Atypical 3: un manifesto di resilienza

Atypical 3 ***

Tra i prodotti Young Adult di Netflix, questa serie si conferma come una delle più fresche ed originali. Arrivata alla terza stagione, Atypical racconta le vicende di Sam Gardner, un ragazzo con disturbo dello spettro autistico e della sua famiglia. Nelle due stagioni precedenti abbiamo imparato ad amare il mondo di questo ragazzo fatto di conoscenza minuta degli animali (in particolare dei pinguini), di risposte così sincere da risultare spiazzanti e di mille fragilità quotidiane che non gli hanno impedito di  completare con successo la scuola superiore, lavorare in un negozio di elettronica e costruire solide relazioni affettive.

In questa nuova stagione Sam deve confrontarsi con la sfida del college. La statistica non lo aiuta: quattro ragazzi su cinque con disturbi dello spettro non riescono a concludere l’università entro il normale arco temporale del piano di studi. Certo la pressione che questo dato statistico esercita su Sam non lo aiuta ad affrontare al meglio i cambiamenti che la transizione dall’high school al college comporta: nuovi orari, nuove amicizie, nuove materie da affrontare.

Anche la ragazza di Sam,  Paige (Jenna Boyd) si approccia per la prima volta al college e, cosa sorprendente solo per chi si aspetta che la vita assomigli ad un viaggio sulle ferrovie elvetiche, tra i due quella che ha maggiori problemi è proprio la spigliata e determinata ragazza bionda, la migliore studentessa della scuola superiore, direttrice del giornale e animatrice di mille eventi. Paige ha problemi relazionali e questo era prevedibile dato il suo carattere altamente competitivo, ma sopra tutto non riesce ad integrarsi in una realtà che è diversa da come se l’era immaginata, finendo per cadere vittima dello shopping on-line, divenire oggetto di bullismo da parte degli altri ragazzi e rimpiangere la propria famiglia.

Pensava di essere una pianta grassa e di potersi adattare facilmente ad un terreno diverso da quello in cui era cresciuta: scoprirà di essere un altro tipo di pianta, non per questo meno bello, anzi. La stagione ci riserverà altre sorprese: sembra quasi che Robia Rashid si sia divertita a capovolgere i punti di forza dei caratteri principali,  per cui non meravigliatevi neppure di imbattervi nelle fragilità emotive della sarcastica Casey (Brigette Lundy-Paine) che si ritrova con il cuore spezzato e bisognosa di consolazione o di vedere Zahid (Nik Dodani) lo sciupa femmine succube di una nuova fiamma che ne stravolge personalità (ed outfit).

Evan (Graham Rogers), il fidanzato di Casey (la sorella di Sam), al college invece non ci vuole andare ed a poco servono consigli o libri motivazionali. Pur non essendo uno dei personaggi principali, in questa stagione ci confrontiamo anche con le sue debolezze: la mancanza di un’dea chiara su cosa fare nella vita, l’assenza di ambizioni di carriera, il fatto di soffrire di una leggera forma di dislessia che complica l’apprendimento, il suo amore per Casey.

La sceneggiatura riesca a renderlo vivo e a descrivere un arco narrativo tutt’altro che insipido, intrecciando le sue vicende personali e professionali con quelle di Doug, il padre della sua ragazza. Proprio Casey è al centro di un intricato triangolo amoroso che coinvolge Evan e la sua migliore amica, Izzie. Dopo il bacio che le due amiche si sono scambiate nella seconda stagione, la tensione sentimentale tra loro è palpabile fin dalla prima puntata. Se per qualche tempo Casey sembra preferire vivere alla giornata piuttosto che porsi domande sul proprio orientamento sessuale e compiere una scelta definitiva, il suo atteggiamento cambia in un episodio cruciale per gli sviluppi narrativi della stagione, Road Rage Paige. Da questo snodo drammatico niente sarà più come prima.

Di fronte alle difficoltà che affrontano amici e parenti, emerge la capacità di Sam di essere sempre più autonomo. La conversazione che Sam ha con la ragazza di Zahid è tutt’altro che banale: dimostra la capacità di tener testa ad una posizione molto diversa dalla sua, senza alcun tipo di condizionamento. Confrontandosi con il mondo del college, Sam comprende i propri limiti e, superando l’idea iniziale di non aver bisogno di nessuno, trova e accetta delle soluzioni alternative rispetto a quelle adottate dagli altri studenti, senza per questo vivere la diversità in maniera negativa.

