Atypical. Ugualmente bello: una famiglia affronta l’autismo

Atypical è la storia della famiglia di Sam Gardner. Sam è un adolescente che ama i pinguini e soffre di autismo ad alto funzionamento. Robia Rashid, ideatrice della serie, immagina Sam soprattutto come un adolescente assetato di normalità sociale. Nella prima stagione questo desiderio si esprimeva nella ricerca di una ragazza, mentre nella seconda la decisione da prendere è quale college frequentare.

Le vicende di Sam hanno avuto nella prima stagione un peso preponderante sulla vita degli altri membri della famiglia: il padre Doug (Michael Rapaport), la madre Elsa (Jennifer Jason Leigh) e la sorella minore Casey (Brigitte Lundy-Paine). Ora sono piuttosto le scelte degli altri membri della famiglia (e non) ad avere ripercussioni su Sam: Doug ha infatti scoperto il tradimento della moglie e non la vuole più in casa, Casey ha cambiato scuola e Julia (Amy Okuda), la sua terapista, non vuole più averlo come paziente. Anche la relazione con l’amica/fidanzata Paige (Jenna Body), così faticosamente costruita, appare molto fragile e di non facile catalogazione. Sam dovrà gestire questi cambiamenti e non sarà certo semplice.

I disturbi dello spettro autistico (Autism Spectrum Disorder, ASD) sono caratterizzati da due criteri: deficit socio-comunicativo e presenza di interessi ristretti. L’espressione ad alto funzionamento è una delle più complesse da riconoscere tra quelle dell’ASD. Si tratta di una forma di autismo caratterizzata da linguaggio fluente e sviluppo cognitivo nella norma: anche per questo a Dug ed Elsa sono serviti diversi anni per scoprire il disturbo del figlio.

Se durante tutta la prima stagione Doug sembrava ancora incapace di gestire il rapporto con Sam, ora ha finalmente acquisito consapevolezza e sembra aver trovato la strada giusta per relazionarsi con lui. Non solo, la lontananza (forzata) della moglie lo porta ad assumere in questa stagione un ruolo molto più ampio e ad essere uno dei protagonisti nella scelta del ragazzo di andare al college. Finalmente questo omone dai capelli rossi acquisisce spessore ed esce dal semplice ruolo di spalla, della moglie o della figlia; del resto, come ci ricorda Sam, sono i maschi dei pinguini a svolgere il compito della cova dell’uovo deposto dalla femmina.

Nei momenti di maggior difficoltà Sam si ripiega letteralmente su se stesso, restando sotto ad una coperta per ore oppure accucciandosi in un cantone della stanza delle fotocopie, con una cuffia sulle orecchie. Keir Gilchrist fornisce una faccia priva di emozioni, nonostante il personaggio le stia vivendo, senza sbavature e senza cadute nell’eccessiva drammatizzazione, specie durante le numerose crisi.

A salvare Sam sono i suoi interessi per l’Antartide. L’amore per i pinguini e per gli animali in generale non è un semplice clichè utile per sdrammatizzare alcune situazioni e suscitare ironia, ma fornisce, come abbiamo già visto, materiale utile per dare ai protagonisti indicazioni comportamentali. In particolare riveste grande importanza la metafora tra il branco che protegge i pinguini e quello che protegge Sam. In questo branco svolge un ruolo decisivo Zahid.

Terminata la scuola Sam lavora in un negozio di elettrodomestici, dove Zahid (Nick Dodani) lo ascolta e gli dispensa suggerimenti sui più vari argomenti, ma soprattutto su uno di quelli che conosce meglio, cioè le ragazze. Questo personaggio è diventato più maturo e meno macchiettistico rispetto alla prima stagione ed anche il rapido excursus nel suo privato ci fornisce l’occasione per andare oltre allo stereotipo del tombuer de femmes (vero o presunto) che prende Sam sotto la sua ala protettiva. In questa stagione la loro amicizia si fa più profonda e più articolata ed il ragazzo indiano acquisisce spessore, anche se il riferimento all’insegnante che non ha creduto in lui ci è sembrato un po’ troppo telefonato.

La tecnologia è vista nella serie come una vera ancora di salvezza: non mi riferisco solo al valore positivo di Internet, ma anche all’utilizzo di supporti come le cuffie per la festa silenziosa della prima stagione. Il Web non viene rappresentato tanto come spazio di relazioni sociali, per quanto per alcuni autistici possa svolgere anche questo ruolo, ma come una via di fuga verso uno spazio asettico dove alcuni limiti sociali e relazionali hanno minor peso.

Sam trova nel Web una ricarica: grazie ad Internet può infatti imparare tante cose sui pinguini, osservarli tramite una webcam e adottarne uno, senza contare il serbatoio di storie sugli eroi delle esplorazioni antartiche, per lui una fonte di ispirazione. Nel periodo adolescenziale sono numerosi i ragazzi che utilizzano il Web per sviluppare un interesse particolare che gli amici non condividono perché è insolito o perché riguarda qualcosa di poco conosciuto.

