The Investigation: l’indagine sul ‘delitto perfetto’ che sconvolse la Danimarca

The Investigation ***

Il 10 agosto del 2017 l’inventore Peter Madsen invita quattro donne a bordo del Nautilus, un sottomarino privato di sua creazione. Ad ognuna di esse, Madsen propone un giro nello stretto di Øresund, nella zona dove sorge il ponte tra Svezia e Danimarca. Nessuna accetta, tranne Kim Wall, trentenne giornalista svedese che quella stessa sera ha organizzato con il fidanzato una festa prima della sua partenza per Beijing, Cina. Kim Wall concorda un’intervista di due ore, dalle sette alle nove. Purtroppo, Kim non tornerà mai più sulla terraferma. The Investigation è la miniserie in sei episodi, prodotta da Miso Film del Gruppo Fremantle e visibile in Italia su Sky Atlantic (oltreoceano i diritti sono stati acquisiti da HBO), che racconta quanto avvenuto dal giorno successivo alla sparizione fino all’apertura del processo nella primavera dell’anno seguente. Madsen, unico imputato, sarà condannato al carcere a vita per omicidio e scempio di cadavere. The Investigation, lo si avverte già dal titolo, stringe il focus sugli agenti di polizia protagonisti della complicatissima indagine.

The Investigation è la fedele ricostruzione di un fatto vero che ha scosso profondamente la Danimarca, una nazione in cui il numero annuale di morti violente è in costante diminuzione, come ci ricorda nella serie Jens Møller, il capo della Divisione Omicidi di Copenaghen. Tra i 138 casi affrontati nel corso di una lunga carriera, ammette Jens, questo è il più sconvolgente. Il procuratore Jakob Buch-Jepsen, è colpito dallo spaesamento palesato senza vergogna dall’anziano detective. “Più diventiamo civilizzati, maggiore è il nostro bisogno di guardare nell’oscurità”, gli risponde. Oscurità, o profondità, necessaria a provocare la risposta professionale e morale degli agenti, la risalita dagli inferi del crimine attraverso la scienza, la costanza, la dedizione al proprio lavoro.

The Investigation omette il carnefice: Peter Madsen, che fabbrica la tesi dell’incidente casuale,  negando con ostinazione di essere un assassino, non compare mai sulla scena. Veniamo a conoscenza dell’interrogatorio e delle sue dichiarazioni contraddittorie, però il suo volto, la sua voce, la sua intera presenza fisica sono sottratte allo spettatore. Così, allo stesso modo, il corpo straziato di Kim Wall non è mai rappresentato. La scelta degli autori è etica ed estetica. Il male non ha bisogno di essere visto. Il male è materia oscura. È sufficiente percepirlo nella sua emersione fenomenica. Il male frantuma la vita di chi resta.

Aggiungiamo un ulteriore particolare estraniante: la tragedia di Kim Wall accade mentre la regista Emma Sullivan sta filmando Into The Deep, un documentario poi effettivamente presentato al Sundance Film Festival del 2020. Into The Deep nasce con l’idea di seguire, mese dopo mese, i tentativi di costruzione di un razzo artigianale da parte di Madsen e dei suoi collaboratori. Le letture preferite dell’inventore danese, apprendiamo in The Investigation, annoverano testi sulla seconda guerra mondiale e sulla teoria del ‘delitto perfetto’. Madsen, a quanto pare, sognava di sorvolare a bassa quota Copenaghen, forse con una mongolfiera, per saggiare la reazione della popolazione. Con ogni probabilità, i bizzarri propositi di Madsen attirarono la curiosità della povera Kim Wall. Per chiudere la parentesi su Into The Deep, nella recensione ospitata da Variety è stato scritto che il documentario di Sullivan “offre la rara opportunità di studiare da vicino un assassino all’alba del suo primo omicidio”. Tuttavia Into The Deep è sparito dai radar di Netflix a causa di una controversia legale sollevata da alcuni partecipanti alle riprese. Una donna di nome Anja Olsen ha dichiarato di non aver dato il proprio consenso a comparire e di essere caduta in un grave stato di sofferenza psichica alla sola idea che quelle immagini sarebbero state proiettate pubblicamente.

