Oscar: il trionfo di Parasite consacra un maestro. Joaquin Phoenix miglior attore per Joker

In un anno ricco di polemiche sull’inclusività dell’industria del cinema e sulla necessità di fornire a tutti pari opportunità di accesso e considerazione ad ogni livello, bisognava fare qualcosa che desse il segno di un cambiamento possibile.

I premi assegnati finora, i Golden Globes, i Critics Choice, i premi delle associazioni di categoria e i BAFTA inglesi sembrano porsi in continuità con una tradizione un po’ stantia.

E’ toccato così all’associazione più antica e prestigiosa, gli oltre novemila membri dell’Academy, fare la storia, con i 4 premi Oscar più importanti – miglior film, la migliore regia, la migliore sceneggiatura e il miglior film internazionale – assegnati a Parasite di Bong Joon ho.

E’ la prima volta in novantadue edizioni che un film non in lingua inglese vince il premio di miglior film dell’anno. In una serata imprevedibile, il ‘giovane cinquantenne’ Bong Joon Ho, a lungo sconosciuto in occidente, trova la sua consacrazione a maestro e, nello stesso anno, compie l’impresa di vincere la Palma d’Oro e gli Oscar.

Intelligentemente la Academy Two ha rilanciato il film nelle sale italiane, distribuendo finalmente anche il suo primo capolavoro Memorie di un assassino, che uscirà per la prima volta a cinema a distanza di 17 anni dalla sua realizzazione.

Ricevendo incredulo il premio per la migliore regia, Bong ha citato una frase di Martin Scorsese, “più si è personali, più si è creativi“, a cui è seguita una standing ovation del Dolby Thatre al maestro newyorkese, e ha ringraziato Tarantino che lo aveva sostenuto negli Stati Uniti, quando nessuno conosceva i suoi film.

Negli ultimi dieci un solo regista americano ha vinto l’Oscar, Damien Chazelle nel 2016 per La La Land. Sono stati premiati un inglese/australiano, Tom Hooper, un francese, Michel Hazanavicious, un taiwanese, Ang Lee, cinque volte un messicano, due volte Cuaron, due volte Inarritu e Del Toro, ed ora un coreano.

Un record impensabile solo dieci anni fa. E se alcuni di questi l’hanno vinto con film prodotti o distribuiti da società americane, Bong invece l’ha fatto con un film interamente realizzato in Corea del Sud.

Succede di rado, ma questa volta gli Oscar premiano davvero uno dei migliori film della stagione.

Grande sconfitto, il favorito della vigilia, 1917 di Sam Mendes, che aveva infilato praticamente tutti i premi dell’anno dai Golden Globes ai BAFTA e che torna a casa con tre premi tecnici alla fotografia di Roger Deakins, al missaggio sonoro e agli effetti speciali. Il film è mediocre, giusto così.

Come accaduto sovente, nell’ultimo decennio, sono stati Oscar abbastanza ecumenici nella distribuzione dei premi: due riconoscimenti a C’era una volta a… Hollywood (scenografia e miglior attore non protagonista), due a Le Mans ’66 (montaggio e sonoro), due a Joker (miglior attore e colonna sonora).

Male anche Netflix, che Hollywood guarda ancora con molto sospetto. Un solo premio a Storia di un matrimonio per Laura Dern, un altro per il miglior documentario, American Factory. Tutto qui, nonostante il record di candidature, nessun premio a The Irishman di Scorsese.

Bernie Taupin e Elton John hanno ritirato assieme il premio alla miglior canzone originale, mentre a Taika Waititi è andato il premio per il miglior adattamento, per Jojo Rabbit, con grande, grande generosità.

Roger Deakins vince il suo secondo Oscar a distanza di due anni da quello per Blade Runner 2049, che aveva interrotto una serie di 13 precedenti candidature, tutte perdenti.

Hildur Gudnadottir, la violoncellista islandese, ha chiuso il suo anno magico conquistando l’Oscar per la colonna sonora di Joker, dopo aver vinto, nei mesi scorsi, anche il Golden Globe per lo stesso film e l’Emmy e il Grammy per il suo lavoro in Chernobyl. Se non è un record, poco ci manca.

Anche Brad Pitt ha vinto il suo secondo Oscar, ma il precedente era stato come produttore di 12 anni schiavo.

La cerimonia, senza conduttore, è stata molto veloce, impeccabile come non mai nella gestione dei tempi e del ritmo, piena di musica e con il giusto spazio lasciato ai discorsi dei vincitori, che si sono gestiti con intelligenza, ma hanno evitato di sentirsi sopraffatti dall’orchestra, che cominciava a suonare per invitarli ad abbandonare il proscenio: una delle peggiori abitudini degli Academy Awards sembra essere giustamente andata in pensione.

