The Big Sick

The Big Sick **

Presentato in anteprima al Sundance e poi al SXSW di Austin, prima di vincere il premio del pubblico a Locarno, The Big Sick è la quintessenza della commedia agrodolce da festival, non a caso prodotta da Judd Apatow, padrino di un’intera generazione di attori, stand up comedian e sceneggiatori, negli ultimi vent’anni.

Questa volta alla regia c’è Michael Showalter, a sua volta un attore, alla sua terza prova dietro la macchina da presa. Ma se c’è un autore di The Big Sick, quello è certamente Kumail Nanjiani, protagonista assoluto del film e sceneggiatore, assieme alla moglie Emily V.Gordon, di una storia in gran parte autobiografica.

Kumail, nato a Karachi in Pakistan, emigrato con la famiglia a Chicago, negli Stati Uniti, all’età di diciotto anni, è iscritto a giurisprudenza, si mantiene guidando per Uber e sogna di diventare un comico, uno di quelli che in America si chiamano stand up comedian.

La sera si esibisce in un locale, assieme ad altri aspiranti attori, perfezionando il suo numero. Nel frattempo lavora ad un one man show ancora più personale, sulla storia di un ragazzino cresciuto in Pakistan.

Una sera il suo numero viene interrotto da una ragazza del pubblico: tra i due scoppia la passione e finiscono per innamorarsi. Emily però è bionda e americana, mentre la famiglia di Kumail, come da tradizione, intende combinare il matrimonio del figlio, con una ragazza pakistana.

Quando Emily scopre, a casa di Kumail, la scatola di latta dove tiene le foto e i numeri di telefono di tutte le donne che la madre gli ha presentato, capisce che la loro storia non può avere un futuro.

Le cose cambiano però radicalmente, quando Emily si ammala di un’infezione ai polmoni e viene ricoverata in ospedale in gravi condizioni.

Nanjiani e la Gordon raccontano se stessi, la loro storia e il film respira la sincerità della loro ispirazione, ma The Big Sick resta un film intimo, personale, un po’ troppo chiuso in se stesso.

Il conflitto tra la famiglia pakistana e il protagonista viene raccontato in modo molto tradizionale. La simpatia degli attori coinvolti evita cadute di tono, ma il film è complessivamente prevedibile, anche nella sua parte drammatica.

The Big Sick rimane confinato nel suo alveo di genere, quello della commedia romantica con malattia annessa, a cui si aggiungono i riferimenti culturali esotici, che fanno tanto politically correct.

Showalter indovina il cast attorno a Kumail, sia quello pakistano, sia quello americano, con la brillante e lacrimevole Zoe Kazan, abbonata al ruolo di fidanzata imperfetta, e la coppia Ray Romano & Holly Hunter in quelli dei suoi genitori. Eppure la sua regia è completamente inerte, miope, di puro servizio, senza mai una mezza idea di messa in scena.

The Big Sick è un film rassicurante, modesto, costruito per piacere un po’ a tutti, di stampo tipicamente televisivo, liberal solo all’apparenza e invece profondamente conservatore: basterebbe osservare come sono descritte le due famiglie, per capire che, sull’altare della commedia, si è sacrificata la complessità, in favore dello stereotipo.

Se cercate una vera commedia indie, intelligente, coraggiosa, ancorata profondamente al nostro tempo, recuperate il bellissimo The Florida Project di Sean Baker con Willem Dafoe. Non ve ne pentirete.

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