Summer of Soul

Summer of Soul (…Or, When the Revolution Could Not Be Televised) ***

Nell’estate del 1969 a 160 km da Woodstock, in Harlem, al Mount Morris Park per sei settimane l’Harlem Cultural Festival, voluto dall’organizzatore Tony Lawrence e dal sindaco John V.Lidsay, disegna un panorama musicale del tutto nuovo e originale.

La musica nera e latina, in tutte le sue declinazioni, dal funk di Steve Wonder, al blues di B.B. King, dal pop dei 5th Dimension all’R’n’B della Motown di David Ruffin dei Temptations, dal soul di Sly and the Family Stone, Gladys Knight e The Chambers Brothers alle percussioni e ai ritmi caribici di Mongo Santamaria e Ray Barretto fino al gospel di Mahalia Jackson e Mavis Staples e al jazz dell’eterna Nina Simone.

Sei settimane di musica e di condivisione di un immaginario politico e sociale nuovo, che parte dai costumi e dalla moda di quell’estate di amore fraterno, passando per la nuova consapevolezza civile di molti artisti, per l’allunaggio del 20 luglio e arrivando al ricordo commosso dei martiri della battaglia dei diritti, Martin Luther King, Bobby Kennedy , Malcolm X, a cui il reverendo Jesse Jackson rende omaggio con la sua retorica trascinante e con Precious Lord, la canzone preferita di MLK.

Nelle immagini di Summer of Soul un’intera stagione ritorna a vivere da una prospettiva diversa. Non è la California degli hippie o la Woodstock del rock al centro della scena, ma l’Harlem nera e ispanica, in tutta la sua radicalità.

Ahmir Thompson, più noto con il nome d’arte di Questlove, produttore musicale, dj e batterista dei Roots, ha compiuto un piccolo miracolo riportando alla luce immagini rimaste inedite per oltre cinquant’anni.

Tony Lawrence infatti aveva voluto che il suo festival fosse ripreso in videotape e si era rivolto al produttore televisivo Hal Tulchin, il quale aveva registrato circa 40 ore di musica: ad eccezione di un paio di speciali di ABC e CBS andati in onda a luglio e settembre 1969 nessuno aveva voluto acquistarle, per dargli una forma compiuta o trarne un disco.

I nastri erano rimasti invece in uno scantinato, fino a quando un archivista li ha scoperti quasi vent’anni fa, cercando di trovare un modo per rendergli giustizia. Le resistenze di Tulchin sono state superate solo dopo la sua morte, mentre la profonda sensibilità musicale e politica di Questlove sono state essenziali per costruire un documentario capace di trascendere l’elemento puramente performativo e di testimoniare invece il lascito ideologico e personale di quella stagione.

Summer of Soul, anche attraverso le testimonianze di alcuni dei musicisti e degli spettatori, raccolte cinquant’anni dopo, assume la dimensione di una memoria negata, un segno infranto: ennesima testimonianza di come la storia delle minoranze negli Stati Uniti sia stata sistematicamente occultata e sminuita, pur nelle sue manifestazioni più eclatanti e significative.

Il lavoro di Questlove ci appare per questo motivo non solo travolgente ed emozionante dal punto di vista musicale, ma prezioso e necessario ancora oggi, in un Paese che continua a rimanere diviso e non pacificato, desideroso di espiare le proprie colpe o di perpetuarne l’affronto, incapace di godere davvero la ricchezza di una cultura meticcia, eterogenea, proteiforme, capace di fondere influenze e suggestioni differenti, in quel crogiolo chiamato America.

Grand Jury Prize e Audience Award al Sundance, acquistato dalla Disney per una somma record, Summer of Soul è candidato agli Oscar nella sezione dei documentari.

In Italia solo su Disney+.

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