Alla ricerca della famiglia, tra Lady Bird e Here and Now

Al centro della vita americana ci sono la fede e la famiglia, non il governo e la burocrazia
dal Discorso sullo stato dell’Unione di Donald Trump, 2018

Questi primi mesi del 2018 ci hanno portato il racconto di due (forse sarebbe più esatto dire tre) famiglie americane, in opere per diversi motivi molto attese dal pubblico: Lady Bird, film pluripremiato ai Golden Globe e la serie HBO Here and Now, nelle premesse una delle più interessanti dell’anno, se non altro per il cast stellare (Tim Roth e Holly Hunter) e il ritorno di Alan Ball (Six feet Under, True Blood).

Nel film Lady Bird, Greta Gerwig, al suo primo lungometraggio, racconta la storia di una giovane adolescente, Christine (una convincente Saoirse Ronan) che si fa chiamare da tutti Lady Bird.

Come in tutte le adolescenze, il primo rifiuto è verso la propria famiglia.

Quella di Lady Bird è una famiglia multietnica che ci fa toccare tutto il peso della quotidianità per la working class americana: il padre (Tracy Letts) rimane disoccupato dopo i 50 anni; la madre (Laurie Metcalf) non si risparmia, lavorando come infermiera su turni massacranti; il fratello, nonostante la laurea, fa il cassiere in un supermercato insieme alla fidanzata, mentre cerca un’occupazione migliore. La speranza di fermarsi solo momentaneamente “dalla parte sbagliata della ferrovia” è presto naufragata e quella che doveva essere una casa temporanea alla periferia di Sacramento è diventata l’unico orizzonte percorribile. Un’abitazione semplice, quasi spoglia, in cui, anche se i sogni di successo si sono assopiti, le emozioni rimangono vive. Sono queste emozioni a sedimentare nella mente e nel cuore di Lady Bird e a riaffiorare quando sarà lontana da casa. La ragazza, come da copione adolescenziale, non riesce infatti ad avere consapevolezza della bellezza dei momenti trascorsi con la propria famiglia. Non riesce nemmeno a vedere i problemi di chi le sta vicino, impegnata soltanto nella ricerca di una qualche forma di accettazione sociale e nella realizzazione dei propri desideri. E’ come se un velo le oscurasse lo sguardo per gran parte del film; quel velo si infrangerà però a New York, quando Lady Bird, dopo una sbronza si ritroverà, sola, in una stanza d’ospedale. Sola con il suo vero nome impresso sul braccialetto di accettazione: Christine.

Film che mira all’effetto della prosa di Carver: essenziale, fatto di cose quotidiane, rivelatore. Risulta però troppo educato e pettinato per lasciare nello spettatore qualcosa di più di una sensazione. Là dove cerca di andare oltre, di analizzare o scavare, il film infatti perde mordente. La rappresentazione non riesce quasi mai a staccarsi dal fondo di innocenza e di semplicità e anche dove si evidenziano dissonanze e situazioni limite, come la depressione del padre di Lady Bird, non emergono in modo manifesto, ma restano piuttosto sottotraccia, edulcorate e non drammatizzate (nel senso di rappresentate) in tutte le loro potenzialità.

La serie Here and Now sembra al contrario fatta di idee più che di cose; di desideri, interpretazioni o allucinazioni più che di vita quotidiana.

Una coppia di hippy imborghesiti, interpretati da Tim Robbins e Holly Hunter, sessantenni di successo ma depressi, hanno costruito una famiglia multietnica con tre figli adottivi e una figlia naturale. Loro stessi la definiscono come “un esperimento”. La presunta malattia mentale e/o poteri mistici di uno dei ragazzi, Ramon (Daniel Zovatto) avvia una serie di eventi che consente di analizzare le vite di tutti i membri della famiglia e di intrecciarle con quelle della famiglia musulmana dello psicologo che ha in cura il giovane Ramon.

