Illegittimo

Illegittimo ***

Grazie alla Lab 80 distribuzione arrivano anche in sala i due ultimi film del rumeno Adrian Sitaru, presentati al Festival di Torino nel 2016 e poi al Bergamo Film Festival, in occasione della sua personale di quest’anno.

Sitaru è forse l’ultimo dei grandi registi rumeni del nuovo secolo. Il suo sguardo sul mondo sembra aver fatto tesoro del lavoro degli altri registi della sua generazione, riuscendo tuttavia a trovare una misura del tutto personale, che non è estranea all’alienazione familiare così tipica del giovane cinema greco, altro punto di riferimento imprescindibile, per raccontare questi ultimi vent’anni.

Tutto comincia a Cannes, quando La morte del Sig. Lazarescu di Christi Puiu vince nel 2005 Un certain regard. Solo due anni dopo 4 mesi 3 settimane 2 giorni di Christian Mungiu, presentato il primo giorno del concorso, vince la Palma d’oro, mentre un altro film rumeno, California Dreamin’ bissa la vittoria di Un certain regard.

Il Noul Val neorealista, che arriva da Bucarest travolge il cinema europeo. Oltre a Mungiu e Puiu si affermeranno i film di Corneliu Porumboiu e Calin Peter Netzer, Radu Muntean e Andrei Ujica, Radu Jude e Cristian Nemescu, scomparso purtroppo a soli 26 anni.

Sono quasi tutti registi nati tra la fine degli anni ’60 e la fine degli anni ’70, che hanno quindi vissuto nella Romania del regime di ferro di Ceausescu e ne hanno visto il tragico crollo. Eppure quello che i loro film sembrano volerci dire è che la libertà riconquistata, dopo la caduta del Muro di Berlino, è stata spesso solo un’illusione amara con cui fare i conti, all’interno delle famiglie, nella società e nelle sue istituzioni.

Il primo dei due film di Sitaru distribuiti in Italia è Illegittimo, che appare, nella sua lunga scena d’apertura, come un omaggio dichiarato sia a Puiu che a Mungiu: stilisticamente simile al cinema dialogico e d’interni del primo, tematicamente affine al capolavoro del secondo, sull’incubo degli aborti clandestini, durante gli anni del comunismo.

Siamo a Bucarest, in un interno borghese: un medico, Victor Angelescu, seduto a capotavola, alla fine di un pranzo domenicale, chiacchiera, sulla vita e sul tempo, con i suoi quattro figli, i più grandi Cosma e Gilda, e i due gemelli ventenni Romeo e Sasha.

La moglie è morta da qualche anno. Victor e i figli vivono ancora tutti assieme, con loro c’è anche il fidanzato di Gilda e una ragazza, che ha la stessa età dei gemelli e che Victor ha accolto a casa sua sin dall’infanzia ed è cresciuta con loro.

Tutto sembra procedere in modo ordinario, tra discorsi familiari e qualche bicchiere di vino di troppo, quando all’improvviso Cosma e Sasha raccontano al padre di aver trovato documenti del passato, che proverebbero la sua connivenza con il regime di Ceausescu: Victor non si era fatto scrupolo di denunciare le donne che si erano presentate in ospedale per abortire, in ossequio alla legge di Ceausescu che vietava le interruzioni di gravidanza.

Victor rivendica le sue scelte, sia dicendosi contrario all’aborto, sia affermando di aver semplicemente rispettato la legge. Aggiunge infine che proprio i due gemelli devono la loro vita a quella legge, che impedì alla moglie di abortire.

In un crescendo di tensione insostenibile i figli ed il padre finiscono per accusarsi ed insultarsi fino a giungere allo scontro fisico.

La macchina da presa di Sitaru asseconda nervosamente questo gioco al massacro, mostrando come sotto la cenere del perbenismo e delle consuetudini familiari, covi un fuoco di risentimenti e rivendicazioni che legano indissolubilmente passato e futuro. La naturalezza degli interpreti, la perfezione della scrittura e dei tempi, la giusta distanza, che ha sempre lo sguardo del regista, ne fanno un piccolo capolavoro all’interno del film.

Eppure questa scena è una sorta inganno o se volete solo una cornice, all’interno della quale, Sitaru racconta un’altra storia. Illegittimo non è un film sulle responsabilità del passato, sulla falsa coscienza di chi fu costretto a collaborare col regime, sulle giustificazioni che ciascuno ha dovuto crearsi per poter voltare pagina e neppure sulla radicalità con cui i giovani guardano a quel passato, come un periodo da cui prendere le distanze, con una rottura che attraversa e sconquassa le loro stesse famiglie.

Al centro del film c’è qualcosa di molto diverso, c’è un’amore impossibile, proibito, illegittimo appunto, e una gravidanza, che non si può portare a termine.

Ci sono altre liti furibonde, altri interni chiusi, claustrofobici, altre parole di fuoco e altra vergogna e imbarazzo, prima di una riconciliazione finale che suona tragicamente ‘normale’.

Siamo dalle parti di Kynodontas di Lanthimos o di Miss Violence di Avranas, senza tuttavia il furore allucinato e surreale del cinema greco, ma con l’occhio neorealista, tipico del cinema rumeno, capace di sconvolgere, senza mai fare la voce grossa, grazie al non detto, al fuori campo, ad una parola di troppo o un particolare solo apparentemente significante.

Sitaru ha dichiarato di aver girato tutto il film, senza mai consentire agli attori di ripetere una scena, utilizzando solo un ciak per ogni ripresa, spingendo così lo straordinario cast ad improvvisare sul set ed a cercare subito un naturalismo assoluto.

Illegittimo mostra il volto incestuoso e patologico di una famiglia chiusa, retta da un padre padrone incapace di accorgersi dell’oltraggiosa verità, che cova in quelle stanze sempre troppo anguste, in quella contiguità che si fa microcosmo autarchico e autoreferenziale, in cui ogni bisogno trova una soddisfazione interna.

Non è un caso allora se anche la vergogna e lo scandalo più indicibili trovino presto la loro ricomposizione impossibile, proprio all’interno della medesima cornice familiare.

In un gioco speculare con la scena d’apertura, questa volta padri e figli sono tutti accomunati dalla morale consolatoria e ripugnante, che il capofamiglia si preoccupa di enunciare fuori campo, prima che una foto di gruppo li ritragga tutti di nuovo assieme: solo Gilda, la figlia più grande, rimane seduta, in disparte, lo sguardo vitreo e allucinato rivolto verso gli altri, mentre un brivido corre lungo la schiena di chi è costretto a guardare.

Da non perdere.

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