Jens Møller, interpretato da Søren Malling, è la figura centrale di The Investigation. È anche l’unico tra i poliziotti di cui ci viene mostrato il lato privato. Jens ha una compagna più giovane di lui, Kirstine, e una figlia, Cecilie. I rapporti con Cecilie sono tesi. Il capo della Omicidi, indaffarato in un trasloco, metafora di un inizio (o di una fine?), sembra incapace di fare i conti con la vita reale. Durante una cena di famiglia, appena ricevuta da Cecilie la notizia della sua gravidanza, Jens si alza da tavola per rispondere al cellulare rifugiandosi in giardino. Jens, perfetto servitore dello Stato, antepone la risoluzione del caso Kim Wall a tutto, nel nome di un dovere elevato a imperativo categorico. Vi è una nota di laica e tragica sacralità nel suo modo di operare. “Affinché uno viva eticamente è necessario che prenda coscienza di sé tanto radicalmente che nessuna accidentalità gli sfuggirà”, scrive Kierkegaard in Enten-Eller. “In genere”, prosegue il filosofo danese, “si considera l’etico del tutto astrattamente, e si ha quindi un segreto orrore per esso. L’etico viene insomma considerato come un qualcosa d’estraneo alla personalità, e non ci si sa risolvere ad abbandonarsi a esso dal momento che pur non si può essere perfettamente sicuri di ciò a cui alla lunga magari porterà”. Cecilie accusa il padre di essere, appunto, estraneo alle vicende concrete che la interessano, portato via da un’astrazione lontana (la Legge). Il dissidio interiore di Jens, il dover essere in contrasto con gli affetti, a ben vedere, è un conflitto produttivo, la molla esistenziale che lo convince a proseguire le indagini.

“Felice, ottimista, coraggiosa, Kim era la figlia che tutti vorrebbero”, afferma Jens. Fondamentale è la relazione, fatta di vicinanza e comprensione, che si instaura tra l’investigatore e i dignitosi genitori della giornalista uccisa (la serie è stata realizzata grazie all’attiva collaborazione dei reali Joachim e Ingrid).

I ricordi del padre e della madre cesellano la personalità di Kim, ragazza giramondo, sensibile alle ingiustizie e ai drammi dimenticati. Quanti conoscono il problema delle Isole Marshall americane, interessate da un pesante inquinamento radioattivo a seguito degli esperimenti nucleari degli anni Cinquanta? Kim ne aveva parlato. Il suo cellulare, contenente contatti, foto, tracce di inchieste, disperso a centinaia di metri di profondità e mai più ritrovato, assurge a simbolo delle promesse di futuro mancate. Il cellulare, concentrato digitale di una vita, diventa per Joachim il sacro graal da cercare autonomamente anche a processo concluso.

Nel cast di The Investigation troviamo il già citato Søren Malling, veterano di serie tv di successo (The Killing, Borgen),  Pilou Asbæk (Euron Greyjoy in Game of Thrones), Pernilla August (la madre di Anakin Skywalker negli episodi I e II di Star Wars diretti da George Lucas) e Rolf Lassgård, che ha interpretato il commissario Kurt Wallander nella trasposizione televisiva dei romanzi di Henning Mankell.

Jens è il punto nevralgico del lavoro di squadra. Attorno a lui, con lui, opera un team di poliziotti tenaci, puntigliosi, fragili, testardi. L’ingranaggio narrativo riduce Maibritt, Musa, Nikolaj, Klaus, Christian e il gruppo di infaticabili sommozzatori alla propria specifica, insostituibile funzione. La riduzione del personaggio al ruolo giocato nel gruppo, anziché impoverire il carattere del singolo, esalta il profilo etico di ciascuno. Gli errori commessi, potenzialmente devastante quello di Maibritt, innalzano ancora di più il valore dello sforzo, personale e collettivo, compiuto. “Molti sbagliano, ma pochi lo ammettono”, dice Jens alla collega affranta e in un primo momento decisa ad abbandonare il caso.

Tobias Lindholm, lo showrunner di The Investigation, nel 2016 candidato all’Oscar per il miglior film straniero con Krigen, ha rivelato di essersi ispirato a The Wire. Il racconto, in effetti, si sofferma sulle procedure, le tecniche impiegate, i dettagli delle prassi investigativa, aderendo con fedeltà oggettiva e piglio realistico al complesso meccanismo che regola le indagini. Scopriamo, ad esempio, che i preziosi ‘cani da cadavere’ sono utilizzati in Svezia, mentre in Danimarca no. Ancora, ci viene “insegnato” che il vento e le correnti possono spostare i grassi disciolti in mare, anche a centinaia di metri di distanza.