Ci troviamo di fronte a due famiglie molto diverse da quella di Lady Bird, con una condizione economica benestante, con un grado di cultura elevato e con posizioni sociali rilevanti. Anche qui però si annida il demone dell’insoddisfazione, esplorato in modo dettagliato e approfondito, in tutte le sue declinazioni. Se i due genitori sono vittime della loro stessa intelligenza e Ramon soffre di allucinazioni, gli altri figli non se la passano meglio: la liberiana Ashley (Jerrika Hinton) ha un marito adorabile, ma sembra non accettare fino in fondo né se stessa né la propria vita coniugale; il vietnamita Duc (Raymond Lee) è un terapista allergico alle relazioni sentimentali che non ha superato le fratture legate alla sua infanzia. L’unica figlia biologica, la minore Kristen (Sosie Bacon) è alle prese con la scoperta del sesso tipica dell’adolescenza. Non che la famiglia del Dott. Farid Shokrani (Peter Macdissi) se la passi meglio: i rapporti interni alla famiglia dello psicologo sono piuttosto positivi, ma è il rapporto con l’esterno a catalizzare i contrasti, sia per l’ostentata religione musulmana che per l’orientamento sessuale, ibrido, del figlio Navid.

I personaggi di questo show si crogiolano nel loro benessere e nella loro intelligenza, finendo per crearsi da soli molti dei problemi personali, politici, culturali e spirituali che si trovano ad affrontare. A volte la sensazione è che vadano in cerca di qualche criticità per rendere la propria vita più interessante. Là dove in Lady Bird il problema era la situazione, qui il problema è soprattutto l’interpretazione. Alan Ball ha dichiarato di non voler realizzare un dramma su di una famiglia americana bianca e per questo si è affidato alla HBO, canale tradizionalmente sensibile alla narrazione coloured. Obiettivo: dare risposta alla domanda “chi è l’altro?” oggi negli USA. C’è però qualcosa di troppo costruito e politically correct sia dal punto di vista razziale che sessuale nella risposta a questa domanda. La serie cerca una profondità, anche nelle conversazioni quotidiane, che restituisce un’idea di artefatto e di costruito lontana mille miglia (e forse anche di più) dalla realtà quotidiana. Nello show, che vuole essere inclusivo e attuale, vengono trattati argomenti urgenti dal punto di vista sociale, ma senza armonia e per lo più affidandosi ai dialoghi piuttosto che all’azione drammatica. L’effetto che ne risulta è qualcosa di freddo, intellettuale e che finisce per penalizzare lo spettacolo, lasciando la sensazione di assistere ad una lezione più che ad uno show. Here and Now riprende le tematiche già trattate da Alan Ball nei suoi precedenti lavori (i legami familiari di Six Feet Under, il perturbante sotto la superficie di American Beauty, l’accettazione e l’integrazione del diverso sviluppati in True Blood), ma alza la posta in gioco inserendo nella contemporaneità i personaggi. Ed è qui che perde la partita.

Che caratteristiche comuni hanno queste due famiglie? Sono strutture in cui le donne assolvono ad un ruolo determinante, come motori delle attività e punti di riferimento: gli uomini sembrano più deboli, spaesati, incerti nel definirsi un ruolo. Se in Lady Bird il padre riesce a trovare una propria identità nel sostenere la figlia e nel mediare tra due caratteri che lui stesso definisce “forti”, in Here and Now Tim Robbins appare travagliato e lacerato molto più di tutti gli altri. Egli non rappresenta un punto di riferimento e non svolge, peraltro volutamente, alcuna funzione all’interno della struttura familiare se non quella di controcanto della moglie.

In entrambe le storie sono molto forti i riferimenti alla politica e alla società americana. Di certo c’è un disprezzo ostentato verso i Repubblicani, a prescindere da questioni di merito. E’ un disprezzo ideologico, per quanto espresso da punti di vista diversi: quello della working class e quello della classe intellettuale. Che poi il Presidente Trump sia considerato ancora peggio della media dei Repubblicani, questo rafforza la posizione degli autori verso l’attuale amministrazione statunitense, ma la critica resta fine a se stessa, non si traduce in spunti di rilevanza narrativa.

In entrambe le opere quindi, per ragioni diverse gli autori non riescono a scavare nel fondo vero e reale della famiglia americana, proprio come i Liberal non sono riusciti a raggiungere le pieghe dell’anima profonda del Paese. La sensazione è che, per quanto si tratti di piani differenti, l’errore intellettuale sia lo stesso: avere la pretesa di poter inquadrare le dinamiche sociali in categorie, separando in modo netto il bene dal male, piuttosto che rappresentarle nel loro procedere senza un (unico) senso. In entrambe le rappresentazioni abbiamo sempre la sensazione che qualcuno ci stia portando da qualche parte, in virtù di una (pretesa) conoscenza superiore delle regole che determinano la vita sociale americana: ma è proprio questo che riduce la rappresentazione a stereotipo (Here and Now) o ad una tonalità monocorde (Lady Bird).

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