The Exorcist – Chapter Two: in lotta contro demoni naturali e sovrannaturali

La seconda stagione della serie Fox era attesa con curiosità. La prima aveva fatto registrare ascolti discreti, ma aveva riscosso un buon apprezzamento da parte degli addetti ai lavori per la capacità di trattare il tema senza banalità e senza appiattirsi sul film di William Friedkin, grazie ad una solida interpretazione da parte della coppia di protagonisti, Padre Tomàs Ortega (Alfonso Herrera ) e Padre Marcus Keane (Ben Daniels); ad una colonna sonora efficace e non invasiva curata da Daniel Hart; ad effetti visivi dosati con cura e impreziositi da una fotografia di interni di grande impatto. Tutti elementi che si ritrovano, con interessanti evoluzioni, anche nella seconda serie.

In questa stagione, accanto alla conferma della coppia Padre Tomàs – Marcus (non più sacerdote), emerge l’interpretazione, altrettanto convincente,  di  John Cho nella parte di Andrew Kim, uno psicologo che, dopo la tragica scomparsa della moglie, gestisce da solo una casa famiglia per bambini in affido. Questo ampliarsi dei protagonisti si inserisce in un contesto più diversificato anche a livello di ambientazione che, nella prima stagione, era tutta all’interno della città di Chicago, mentre adesso accede alla provincia americana e di conseguenza può dare maggior spazio alla natura, conferendo anche alla musica e alla fotografia la possibilità di dispiegarsi su tonalità differenti e meno uniformi. Per molti aspetti proprio la natura è un protagonista aggiunto e con i suoi demoni contribuisce al senso di minaccia e di tensione che circonda la casa famiglia.

Tra le novità anche la maggiore attenzione alle dinamiche interne alla Curia Romana, dove il maligno sembra avere il sopravvento. Le serie TV (come il cinema del resto) riflettono la società e il momento storico in cui sono prodotte: sulla corruzione all’interno della Curia e sulla presenza di correnti che si fanno la guerra e frenano il cambiamento per interessi personali, si è espresso a più riprese Papa Francesco, proseguendo un discorso già intrapreso dal suo predecessore, Benedetto XVI.

Possiamo insomma concordare con quanti ritengono che se la prima stagione presentava un caso di possessione demoniaca decisamente più “classico” e “da manuale”, la seconda invece lascia spazio ad una maggiore originalità, senza peraltro abbandonare quanto di buono visto in precedenza.

Gli autori hanno continuato a scavare nell’animo dei due protagonisti, portando in evidenza dissidi interni (Padre Tomàs), ma anche introducendo evoluzioni, in linea con i tratti di personalità descritti in precedenza, che lasciano lo spettatore con la sensazione di aver sempre saputo che ci sarebbe stato un certo tipo di sviluppo (ad esempio il desiderio di carnalità di Marcus).

Il discorso che emerge è la forza dell’attacco portato dal male, la violenza con cui i demoni si scagliano contro le persone, sfruttando le loro debolezze consce o inconsce. Anche chi è in possesso di attitudini per rispondere al maligno, siano esse intellettuali (lo psicologo), di purezza di cuore (la ragazza di provincia) o di fede (il sacerdote), finisce per soccombere a fronte di profondo dolore o di prolungata esposizione al pericolo. I due esorcisti, sebbene in modo diverso, sono entrambi attaccati dal maligno che vuole entrare nel corpo di Padre Tomàs e che mette alla prova anche Marcus. Di fronte alla crisi di identità conseguenza della scomunica infatti, la stessa fede di Marcus sembra vacillare. Egli però non esiterà, sollecitato in un drammatico confronto dialettico con un reduce di guerra, a confermare con orgoglio di non aver perso la fede sebbene non riesca più a sentire la voce di Dio. Ci troviamo insomma di fronte a uomini come noi, in lotta con entità sovrannaturali, ma al tempo stesso in lotta con i propri demoni personali, a volte anche più pericolosi di quelli per cui non esiste una spiegazione naturale.

Nel settimo episodio, uno dei più riusciti, abbiamo la dimostrazione di questa lotta incessante, tutta interna alla mente di Andrew Kim, in cui vengono messi in gioco non solo i rapporti e le relazioni con i membri della casa famiglia, ma gli stessi ricordi del protagonista. Il demone è così potente da modificare i ricordi e da lì in qualche modo trovare il canale per raggiungere e attaccare l’identità, il codice genetico del protagonista.

Approfondire questo discorso richiede qualche episodio in cui si sviluppano vicende apparentemente non connesse tra di loro e che danno all’incipit un incedere che potrebbe sembrare un po’ dispersivo e lento, ma che ha la finalità, tutt’altro che superflua, di definire i caratteri e intrecciare le vicende. L’accelerazione decisiva arriva solo con il quinto episodio: il disvelamento dell’entità demoniaca avviene quindi a metà serie ed è tutt’altro che prevedibile. Da qui il ritmo del racconto cambia e lo spettatore sente una sterzata adrenalinica che rappresenta la naturale sublimazione della tensione accumulata nei primi episodi.

The Exorcist 2 ci è sembrato in somma un prodotto di genere realizzato con qualità e che non disperde, anzi migliora, quanto già fatto nella prima stagione. Sul proseguimento della serie, sebbene l’ideatore Jeremy Slater abbia dichiarato di avere un orizzonte creativo di 6-7 stagioni, pesa in questo momento l’incertezza sulla programmazione della rete a seguito dell’acquisizione di Fox da parte del gruppo Disney.

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