Song’e Napule

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Song’e Napule **

Con il loro quinto film i Manetti Bros. fanno finalmente centro: Song’e Napule è un poliziottesco piacevole e spassoso che, pur in un contesto di genere, si ritaglia uno spazio originale nel panorama asfittico del cinema italiano.

Tutto nasce da un’idea di Giampaolo Morelli, attore per i Manetti nella serie dell’Ispettore Coliandro: raccontare la storia di un poliziotto infiltrato in una band neomelodica e così portare alla luce un fenomeno di divismo autentico, popolare, magari limitato, ma in ogni caso significativo.

Il film comincia in Questura, dove il pianista disoccupato, Paco Stillo, grazie ad una raccomandazione di un noto assessore, si ritrova a chiedere di poter entrare in polizia. Due anni dopo Stillo è impiegato al deposito dei sequestri penali, quando il temuto commissario Cammarota, viene a recuperare un camion sospetto e sentendolo suonare casualmente il pianoforte, escogita un piano per catturare un pericoloso latitante, Serracane, che si nasconde alla giustizia da decenni. Stillo dovrà infiltrarsi nella band del cantante Lollo Love, che suonerà alla festa di matrimonio della figlia del boss Scornaienco, a cui pare che anche il misterioso e spietato Serracane parteciperà.

La squadra di Cammarota arresta senza motivo il tastierista di Lollo Love, mentre l’agente Stillo si trasforma nel pianista Pino Dinamite e dopo un provino sui genereis al calcio balilla e alla playstation viene accolto trionfalmente nella band. Stillo comincia a conoscere il mondo di Lollo Love, fatto di continue serate alle cresime, ai matrimoni, ai compleanni delle sue ammiratrici che lo tempestano di telefonate tutto il giorno. Nel frattempo Stillo si innamora della sorella di Lollo, Marianna.

In un crescendo che culminerà nella cerimonia a cui dovrebbe partecipare il latitante Serracane, l’agente Stillo dovrà fare i conti con la sua coscienza e con il senso del dovere, ma anche con l’affetto per Lollo e per Marianna, oltre che con la sua inettitudine a fare il poliziotto. Il film dei Manetti, sceneggiato con Michelangelo La Neve, è uno sguardo affettuoso e partecipe ad un mondo spesso trattato con sufficienza.

I due fratelli romani in trasferta a Napoli riescono a restituire tutta la genuinità del centro storico della città, in cui borghesia e popolo convivono fianco a fianco come non accade più quasi da nessun altra parte.

Con la stessa curiosità di Nanni Loy, ma con un tono certamente più scanzonato, i due autori sembrano essere perfettamente a loro agio nei vicoli della città come a Posillipo.

Alessandro Roja è l’agente Stillo, Giampaolo Morelli il divo Lollo Love, mentre Paolo Sassanelli è l’arcigno commissario Cammarota e Carlo Buccirosso è come sempre impareggiabile nei panni del Questore.

Partecipazione speciale di Peppe Servillo, sempre più a suo agio nei panni d’attore.

Abbandonati gli eccessi pop ed il postmodernismo fuori tempo massimo, in Song’e Napule prevale un tono affettuoso non solo verso un tipo di cinema che in Italia non si fa più, ma anche per una città che il cinema ha smesso di scoprire, fermandosi troppo spesso alle periferie di Scampia.

I Manetti guardano ai poliziotteschi di Di Leo, almeno quanto al musicarello degli anni ’60 ed alla tradizione della commedia di Monicelli e Risi, al gioco dei caratteri e degli equivoci, la sceneggiatura ne asseconda l’estro e la bravura degli interpreti, spesso poco utilizzati dal nostro cinema, rende credibile il racconto.

Una sorpresa.

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