Godzilla II – King of the Monsters

Godzilla II – King of the Monsters *1/2

Avevamo lasciato il possente Godzilla a San Francisco, inabissarsi nella baia, dopo aver sconfitto gli altri MUTO e salvato la Terra.

Ma nella distruzione della città californiana la Dott.ssa Russell ha perso il figlio più grande. Il marito non si dà pace, i due si separano e l’altra figlia, Madison, rimane con la madre.

La Russell lavora per l’agenzia MONARCH, che si occupa della ricerca, della localizzazione e degli studi sugli altri MUTO esistenti sul nostro pianeta, per cercare di trovare un modo per renderli inoffensivi, lavorando sul linguaggio.

Tuttavia la Russell ha un piano del tutto personale, diverso sia da quello della MONARCH che punta a contenere i giganteschi esseri preistorici, sia da quello del governo e dei militari, che vorrebbero semplicemente sterminarli.

Assieme al colonnello Alan Jonah, la Russell decide di liberare King Ghidorah, il drago a tre teste che sembra essere il capo di tutti i kaiju. Ma il piano eco-terrorista della dottoressa finirà presto travolto dalla potenza delle forze che ha scatenato.

Questo secondo capitolo del cosiddetto MonsterVerse della Warner, ispirato alla tradizione giapponese e ai film di Ishiro Honda, successivi alla Seconda Guerra Mondiale, il tentativo del regista e sceneggiatore Michael Dougherty è quello di radicalizzare ancora di più lo scontro, mettendo umani contro umani, padri contro madri, kaiju contro MUTO, agenzie governative contro agenzie private, moltiplicando così i motivi di conflitto e le occasioni drammatiche.

Peccato che la sceneggiatura pedestre del film, persegua questa tattica, senza una strategia complessiva

e alterni meccanicamente, set e ambientazioni con una scansione robotica, che comincia ad annoiare dopo 10 minuti.

Non solo, ma se gli scontri tra i titani catturano anche l’occhio dello spettatore, travolto dal risveglio di queste creature ancestrali e dalla loro apparente invincibilità, non appena il registro passa invariabilmente al dramma degli umani, il film cade in un buco nero di scrittura sciatta, dialoghi puerili, svolte narrative telefonate.

Il Dott. Russell non fa altro che guardare verso il cielo con sguardo stupefatto, senza mai avere un’idea di come contenere l’invasione e salvare la figlia dispersa, la Dott.ssa Russell invece ha il ruolo più idiota possibile, ovvero quello della madre vendicativa e della scienziata coscienziosa, che si rivela fuori di senno e quando il suo piano surreale si dimostra completamente irrealizzabile, non sa più bene cosa fare.

A salvare tutti, ovviamente la giovanissima Madison, interpretata da Millie Bobby Brown, la Eleven di Stranger Things, e Godzilla, vero King of the Monsters, soprattutto dopo un piccolo rinforzo nucleare americano.

L’uso di bombe all’idrogeno in questo film è così demenziale che dopo il lancio della prima, l’intero cast avrebbe dovuto essere sterminato. Invece, purtroppo per noi, sopravvivono tutti.

Già il Godzilla di Gareth Edwards aveva una struttura narrativa elementare. Ma l’idea di questo secondo capitolo è quella di replicarla e pantografarla, senza cambiare nulla: e allora ecco lo scienziato-cassandra, la famiglia in pericolo, l’esercito impotente, il sacrificio dei valorosi.

Tutto uguale, con più mostri e più scontri, trasportando la storia dalla costa ovest a quella est, ma senza uscire dagli States: Boston prende il posto di San Francisco. E viene ugualmente rasa al suolo. Tutto qui.

Questo Godzilla II è un ammasso pantagruelico di urla, stridore, effetti, che trova una sua dimensione visiva, solo quando mostra la potenza esagerata dei MUTO, creando anche qualche buon affresco apocalittico. Per il resto è intrattenimento dozzinale, sconclusionato e vuoto.

Peccato invece che non si veda Kong, introdotto con bella ribalderia, in Skull Island due anni fa. Quello era un film che giocava giustamente con l’iconografia classica del mostro, ribaltandone l’assunto, pescando a piene mani nel cinema d’avventura e costruendo un racconto minimo, ma efficace.

Ma ci sarà spazio per lui nei prossimi capitoli di quella che si annuncia come una lunga saga, a giudicare dalla solita stucchevole scena alla fine dei titoli di coda.

Soporifero.

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