Bellissimo il numero musicale iniziale di Janelle Monae e Billy Porter, che ha coinvolto non solo i film candidati, ma anche quelli snobbati, a cominciare da Un amico straordinario, dedicato a Mr. Rogers, paladino della tv pedagogica per bambini, per passare da Queen & Slim e Midsommar.

Subito dopo sono saliti sul palco due host del passato, Steve Martin e Chris Rock, per mettere un po’ di pepe sulla serata, riuscendoci fino ad un certo punto.

L’unico discorso politico è stato quello di Joaquin Phoenix, dalla parte dei diritti e della sostenibilità ambientale del nostro modello di sviluppo e chiuso con le parole del fratello River, scomparso prematuramente nel 1993: “corri in soccorso di qualcuno con amore e troverai la pace“.

Ma anche Brad Pitt, scherzando, ha detto: “Ho solo 45 secondi, 45 secondi in più rispetto a quelli che il Senato ha dato a John Bolton” ovvero l’ex ministro, uno degli accusatori del Presidente Trump nella procedura d’impeachment, chiusa in un lampo alla Camera Alta.

Il resto è volato via con grande eleganza e concluso, dopo il premio a Bong per il miglior regista, con una versione di Yesterday cantata da Billie Elish con una grazia encomiabile ad accompagnare il montaggio In memoriam, dedicato a coloro che sono scomparsi nel corso dell’anno: da Kobe Bryant a Kirk Douglas, passando anche per i nostri Piero Tosi e Franco Zeffirelli.

Di seguito tutti i vincitori e i link alle nostre recensioni.

Miglior Film: Parasite
Miglior Regia: Bong Joon Ho (Parasite)
Miglior attore: Joaquin Phoenix, (Joker)
Migliore attrice: Renée Zellweger, (Judy)
Miglior attore non protagonista: Brad Pitt (C’era una volta a… Hollywood)
Miglior attrice non protagonista: Laura Dern (Storia di un matrimonio)
Migliore sceneggiatura originale: Bong Joon Ho & Jin Won Han (Parasite)
Migliore sceneggiatura non originale: Taika Waititi (Jojo Rabbit)
Miglior film internazionale: Parasite
Miglior film d’animazione: Toy Story 4
Migliore fotografia: 1917 (Roger Deakins)
Miglior montaggio: Le Mans ’66 – La grande sfida (Andrew Buckland & Michael McCusker)
Migliore scenografia: C’era una volta a… Hollywood (Barbara Ling and Nancy Haigh)
Migliori costumi: Piccole donne (Jacqueline Durran)
Migliore colonna sonora: Joker (Hildur Guðnadóttir)
Migliore canzone: “(I’m Gonna) Love Me Again” (Rocketman) — Elton John & Bernie Taupin
Migliore montaggio sonoro: Le Mans ’66 – La grande sfida (Don Sylvester)
Miglior missaggio sonoro: 1917 (Mark Taylor, Stuart Wilson)
Migliori effetti speciali visivi: 1917 (Guillaume Rocheron, Greg Butler, Dominic Tuohy)
Miglior make up: Bombshell (Kazu Hiro, Anne Morgan, Vivian Baker)
Miglior documentario: American Factory
Miglior cortometraggio documentario: Learning to Skateboard in a Warzone (If You’re a Girl)
Miglior cortometraggio: The Neighbors’ Window
Miglior cortometraggio d’animazione: Hair Love

Alcuni degli speech dei vincitori.

Qui tutta le cerimonia condensata in 90 minuti, senza i numeri musicali:

Jane Fonda consegna il premio del miglior film:

Spike Lee, vestito di gialloviola con il n. 24 in onore di Kobe Bryant cucito sui revers, incorona Bong Joon Ho miglior regista:

Joaquin Phoenix nell’unico discorso politico della serata:

Gal Gadot, Sigourney Waver e Brie Larson premiano Elton John e Bernie Taupin:

Il primo Oscar della serata va Brad Pitt:

Laura Dern ringrazia i suoi genitori: Diane Ladd e Bruce Dern, due grandi attori…

Hildur Gudnadottir, la giovane violoncellista islandese, collaboratrice del compianto Jóhann Jóhannsson, vince per la migliore colonna sonora ed è solo la seconda donna a riuscirci, dopo Rachel Portman per Emma, nel 1996:

Parasite vince il premio per il miglior film internazionale:

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