Spider-Man: un nuovo universo

Spider-Man: un nuovo universo ***1/2

Nato dalla fantasia, dalla competenza enciclopedica e dalla passione sfrenata di Phil Lord e Chris Miller, questo Spider-Man: un nuovo universo è un piccolo capolavoro, capace per una volta di fondere il segno bidimensionale dei comics e quello dell’animazione cinematografica tridimensionale, in una sintesi mirabile, che lascia sbalorditi persino coloro, che non hanno dedicato la loro adolescenza a sfogliare i lavori di Kirby, Ditko e Buscema.

Dopo un prologo di rara efficacia, che in un paio di minuti riassume e stravolge la storia dello Spider-Man cinematografico, per come Sam Raimi ce l’ha raccontata, il film ci fa conoscere il suo protagonista, Miles Morales, un ragazzino afro-ispanico, con un padre poliziotto, che non sopporta l’uomo ragno, e lo mette sempre in imbarazzo. Lo vediamo incerto e solitario nella sua nuova scuola chiamata Visions: il suo migliore alleato è lo zio Aaron Davis, che lo asseconda nella sua indole da street artist. Una notte però, dopo aver disegnato un enorme graffito, in una stazione abbandonata della metropolitana newyorkese, Miles viene punto da un ragno radioattivo e comincia a manifestare strani poteri.

Tornando nella metro, la notte successiva, per cercare risposte, assiste alla battaglia di Spider-Man con Kingpin e altri villain. Durante lo scontro si apre una porta spazio-temporale, che produce effetti imprevedibili…

Il racconto di Lord & Miller nasce dal personaggio, creato per i fumetti Marvel da Brian Michael Bendis e dalla romana Sara Pichelli, nonchè dalla consapevolezza che gli elementi essenziali della storia di Spider-Man sono sempre gli stessi, conosciuti da tutti. Non solo quelli immaginati da Stan Lee nei fumetti, ma anche quelli resi iconici dalla prima trilogia cinematografica e dalle tante incarnazioni diverse dell’uomo ragno.

Raccontare quindi un nuovo Spider-Man è impresa impari. Ma, contrariamente a quanto avvenuto con l’ultimo Homecoming, che eliminava radicalmente il problema, eludendo il confronto, qui invece i due sceneggiatori decidono di giocare fino in fondo con quel clichè, moltiplicandone e ribaltandone gli effetti.

Se l’idea post-moderna del raddoppiamento e rispecchiamento delle origini e delle identità è interessante, ma non certo così innovativa, Un nuovo universo è un lavoro invece straordinariamente audace, per come lavora sulle strutture grafiche dei fumetti e sul ritmo interno di quella narrazione.

L’unico che ci aveva provato in passato era stato Ang Lee nel suo Hulk, ma il suo era un artificio retorico di puro montaggio, con le sequenze che rispecchiavano la scansione in tavole. Nessuno l’aveva seguito.

Un nuovo universo si spinge molto oltre: innanzitutto incorpora i retini, le sfocature nelle colorazioni di una volta, le onomatopee e i pop up, capaci di inserirsi e dialogare magnificamente con musica e dialoghi.

I più appassionati ritroveranno molti segni distintivi dei fumetti: a cominciare dai famosi dots di Kirby, dalla rappresentazione di Kingpin che sembra uscita da Daredevil: Amore e guerra, così come il Peter Parker originale sembra arrivare diritto dalle tavole di Ditko.

La perfezione fredda delle tecniche digitali è stata accantonata in favore di un’animazione che prevede solo 12 fotogrammi al secondo invece di 24, priva di motion blur, con una prevalenza del segno a mano libera.

Ma proprio quando il film sembra aver chiarito le sue intenzioni e fatto sfoggio di una competenza maniacale e raffinatissima sul piano visivo, ecco che i suoi autori moltiplicano i piani narrativi e spazio-temporali, introducono alcuni personaggi del multiverso di Spider-Man, sperimentando varianti infinite, in un continuo rilancio stilistico, che va dal bianco e nero al manga, fino al segno esagerato dei cartoons, senza trascurare neppure l’animazione pittorica ed impressionista, nella scena della fuga nel bosco di aceri.

Lord e Miller creano un perfetto cortocircuito estetico, in cui l’animazione richiama il disegno originale, che a sua volta è influenzato dal cinema e dalla cultura visiva del XX e XXI secolo. Spider- Man: un nuovo universo è davvero il primo film che mostra cosa sia la Marvel oggi, ovvero un repertorio pressochè infinito di suggestioni narrative, di stili, di personaggi, senza più barriere tra carta, schermo e animazione.

Una sorta di meta-testo imprescindibile, per tutti coloro che vorranno cimentarsi con i cinecomics.

Non diciamo di più per non rovinare la sorpresa di chi andrà a vedere il film, ma si tratta di un lavoro che unisce una conoscenza sofisticatissima delle fonti e una scatenata fantasia creativa, che non si arresta neppure sui titoli di coda, come da tradizione cinematografica Marvel.

Ci sarebbe poi da aprire un intero capitolo sulle voci originali scelte per il film, una più indovinata dell’altra, non solo dal punto di vista puramente tecnico, ma per il significato che la loro presenza dà al personaggio rappresentato sullo schermo: dal rapper Shameik Moore per Miles a Hailee Steinfeld per Gwen, da Chris Pine per l’originale Peter Parker fino a Mahersala Ali per lo zio Aaron, da Liev Schreiber per Kingpin fino a Nicolas Cage per lo Spider-Man Noir.

Guardando il film, firmato da Bob Persichetti, Peter Ramsey e Rodney Rothman, viene da chiedersi davvero perchè ci siano voluti quasi vent’anni di cinecomics, per arrivare finalmente ad un’opera di questo livello, capace di intrattenere un pubblico di tutte le età e di riflettere parallelamente in modo così acuto e intelligente sui suoi clichè narrativi e sulle sue modalità espressive.

Chissà che questo Spider-Man e il dittico degli Avengers, Infinity War & Endgame, non segnino davvero la fine della fase adolescenziale del genere e l’ingresso in una stagione più matura e riflessiva.

Da non perdere.

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