Sam in questo, come in molti altri aspetti non è quindi diverso dai ragazzi della sua età. Nello show di Robia Rashid i disturbi autistici non sono infatti visti come un ostacolo, ma come la condizione per partire da una posizione diversa: il percorso di Sam sarà necessariamente più tortuoso rispetto a quello degli altri ragazzi, basato su di un modo diverso di approcciarsi alla realtà, ma può essere ugualmente bello e ricco di contatto umano. Alla fine sarà proprio la bellezza a risolvere la domanda della seconda stagione: quale college frequentare? Saranno i lavori artistici di Sam ad indicargli la via, consentendogli di unire interesse scientifico e abilità nel disegno.

Tra i cambiamenti che coinvolgono la famiglia Gardner merita attenzione Casy che passa dall’ambiente protetto della sua vecchia scuola pubblica ad un istituto privato frequentato da figli di papà. Si allontana, innanzi tutto fisicamente, da Sam e da Doug, entrambi, per motivi diversi, così importanti per lei fino a quel momento.

Per anni il padre è stato infatti il suo principale confidente, l’unico a capirla davvero, ma ora il loro rapporto passa in secondo piano, mentre la ragazza continua a dimostrare il proprio senso di responsabilità verso il fratello. Anche la relazione con il fidanzato è sottoposto a stress, vuoi per la lontananza, vuoi per l’inevitabile confronto tra i suoi amici ricchi e colti e la semplicità del ragazzo che frequenta un istituto tecnico.

Negli ultimi episodi della stagione emerge una tensione sessuale latente e fino a quel momento inespressa, che lascia presagire possibili sviluppi per la nuova stagione. Brigitte Lundy-Paine riesce nel non facile compito di coniugare atleticità e sensualità, con una resa che rende in modo efficace quel mix di sicurezza e fragilità che è tipico dell’età adolescenziale.

Certo il format utilizzato è consueto, la regia piuttosto scialba, la scrittura ha alti e bassi, ma, quando riesce a trovare la chiave giusta, lo show è davvero piacevole. La serie ha il merito di essere molto coinvolgente. Coinvolgimento dello spettatore che non è basato sulla pena, ma sulla realtà emotiva di Sam, sulla sua simpatia. Simpatia che in realtà hanno un po’ tutti i protagonisti, a loro modo.

Le frasi di Sam, sparate spesso a raffica, senza tregua, spiazzano lo spettatore, mettendolo nelle condizioni do dover ripensare il concetto di normalità. Il tutto però con grande ilarità e leggerezza. E’ un modo un po’ furbo di addolcire una malattia drammatica a fini narrativi? La realtà di un rapporto con chi ha disturbi dello spettro autistico è diversa?

In realtà i momenti drammatici non mancano, ma soprattutto è ben chiaro allo spettatore che ci troviamo sempre a camminare sul ghiaccio e che da un momento all’altro potrebbe esserci una crisi dalle conseguenze imponderabili. Ma questo tipo di approccio rivendica e ribadisce una dimensione sociale a chi ha questo tipo di disturbo, anche in una società molto competitiva come quella americana. Inoltre in più aspetti la serie si spinge al limite del politically in-correct nella critica alla retorica che avvolge l’autismo, in primis in senso letterale cioè nelle scelte linguistiche.

E’ vero che gli sviluppi narrativi sono piuttosto telefonati, ma sono altresì sempre gestiti con cura nelle sfumature emotive. In particolare i dubbi, i ri-torni, le re-visioni sono credibili e conferiscono ad ogni scelta e alle situazioni più complesse, come al rapporto familiare tra Doug ed Elsa, una grande credibilità.

La colonna sonora è funzionale a trasmettere questo senso di leggerezza e di dolcezza complessiva.

In sostanza una serie ben fatta e che merita di essere vista, soprattutto per il senso di calore che lascia nello spettatore.

CONSIGLIATA: A quelli che amano le family-comedy e i buoni sentimenti, che cercano una poltrona avvolgente in cui sprofondare per bersi un buon cocktail e restare un po’ a pensare all’idea di normalità.

SCONSIGLIATA: A quanti sono alla ricerca di sperimentazioni e visività, anche a costo di qualche sacrificio. A quelli che ritengono il politically correct un dogma irrinunciabile.

VISIONI PARALLELE: La marcia dei pinguini di Luc Jacquet, 2005. Coraggioso, testardo a tratti buffo … la scelta del pinguino è stata particolarmente azzeccata. E allora consigliamo di riscoprire il documentario che nel 2006 ha vinto l’Oscar.

Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte, Mark Haddon, edizione Einuadi per ritrovare la stessa leggerezza e lo stesso sguardo ottimistico sulle potenzialità dei ragazzi con disturbi dello spettro autistico.

TITOLO ORIGINALE: Atypical
NUMERO DI EPISODI: 8
DURATA DEGLI EPISODI: 30 minuti
DISTRIBUZIONE: Netflix

UN’IMMAGINE: Sam che si spaventa e fugge al momento di sostenere il colloquio per una grande università. Torna nella sua scuola, affranto, ma il suo counselor gli regala la brochure di un’università con un programma di addestramento specifico per l’illustrazione scientifica. Coincidenza significativa.

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