Free Fire. Recensione in anteprima!

Free Fire *1/2

Accolto come un enfant prodige del cinema di genere, dopo i primi due successi di culto, fra thriller e horror, Down Terrace e Kill List, Ben Wheatley era approdato alla Quinzaine nel 2012, con il suo terzo film, la commedia nerissima Sightseers – Killer in viaggio.

Da allora tuttavia la sua carriera sembra essersi arenata fra improbabili e curiosi esperimenti in costume e in bianco e nero (A Field in England), adattamenti impossibili, da opere troppo datate (High-Rise, tratto da Il condominio di Ballard).

Free Fire, annunciato come un ritorno alle atmosfere pulp degli esordi, con una storia ambientata negli anni ’70, è tuttavia l’ennesima enorme delusione. Un film film tutto ripiegato su se stesso, inutilmente claustrofobico, che non riesce a sfruttare per nulla la concentrazione di luogo, tempo e azione.

Siamo a Boston nel 1978, nel pieno della tensione in Irlanda del Nord.

Due membri del’IRA Chris e Frank, assieme a due spiantati, Stevo e Bernie, convergono in un magazzino abbandonato dove dovrebbero acquistare una partita di armi da inviare in Europa.

La bionda Justine è la loro intermediaria, mentre il barbuto Ord è il garante dell’accordo. All’interno del magazzino li attende Vernon con la sua banda: Martin, Harry e Gordon.

Le armi promesse sono quelle sbagliate, ma, nonostante la tensione, l’accordo si trova, quando improvvisamente Stevo riconosce in Harry l’uomo che l’ha pesato a sangue il giorno prima, per aver abusato della cugina.

La tensione cresce sempre di più e con tante armi e denaro sul campo, iniziano a partire i primi colpi…

Il film rimane quindi bloccato all’interno del magazzino con le due parti e gli intermediari a spararsi addosso per quasi 90 minuti: ovviamente tutti hanno una pessima mira e una resistenza ai colpi proverbiale, altrimenti il film sarebbe terminato nel tempo di un corto.

E invece chiacchiere e pallottole si sovrappongono senza sosta, mentre la noia diventa insopportabili e i tarantinismi fuori tempo massimo, lasciano il tempo che trovano.

Il tentativo di emulare la tensione spasmodica e i dialoghi urticanti delle Iene, fallisce miseramente, semplicemente perchè Whatley non una sola idea originale per il suo Free Fire e finisce per sprecare anche un cast che avrebbe meritato qualcosa da dire o da fare: Cillian Murphy, Armie Hammer, il premio Oscar Brie Larson, Sharlto Copley, Noah Taylor e Sam Riley, sembrano capitati nel film per puro caso e lo attraversano con la convinzione che di solito dedicherebbero a recitare in uno spot tv giapponese.

La fotografia giallognola e allucinata di Laurie Rose è debitrice dell’estetica degli anni ’90, più che di quella granulosa e satura delle pellicole degli anni ’70.

Il film è un giochino costoso a somma zero, che si dimentica senza ricordi. Un segno imbarazzante dell’involuzione di un regista troppo innamorato di sè e del proprio (presunto) talento.

L’uscita italiana è prevista per il 26 ottobre.

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