Halloween

Halloween **1/2

Terzo film dell’allora semisconosciuto John Carpenter, dopo lo studentesco e velleitario Dark Star e il memorabile e hawksiano Distretto 13, Halloween fu uno dei film indipendenti di maggior successo degli anni ’70 e il capostipite del genere slasher, capace di codificarne gli elementi in modo indelebile, aprendo la strada ad una serie infinita di epigoni.

Dopo sette sequel e due reboot, firmati Rom Zombie, la saga ricomincia ancora una volta, a quarant’anni di distanza dall’originale La notte delle streghe, con David Gordon Green alla regia e la Blumhouse alla produzione.

Questo nuovo Halloween decide di fare piazza pulita di tutto quello che è venuto dopo il capolavoro di Carpenter e si ricollega direttamente a quello.

Sono passati 40 anni da quella notte di fine ottobre, in cui Michael Myers, lo psicopatico mascherato, scappato da un manicomio criminale, aveva seminato il terrore nella piccola città di Haddonfield nell’Illinois, prima di venire fermato dal suo psichiatra, il Dott. Loomis e da una giovane ragazza, Laurie Strode.

Myers è rimasto da allora internato in una struttura di massima sicurezza, mentre Loomis e il suo assistente, Ranbir Sartain, hanno cercato inutilmente di farlo parlare, di studiarne i comportamenti e i motivi.

Laurie ha passato la sua vita nel timore e nell’attesa di un nuovo incontro con Myers: vive in una casa isolata nel bosco, con grate alle finestre, telecamere di sorveglianza, lucchetti e sbarre, nascondendo un arsenale e un seminterrato segreto. Laurie ha perso i contatti con la figlia, che non ha mai sopportato le sue ossessioni. E’ più vicina alla nipote Allyson, che ha l’età di Laurie, quando fu assalita dal boogeyman mascherato.

Durante il trasferimento di Myers da una struttura all’altra, il furgone che lo trasporta ha un incidente, il killer fugge nella notte, recupera la sua maschera da una coppia di giornalisti che volevano intervistarlo qualche giorno prima, e comincia a lasciare alle sue spalle una scia di sangue e terrore, non meno insensata e sconvolgente che in passato.

Il film di David Gordon Green, scritto con Danny McBride e Jeff Fradley, è inevitabilmente un sequel, ma anche un remake dell’originale, di cui riprende e riaggiorna alcuni topoi narrativi, dall’incidente che prelude alla fuga, all’attacco alle giovani babysitter, dalle maschere della notte delle streghe al confronto finale, tutto all’interno delle mura domestiche.

Michael Myers è il male assoluto, invincibile e mai sconfitto, che agisce senza motivi, senza morale, indifferente dell’età, del sesso, del colore o delle abitudini delle sue vittime.

Nascosto dietro la maschera bianca, ormai deformata dal tempo, l’assassino si muove invisibile, come un’ombra nella notte, seminando morte e terrore, con la sola forza delle sua presenza incombente e con armi bianche, coltelli soprattutto, talvolta martelli e pugnali.

E’ una presenza metafisica, sovrumana, che nessuno riesce ad abbattere veramente, un essere che ritorna, periodicamente, a turbare il rito di quella notte delle streghe, che il tempo ha ridotto a festa innocente per i bambini, mentre la presenza di Michael Myers ce ne ricorda la forza pagana ed arcaica.

All’inizio il Prof. Sartain avverte i due giornalisti di non superare la riga gialla, dietro cui è confinato e incatenato Myers. Alla fine sarà il killer a farlo, liberandosi dalle catene. Il tentativo di David Gordon Green è proprio quello di contravvenire ad ogni avvertenza, assaporando di nuovo il brivido dell’azione, per seguire il killer silente e la sua final girl di un tempo.

L’incontro con il destino è quello che riporta ancora una volta Myers da Laurie Strode, la vittima che gli è sopravvissuta, ma che ha sacrificato la sua vita all’ossessione di quella notte di sangue.

Laurie ha passato quarant’anni a prepararsi a questo nuovo incontro, addestrando se stessa e sua figlia a sopravvivere ad ogni costo. Ma sarà sufficiente?

Gordon Green mostra di conoscere perfettamente i meccanismi horror e la storia della lunga saga di Michael Myers, il suo è un sequel competente e rispettoso, forse fin troppo, che regala davvero qualche brivido di terrore, senza scadere mai nel feticismo del gore, ma costruendo un meccanismo drammatico, che mantiene una tensione costante, nonostante segua il blueprint dell’originale, con una certa fedeltà.

Se il film di Carpenter si poneva allora come una novità assoluta, che rivoluzionava l’horror e ne imponeva una nuova declinazione, facendo propria la lezione dell’amatissimo Hawks, quella di Psycho di Hitchcock, degli esperimenti di Bava e Argento e del new horror dei coevi Hooper e Craven, questo oggi non accade e Halloween 2018 è solo uno dei tanti riusciti epigoni di quel capostipite.

Gordon Green, per la prima volta alle prese con un horror, sembra avere idee proprie di messa in scena e soluzioni originali anche per sfruttare la tensione del racconto, ma quasi sempre preferisce l’omaggio all’originale. Il suo tentativo di calare le logiche e il linguaggio degli anni ’70 nel contesto contemporaneo, non è particolarmente coraggioso. Non sembra interessargli, per ora, neppure la riflessione su quello che il film di Carpenter è stato e ancora rappresenta nell’immaginario di genere, affidata solo all’incipit con i due giornalisti.

Troppa devozione, talvolta, sembra frenare le legittime ambizioni di chi ha ereditato lo scettro della saga.

Eppure il film funziona ancora a meraviglia, come dimostrano gli incassi straordinari al suo esordio: in fondo è questa la magia del cinema di genere, che si ripete ogni volta, raccontando sempre la stessa storia. In questo caso una storia, che affonda le sue radici nella paura ancestrale dell’uomo nero, presenza costante nel folclore gotico, non solo americano.

Dietro la combattiva Laurie non sembrano celarsi paure più contemporanee: Gordon Green non è interessato a fare della sua eroina una donna contemporanea. Il suo incubo è ancora quello di quarant’anni fa. Il suo mondo sembra essersi fermato quella notte.

Eppure la dimensione femminile diventa ancor più centrale, questa volta, sdoppiando il ruolo della final girl, fino ad abbracciare tre generazioni.

Per ora David Gordon Green si è fermato qui, suggerendo spunti e percorsi, che probabilmente saranno ampliati nei prossimi inevitabili capitoli.

La straordinaria colonna sonora originale, che univa l’elettronica ad un’elementare melodia eseguita percussivamente al pianoforte, torna anche questa volta a dare sostanza agli incubi di Halloween, grazie allo stesso Carpenter, al figlio Cody e a Daniel Davies.

Nick Castle e Jamie Lee Curtis riprendono i loro iconici ruoli di un tempo, con straordinaria efficacia, contribuendo a fare di questo nuovo Halloween una perfetta coda all’incubo cominciato 40 anni fa.

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