Godzilla vs. Kong

Godzilla vs. Kong **

Dopo il debutto del Monsterverse con Godzilla di Gareth Edwards nel 2014, poi Kong: Skull Island di Jordan Vogt-Roberts nel 2017 e Godzilla II – King of Monsters di Michael Dougherty nel 2019, il quarto capitolo della saga, Godzilla vs. Kong arriva nelle sale americane e cinesi riaperte – e su HBO Max – con tutta la forza che la Warner può sostenere, in questo momento.

Così come accaduto per gli altri film, la regia è affidata ad un giovane regista indie, questa volta con qualche film horror in più sulle spalle, Adam Wingard.

La sceneggiatura è stata affidata ad una writers room di otto scrittori, coordinata da Terry Rossio (Pirati dei Caraibi), ma alla fine la firma del copione è stata attribuita a Max Borenstein, che ha lavorato a tutti i film della serie, ed a Eric Pearson, uomo di fiducia dei Marvel Studios, per cui ha scritto Thor: Ragnarok e il prossimo Black Widow, occupandosi tuttavia delle riscritture di Ant-Man, Spider-Man: Homecoming e i due Avengers dei fratelli Russo.

Peccato che queste venti mani al lavoro abbiano partorito un copione, che sembra scritto da un dodicenne, che incrocia lo scontro tra superpotenze di Batman v Superman di Snyder, alla verve distruttiva dei Transformers di Michael Bay, con elementi rubati a Pacific Rim di Del Toro.

Kong è rinchiuso dalla Dott.ssa Andrews, in una sorta di struttura di contenimento alla Truman Show su Skull Island, dei cui limiti è tuttavia consapevole.

Il suo unico vero rapporto è con una piccola orfana sordomuta, Jia.

Nel frattempo Godzilla distrugge i laboratori della Apex Cybernetics a Pensacola in Florida, forse attirato dagli esperimenti che il magnate Walter Simmons conduce con la figlia Maia e il braccio destro Ren, figlio del Dott. Ishiro Serizawa della Monarch.

La Apex coinvolge nei suoi misteriosi piani il Dott. Lind, teorico della Terra Cava, convinto che esistano, sotto la superficie terrestre, altre superfici concentriche, abitate o abitabili: Kong proverrebbe proprio da lì.

Trasportato il gigantesco primate in Antartide, dove è stato costruito un tunnel verso queste altre superfici, Lind e Maia Simmons con la Dott.ssa Andrews, la piccola Jin e Kong, si avventurano verso il centro della Terra.

Nel frattempo in superficie, Madison, figlia della Dott.ssa Russell, già protagonista del precedente Godzilla II – King of Monsters, assieme al tecnico complottista Bernie e all’amico Josh, cercano di scoprire perchè il kaiju ha attaccato la sede della Apex e cosa nascondono i piani di sviluppo della grande multinazionale.

In realtà le due linee narrative rappresentano solo un’esilissima trama, che consente le quattro grandi scene d’azione, con i due protagonisti, in un crescendo di distruzione e spettacolarità: se il primo assalto notturno di Godzilla a Pensacola è risolto in poche immagini, più centrate sulle conseguenze, lo scontro in mare tra i due mostri giganteschi in mezzo all’Oceano Pacifico, con portaerei, caccia militari ed enormi cargo, ambientato al tramonto è un piccolo grande gioiello d’azione furiosa, sopra e sotto il livello dell’acqua.

Forse il momento più impressionante dell’intero Monsterverse, che sembra uscito da uno dei quadri di Turner, per magniloquenza e uso della luce.

Gli ultimi due assalti sono posizionati alla fine, quando Godzilla raggiunge la sede di Hong Kong della Apex e Kong lo raggiunge dal trono della Terra Cava, per quello scontro finale, che ad un certo punto di interrompe, non si sa bene perchè. Forse perchè entrambi hanno una madre che si chiama Martha?

Poco male, perchè ci mensa il Mechagodzilla della Apex a costringerli ad un’alleanza momentanea.

La distruzione di Hong Kong non potrebbe essere più devastante. I tre mostri si muovo tra i grattacieli e la verticalità dell’isola cinese, senza alcuna misura. Neanche un ordigno nucleare potrebbe portare distruzione maggiore e anche se la regia di Wingard si concede qualche brevissima inquadratura dal basso, dal punto di vista ‘umano’, per lo più è la dimensione di questi giganti a rappresentare lo sguardo privilegiato del regista.

Peraltro, i nostri eroi si salvano tutti, pertanto, anche se qualche milione di hongkonghesi sono rimasti sepolti sotto le macerie, che sarà mai?

L’importante è aver sconfitto il malvagio Walter Simmons e i suoi piani criminali, grazie all’aiuto dei due mostri alleati.

Spettacolo per lo spettacolo. Il resto non conta. Questo è un grande show circense: l’occhio deve catturare la meraviglia.

E onestamente Wingard ci riesce bene: taglia corto tutte le parti di raccordo, che stanno tra il ridicolo, l’implausibile e il complottista, e ci regala il film più breve del Monsterverse.

La presenza umana in questo film è solo contorno e gli attori coinvolti sembrano esserne coscienti, recitando senza molta voglia un copione puerile, in cui sono tutti scienziati e in cui nessuno sembra mai porsi un dubbio o farsi una domanda, su quello che stanno realizzando.

Ma insomma, inutile suggerire interrogativi razionali, come detto, Godzilla vs. Kong è puro intrattenimento, che dura lo spazio dei suoi 113 minuti, ti fa dimenticare ogni cosa e non lascia nulla, purchè sia però visto a cinema, in tutta la sua maestosità. Sugli schermi casalinghi, sia pur sempre più grandi e luminosi, tra un messaggio e un’occhia a instagram, l’effetto è inevitabilmente diverso.

Grande successo in Cina, uscirà negli Stati Uniti in 3000 sale. Un record nell’anno della pandemia.

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