Il corpo a corpo con la menzogna ha come unico obiettivo quello di far emergere la verità, dimostrandola. La matassa è ingarbugliata. Il caso ha contorni confusi, sfuggenti, indeterminati. La giornalista è stata colpita casualmente dal portellone del sottomarino come sostiene l’indagato? Una imprevedibile e disgraziata emissione di monossido di carbonio può spiegare l’accaduto? Perché Madsen allora ha fatto a pezzi Kim per gettarla in mare? Di fronte alla convinzione dei poliziotti che l’inventore abbia commesso un efferato omicidio, il procuratore capo Jakob Buch-Jepsen esorta  all’osservanza scrupolosa del metodo: “Si tratta di mere congetture. C’è una grande differenza tra quello che sappiamo e ciò che ipotizziamo. Ciò che ipotizziamo, possiamo provarlo. Ciò che sappiamo, dobbiamo provarlo”. Madsen è un camaleonte che cambia livrea per sfidare i suoi predatori. A un sospettato, rammenta agli agenti lo stesso Jakob, è concesso modificare più volte la versione dei fatti. Jens, da epistemologo (ogni bravo investigatore dovrebbe esserlo), suggerisce ai suoi la ricerca da intraprendere: dobbiamo escludere ogni ipotesi tranne l’omicidio.

Oltre all’evidente ed esplicita influenza di The Wire, si può cogliere una certa somiglianza tra The Investigation e Chernobyl. Entrambe le serie fanno presa sulla realtà dei fatti e si evolvono teleologicamente verso un esito conosciuto. In entrambe la suspense non necessita di clamorosi cliffhanger. L’orrore si compone discretamente davanti ai nostri occhi. In The Investigation le figure umane sono inquadrate di spalle, se in piedi, e spesso in primo piano, se immerse nel duro lavoro giornaliero. I lunghi corridoi inghiottono le giornate. Il tempo, negli uffici, è sospeso. Tutto è ridotto all’essenziale, comprese le parole, diradate e puntuali. The Investigation è la negazione dello spreco e della prolissità, eppure gli autori non smussano gli angoli, i particolari all’apparenza in eccesso rispetto all’economia della narrazione: è la complessità sorprendente dell’esistenza quotidiana.

Che guidi sotto la pioggia di Copenaghen o vada a caccia con il proprio cane, o ancora si eserciti al poligono di tiro, il volto di Jensen è sempre trattenuto da un demone interiore che non ha nulla di sovrannaturale. Quando l’esperta della scientifica rintraccia le ricerche sul web di Peter Madsen, Jens chiede di vedere quei video raccapriccianti per comprendere il nemico. Sulla lavagna il capo della Omicidi cancella uno a uno i possibili moventi, gelosia, estremismo, profitto, desiderio, finché resta, suggerito da Maibritt (decisive le sue intuizioni per provare la colpevolezza di Madsen oltre ogni ragionevole dubbio), il termine potere. Un potere fine a se stesso, un potere che scarnifica, incide, smembra, decapita, un potere coincidente con il puro nichilismo.

The Investigation è una serie costruita sull’assenza che non lascia indifferenti.

Titolo originale: The Investigation
Numero degli episodi: 6
Durata ad episodio: circa 50 minuti l’uno
Distribuzione: Sky Atlantic
Data di uscita: 15 Marzo 2021
Genere: True Crime, Drama

Consigliato a chi: può contare sull’aiuto di amici molto esperti, non accetta passaggi dagli sconosciuti, quando legge non perde di vista nemmeno le virgole.

Sconsigliato a chi: non ama fare gli straordinari, soffre di mal di mare, teme gli attrezzi affilati.

Visioni e letture parallele: 

– Per assonanza e prossimità geografica, quasi obbligatorio suggerire un paio di film del danese Thomas Vinterberg, Submarino del 2010 (a vostro rischio e pericolo…) e il più recente Kursk.

– L’avventura di un “uomo delle possibilità” in un capolavoro della letteratura contemporanea del Nord Europa: Lars Gustafsson, Il pomeriggio di un piastrellista, Iperborea, 2017.

Una citazione: Tobias Lindholm in un’intervista rilasciata ad Esquire: “Quando lavoriamo con fatti di natura criminosa realmente accaduti abbiamo a che fare con la vita vera di persone reali, pertanto dobbiamo assumerci una responsabilità verso i sopravvissuti, i parenti e le stesse vittime”.

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