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Godzilla

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Godzilla **

La Legendary Pictures, specializzata in enormi blockbuster, prova a riportare in vita il mito di Godzilla, affidando la regia al giovane Gareth Edwards, che si era distinto per il pregevole Monsters, un film indie costato quanto un’unghia dell’attuale.

Il capostipite era firmato da Ishiro Honda e dalla Toho nel 1954 ed era un manifesto delle paure dell’atomica. Una sorta di esorcismo collettivo in un paese ancora traumatizzato dalle bombe di Hiroshima e Nagasaki.

Sono passati 60 anni esatti da allora e molti film, compreso il remake americano firmato Roland Emmerich nel 1998, che faceva però il verso a Jurassic Park, più che alla serie classica.

Alle prese con una mega-produzione internazionale con set in tutto l’Oceano Pacifico, Edwards si è scelto un cast di attori di primissimo livello, impegnati purtroppo a recitare la sceneggiatura piuttosto prevedibile di Max Borenstein.

Il film comincia nel 1999, in una remota miniera nelle Filippine, il cui improvviso collasso svela al suo interno i resti fossilizzati, altamente radioattivi, di un essere gigantesco. Una coppia di scienziati agli ordini di una segreta organizzazione governativa, il Dott. Ishiro Serizawa e la D.ssa Vivienne Graham, arrivano sul luogo per esaminare il mostro.

Nel frattempo lo scienziato Joe Brody (un omaggio allo Squalo di Spielberg?) è responsabile di una centrale nucleare in Giappone, quando una scossa sismica incomprensibile distrugge i reattori. Nell’incidente perde la vita la moglie Sandra.

Passano quindici anni e Brody è ancora in Giappone per cercare di capire i perchè di un disastro, mascherato da calamità naturale.

Con il figlio Ford, Navy Seal esperto in detonazione di ordigni, Brody si avventura nella zona di quarantena dell’incidente, fino alla sua vecchia abitazione, dove recupera i documenti di allora.

Scoperto e trascinato dall’esercito nella vecchia centrale, scopre che il Dott. Serizawa ha imprigionato una creatura chiamata Muto, che si nutre dell’energia nucleare.

Il mostro si libera però della gabbia costruitagli dall’esercito e fugge via anche grazie alle ali di cui dispone.

Nel frattempo in Nevada, nel magazzino delle scorie radioattive degli Stati Uniti, dove si custodiscono i residui delle scoperte filippine del 1999, un’altra creatura sembra essere fuggita via.

Presto Serizawa comprende che si tratta di un maschio ed una femmina che si nutrono di energia nucleare e che puntano dritti su San Francisco per accoppiarsi.

A ristabilire l’equilibrio biologico terrestre, violato da questi enormi mostri, ci penserà Godzilla, un anfibio dalle dimensioni mastodontiche che si dirige anch’esso in California.

A nulla valgono gli sforzi di esercito e marina per limitare i danni. La battaglia finale sarà fra le tre creature.

Edwards si mostra a suo agio anche con una mega-produzione come quella di Godzilla e rispetta fedelmente la tradizione, costruendo un film che riprende tutti i clichè degli originali.

Lo scienziato-cassandra, la famiglia in pericolo, l’esercito impotente, il sacrificio dei valorosi.

Ma alla fine quello che conta è la strapotenza del Dio Godzilla, venuto a ristabilire la supremazia della Natura sugli squilibri causati dall’uomo.

Il racconto è farraginoso, episodico e procede senza troppi slanci, fino al redde rationem nella baia di San Francisco.

Edwards cerca di non appiattire tutto in un profluvio di effetti speciali, come nella scena dei paracadutisti. Ma è poca cosa. Così come appare del tutto inutile scegliere Juliette Binoche per un ruolo di un paio di minuti e la coppia Ken Watanabe e Sally Hawkins, impegnata in tutto il film a sgranare gli occhi di fronte al mostro.

Quanto ai due giovani, Aaron Taylor Johnson ed Elizabeth Olsen, non è certo questo il film che li trasformerà in divi.

Lo stesso Bryan Cranston, nei panni di Joe Brody,  ha un ruolo puramente funzionale alla storia.

Il film sale di livello solo quando la forza degli elementi la fa da padrona. L’elemento umano rimane invece fragile e scosso, persino più che nei tradizionali blockbuster estivi.

In attesa dell’inevitabile sequel…

 

 

 

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