Destroyer. Recensione in anteprima!

Destroyer **1/2

Presentato in anteprima a Telluride e poi al Noir in Festival, Destroyer è il nuovo film di Karyn Kusama (Girlfight, The Invitation), scritto da Phil Hay e Matt Manfredi e distribuito da Annapurna negli Stati Uniti.

Hard-boiled metropolitano e losangelino, è interpretato da una Nicole Kidman quasi irriconoscibile, nei panni di una detective alla deriva dell’LAPD, Erin Bell.

Il film si apre e si chiude sui suoi occhi cerchiati da notti insonni, alcol, una vita sbandata e un incubo del passato che torna a farle visita. Diciassette anni prima, giovane vice sceriffo si era infiltrata con un agente dell’FBI, Chris in una banda di rapinatori di banche. Oggi si ritrova con un cadavere riverso in un parco e dei dollari segnati di viola che sembrano riportarla indietro nel tempo.

Destroyer si muove su un doppio registro temporale. Frammentando il racconto la Kusama cerca di raffreddare un materiale incandescente, in favore della costruzione progressiva di un personaggio del tutto inconsueto, un poliziotto battuto dalla vita, costretto a fare i conti con i suoi fantasmi.

Se nel presente Erin sembra sbandare paurosamente, sofferente di un ansia esistenziale oltre che fisica, alle prese con una figlia adolescente che sta con un poco di buono, un ex marito che la sopporta a stento e una serie di colleghi che la considerano solo una poco di buono, nel passato il film ricostruisce un pezzo alla volta il rapporto tra Erin e Chris, i due agenti sotto copertura, sempre più coinvolti nelle imprese criminali e dalla loro storia di copertura, da rendere sempre più sottile il confine tra realtà e rappresentazione.

Essere una coppia sotto copertura diventa ogni giorno più insostenibile, fino a che la vita si prende la sua rivincita.

Nel presente invece Erin si mette in cerca di Silas, il boss di un tempo, sparito dopo una rapina finita male e che sembra riapparso con il suo carico di soldi sporchi e connivenze compiacenti.

Rintracciando uno dopo l’altro i membri della vecchia banda, Erin va a caccia di verità e vendetta, senza arrestarsi di fronte a nulla. Masturba un malato terminale, rapisce una donna mettendola nel bagagliaio della sua auto, picchia un avvocato corrotto, mente ai suoi colleghi.

Nello stato ipnotico e febbrile in cui sembra muoversi, in cui ogni dolore sembra essere poter essere soffocato dall’alcol, Erin si fa strada nella notte losangelina e nelle sue strade pericolose, armata di una determinazione che non conosce ostacoli.

Si sentono echi del cattivo tenente di Ferrara e del cinema amorale di Friedkin, nelle gesta di Erin Bell, solo che lo scarto è paradossalmente ancora maggiore, proprio perchè la protagonista questa volta è una donna.

Quello della Kusama è un crime drama viscerale, bruciante, che lascia sul campo solo sconfitti, incapaci di uscire dal ruolo che il destino ha previsto per loro. Destroyer è in fondo anche un racconto sull’impossibile elaborazione del lutto, sulla persistenza del trauma, che non ci abbandona mai, che non riesce mai a trovare una pacificazione.

Vestita con jeans e giacca di pelle, il volto devastato da lentiggini e occhiaie, i capelli grigi e arruffati, la Kidman è quasi irriconoscibile dietro il trucco che la Kusama ha scelto per lei: quella di Erin è una via crucis che non prevede redenzione. L’attrice australiana si carica il film sulle spalle e ne sopporta il peso con stoica determinazione.

Un’altra prova maiuscola, che da sola vale il prezzo del biglietto, in un film che gioca con il genere senza concedere molto ai suoi spettatori, rimanendo sempre disturbante, poco rassicurante, infedele.

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