Memorie di un assassino

Memorie di un assassino ****

Il successo anche italiano di Parasite, ha spinto Academy Two a portare in sala, per la prima volta, il secondo film di Bong Joon Ho, quel Memories of murder che nel 2003 lo rivelò come uno dei maggiori registi coreani. Il film, premiato a San Sebastian e Tokyo, vinse il premio del pubblico al Torino Film Festival, ma rimase inedito nel nostro paese, uscendo direttamente in homevideo nel 2007.

Ispirato ai delitti che tra il 1986 e il 1991 insanguinarono la cittadina rurale di Hwaseong, il film di Bong non è solo un amarissimo e tragicomico poliziesco, ma supera i confini di genere e ci restituisce il ritratto di un paese intero, travolto da una violenza inarrestabile, alle prese con i limiti della sua democrazia imperfetta, della sua giustizia incerta, con la stampa famelica e complice e la polizia che tra superstizione, violenza e intuito non è neppure in grado di proteggere la scena del delitto o di fare un test del DNA.

Il film comincia il 23 ottobre 1986, quando in un campo di riso, in pieno sole, dei bambini ritrovano il cadavere legato di una donna, coperto di formiche, abbandonato in un canale di scolo. L’ispettore locale Park Doo-man cerca di isolare la scena, ma i bambini giocano con gli indumenti della donna dispersi nel campo.

Le sue indagini sono del tutto empiriche: convinto di avere occhi da indovino, Park si fida del suo istinto. Finisce per arrestare Kwang Ho, un ragazzo ritardato che i vicini raccontano come ossessionato dalla ragazza uccisa. Assieme al suo collega Cho Yong-koo cercando di far confessare il ragazzo, persino attraverso una messa in scena del delitto che si rivela un disastro.

Nel frattempo da Seul è arrivato un detective esperto, Seo Tae-yoon, che non condivide i metodi e le torture dei due investigatori locali.

Nel frattempo le vittime aumentano: gli omicidi avvengono quasi sempre nei giorni di pioggia e dopo che la radio locale ha trasmesso una vecchia canzone, Sad Letter. Il killer usa sempre lo stesso metodo, lega le vittime, dopo averle assalite, le stupra prima di strangolarle con le loro stesse calze e copre il volto delle ragazze con le loro mutandine.

Le false piste, gli arresti, gli indizi apparentemente più solidi restano inconclusivi, mentre l’acqua lava via le impronte e la scia di sangue non sembra arrestarsi, trascinando con sè le vite dei tre detective, oltre a quella di vittime e testimoni.

Bong non ha paura di mostrare il fallimento dei suoi protagonisti: che siano detective di strada e di provincia, burocrati che hanno fatto carriera o uomini di città che hanno lavorato nella capitale, per tutti la ricerca del primo serial killer della storia coreana si trasformerà in un’ossessione bruciante e senza pace, spingendoli sino a superare i propri limiti e i propri pregiudizi.

Il film è impietoso con i metodi polizieschi, con l’inerzia governativa, con la complicità pelosa della stampa, con l’arretratezza culturale e non solo economica del suo paese, ancora maschilista e repressivo.

Memories of murder racconta lo scacco della giustizia, figlia di uomini che possono sbagliare, per insipienza, per ignoranza, per superficialità. O anche solo semplicemente perchè il destino si è preso gioco di loro, dei loro sforzi, della loro determinazione.

Mentre i cadaveri si susseguono senza sosta, i tre protagonisti si ritrovano impotenti e sconfitti di fronte alla presenza incomprensibile del Male.

Come spesso accade nei film di Bong, il registro alterna sapientemente commedia umana, farsa grottesca e dramma poliziesco, grazie anche ad un controllo formale già formidabile allora e ancora affinato nel corso degli anni.

Song Kang ho, alter ego di Bong sino a Parasite, interpreta l’ispettore Park, arruffone, ignorante, generoso, eppure animato da una volontà instancabile. Kim Sang-kyung è il suo doppio, l’ispettore Seo, taciturno e pensieroso, che finisce per perdere tutte le sue certezze, di fronte al fallimento dell’indagine.

Memorabile il confronto finale a tre, di fronte ad un tunnel ferroviario e la coda, ambientata nel 2003, con l’ispettore Park che ha ormai abbandonato la polizia da diversi anni, ma non può fare a meno di rinnovare la sua ossessione, tornando una mattina assolata nello stesso campo, dove aveva rinvenuto la prima vittima.

La verità rimane irraggiungibile, il tempo è passato invano. Tutto quello che resta è il ricordo, che illumina gli occhi del protagonista, incapace di accettare l’inafferrabilità del mistero.

In sala dal 13 febbraio 2020.

La cronaca di questi mesi si è incaricata di scrivere un finale diverso al capolavoro di Bong, perchè nel settembre del 2019 la polizia coreana ha finalmente comunicato di aver identificato l’assassino di Hwaseong, proprio grazie al DNA. Lee Choon-jae, già in carcere dal 1994, per aver stuprato e ucciso la sorella della ex moglie, ha confessato i dieci omicidi irrisolti e altri cinque che non erano mai stati attribuiti al suo profilo, oltre a un numero incredibile di altre violenze sessuali.  Le indagini sono ancora in corso.

E tu, cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.