Egli acquisisce in questo momento della vita che paragona in uno dei suoi straordinari monologhi al periodo della muta dei pinguini, la capacità di essere un sostegno per gli altri: Standing Sam, Sam che sta in piedi. Se pensiamo al ragazzo egocentrico, bloccato e dipendente della prima stagione la strada percorsa ci appare enorme e la sensazione straordinaria è di avere davvero accompagnato questa crescita. Sam  sviluppa anche una maggiore capacità di attenzione alla parte nascosta, emotiva e non razionale delle persone. La scoperta dell’essenza delle cose è il tema di uno degli episodi più emozionanti della stagione, The essence of a penguin in cui meglio si mischiano la parte drammatica e quella comica. In questa serie si ride parecchio, ma attenzione perché gli occhi diventano lucidi in più di un’occasione!

Il fatto che nella serie ci sia ampio spazio anche per le traversie di personaggi adulti, come Elsa (Jennifer Jason Leigh che è anche coinvolta attivamente nella produzione della serie), la madre di Sam, ancora impegnata nel tentativo di ricucire il rapporto con il marito dopo averlo tradito, consente allo spettatore che non rientra nella categoria, per quanto ampia, di YA, di identificarsi e di negoziare un senso dalla vicenda rappresentata. La modalità di esprimere la genitorialità della Sig.ra Gardner è infatti un’opzione importante di confronto per quanti si trovano alle prese con figli adolescenti o che devono ritrovare il proprio spazio all’interno della famiglia. Ma non solo, anche il rapporto di coppia tra Elsa e Doug fornisce molteplici spunti allo spettatore in continuità con le stagioni precedenti.

Le vicende dei singoli ed i temi sviluppati manifestano  quella levità che è il tratto principale della serie. Tutti i personaggi descritti dalla sceneggiatura di Robia Rashid affrontano situazioni complesse e momenti di transizione con una grande capacità di resilienza che viene descritta tramite dialoghi brillanti, battute sferzanti ed un empatico parallelismo etologico con il mondo dei pinguini, a tratti davvero irresistibile. E’ soprattutto Casey a dare il ritmo con le sue battute irriverenti e spesso inopportune, in ogni caso molto lontane dal cinismo che va per la maggiore in questo periodo. I tratti comedy in questo terzo step sono più rilevanti rispetto alle precedenti stagioni, senza per questo schiacciare la parte drama che mantiene la sua rilevanza grazie ad una rappresentazione realistica dei problemi:  la serie si avvale infatti della consulenze di persone nello spettro e anche alcuni attori presentano questo disturbo.

Se non avete percorso tutte le tappe di questo itinerario di crescente autonomia e resilienza, data la durata complessiva di circa 10 ore delle due stagioni precedenti, vi consiglio di non perdere l’occasione di immergervi in questo mondo partendo dall’inizio. Molti fan si stanno chiedendo se ci sarà un quarta stagione: al momento non abbiamo indicazioni definitive da parte di Netflix che sembra voler valutare gli ascolti della terza stagione prima di prendere una decisione in merito.

Titolo originale: Atypical 
Durata media episodio: 30 minuti
Numero degli episodi: 10
Distribuzione streaming: Netflix
Genere: Drama, comedy

Consigliato: a quanti amano i dramedy che non eccedono, con i piedi per terra, immersi nella quotidianità della famiglia americana. La serie va contro corrente e non fa concessioni al cinismo e al politically uncorrect preferendo un tono lieve e battute “pulite”.

Sconsigliato: a quanti amano le storie graffianti e che pensano che su alcuni temi sia meglio non ridere troppo per non rischiare di sottovalutare la drammaticità della situazione.

Visioni parallele: 

Modern Love, Amazon Prime video, serie TV in 9 episodi. Condivide con Atypical la stessa leggerezza e la facilità di visione: ogni episodio dura circa mezz’ora ed esplora con grande sensibilità le varie sfumature dell’amore e dell’amicizia, prendendo spunto dall’omonima rubrica del New York Times.

Un’immagine: Paige che, con un’improbabile pettinatura che le forma una specie di corno in testa ed una giacca nera con disegnata della frutta colorata, osserva le piante grasse all’interno del Casinò. Quando si accorge dalla presenza di Casey le spiega con un’articolato discorso il suo fallimento come pianta grassa per poi gridare, in preda alla disperazione: “Ma se non sono una pianta grassa, cosa sono?”. Capisce di aver esagerato e quindi aggiunge “Scusa, ti sembrerà un discorso delirante”. Al che Casey le risponde: “E’una delle cose più lucide che ti ho sentito dire”. Paige resta perplessa: “E’ un complimento o un insulto?”.

E tu, cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.