Smith (King Richard)
Migliore attrice: Jessica Chastain (Gli occhi di Tammy Faye)
Miglior attore non protagonista: Troy Kotsur (CODA)
Miglior attrice non protagonista: Ariana DeBose (West Side Story)
Migliore sceneggiatura originale: Belfast (Kenneth Branagh)
Migliore sceneggiatura non originale: CODA (Sian Heder)
Miglior film internazionale: Drive My Car (Japan) di Hamaguchi Ryusuke
Miglior film d’animazione: Encanto di Byron Howard e Jared Bush
Migliore fotografia: Dune (Greig Fraser)
Miglior montaggio: Dune (Joe Walker)
Migliore scenografia: Dune (Zsuzsanna Sipos & Patrice Vermette)
Migliori costumi: Crudelia (Jenny Beavan)
Migliore colonna sonora: Dune (Hans Zimmer)
Migliore canzone: No Time To Die (musiche di Billie Eilish; testo di Billie Eilish e Finneas O’Connell)
Migliore sonoro: Dune (Mac Ruth, Mark Mangini, Theo Green, Doug Hemphill, Ron Bartlett)
Migliori effetti speciali visivi: Dune (Paul Lambert, Tristen Myles, Brian Connor, Gerd Nefzer)
Miglior make up: Gli occhi di Tammy Faye (Linda Dowds, Stephanie Ingram e Justin Raleigh)
Miglior documentario: Summer of Soul di Questlove, Joseph Patel, Robert Fyvolent e David Dinerstein
Miglior cortometraggio documentario: The Queen of Basketball di Ben Proudfoot
Miglior cortometraggio: The Long Goodbye di Aneil Karia e Riz Ahmed
Miglior cortometraggio d’animazione: The Windshield Wiper di Alberto Mielgo e Leo Sanchez

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