CODA – I segni del cuore

CODA – I segni del cuore **

Remake americano del francese La famiglia Bélier (2014), CODA, che sta per Child Of Deaf Adults, ha sbancato il Sundance a febbraio conquistando il Grand Jury Prize, l’Audience Award, lo Special Jury Ensemble Cast Award e il premio per la migliore regia.

La regista Sian Heder ha scritto l’adattamento americano e l’ha diretto con un cast rispettoso delle disabilità uditive dei personaggi, a differenza dell’originale.

Ma CODA è un telefonatissimo coming of age movie, che ruota attorno alle scelte di Ruby Rossi, figlia adolescente di una famiglia di pescatori, affetti da disabilità uditiva.

Appassionata di musica e canto, almeno quanto del compagno di corso, Miles, Ruby si trova divisa tra le necessità della sua famiglia – a cui serve sulla barca, qualcuno che senta e possa tradurre il loro linguaggio dei segni – e il desiderio di ottenere una borsa di studio per il Berklee College, a cui anche Miles spera di andare dopo le superiori.

Come da manuale, le due esigenze finiranno per mettere in difficoltà Ruby, che la madre egoisticamente non vuole lasciar andare via. Il suo professore di musica invece pretende da lei determinazione e puntualità che non sempre la ragazza riesce a mantenere, quando le esigenze familiari la pongono di fronte a scelte difficili.

Inutile dire che tutto finirà bene, con Miles e Ruby che si innamorano per davvero e con i parenti sordi e straniti al saggio di musica, mentre la loro attività di distribuzione fiorisce.

Non diremo di più, ma il resto lo potete immaginare, perchè la dose di zucchero in questo film è decisamente sopra il livello di guardia e nonostante la scelta impeccabile del casting, i cliché di genere sono talmente risaputi e costantemente confermati che dopo un po’ anche la simpatica Emilia Jones finisce per annoiare.

Non c’è mai alcun vero conflitto, che non venga risolto in trenta secondi, tutto è semplificato, ogni asprezza smussata. Il mondo delle favole in cui vive Ruby finisce così per sterilizzare anche l’unico spunto efficace del film, ovvero il contesto familiare in cui è cresciuta, che il film usa in modo strumentale per aggiungere un elemento di originalità e stranezza in un film risaputo in ogni sua svolta.

CODA non ha neppure alcuna qualità di regia, la messa in scena è di puro servizio e sostanzialmente televisiva, la fotografia di Paula Huidobro è degna di Duccio Patané.

Apple Tv+ pare l’abbia comprato al Sundance per 25 milioni di dollari, il giorno dopo la prima.

Inerte.

Premio Oscar per il miglior film dell’anno per il miglior attore non protagonista Troy Kotsur e per la migliore sceneggiatura.

 

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