Amare, bere e cantare: addio ad Alain Resnais

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Se n’è andato nella notte a Parigi, dopo 91 anni di cinema travolgente, Alain Resnais.

Dopo un lunga gavetta nel cinema documentario, Resnais esordisce nel lungometraggio nel 1959, all’età di 37 anni con Hiroshima Mon Amour, scritto con Marguerite Duras.

Il film è considerato uno dei primi della Nouvelle Vague, ma Resnais non aderirà mai pienamente al movimento di Bazin, Godard e Truffaut, traendo ispirazione piuttosto, così come Agnes Varda, Chris Marker e George Franju, dal Nouveau Roman e dai suoi autori.

Secondo una famosa definizione di Truffaut i cineasti moderni si dividevano in due gruppi differenti, riconducibili ai Lumiere e a Delluc: « Je crois qu’il y a deux sortes de cinéma, la branche Lumière et la branche Delluc. Lumière a inventé le cinéma pour filmer la nature des actions […], Delluc, qui était un romancier, a pensé que l’on pouvait utiliser cette invention pour filmer des idées, ou des actions qui ont une signification autre que celle évidente, et puis éventuellement lorgner vers les autres arts. La branche Lumière : Griffith, Chaplin, Stroheim, Flaherty, Gance, Vigo, Renoir, Rossellini, Godard. La branche Delluc : Epstein, L’Herbier, Feyder, Grémillon, Huston, Astruc, Antonioni, Resnais. Pour les premiers, le cinéma est un spectacle, pour les seconds, il est un langage.”

La distinzione oggi è piuttosto discutibile, ma restituisce il clima culturale dei primi anni ’60.

Notte e nebbia, L’anno scorso a Marienbad – scritto da Robbe-Grillet – Muriel e La guerra è finita lo consacrano autore tra i più personali e iconoclasti. Il racconto si frantuma, il tempo si spezza, la messa in scena anti-naturalistica prevale sull’esigenza documentaristica. Impegno politico e sperimentalismo si fondono in un linguaggio personalissimo e di grande suggestione visiva.

L’insuccesso di Je t’aime je t’aime lo spingeranno all’esilio negli Stati Uniti, rotto dal ritorno al cinema dopo oltre cinque anni con Stavisky, a cui segue Providence e Mon oncle d’Amerique.

Con La vita è romanzo del 1983 comincia la lunghissima ultima fase della sua carriera. Forma un gruppo d’attori stabile, che ritorna di film in film, guidato da Sabine Azema – sua compagna anche nella vita – assieme a Pierre Arditi ed André Dussolier.

Altro incontro fondamentale della sua carriera è quello con il commediografo inglese Alan Ayckbourn, i cui lavori saranno adattati per il grande schermo da Resnais ben tre volte, in Smoking/No smoking, Cuori e nell’ultimo Aimer boire et chanter.

Tra i suoi ultimi film ci piace ricordare almeno la meravigliosa leggerezza di Parole, parole, paroleGli amori folli, che vi invitiamo a recuperare assieme ai capolavori degli anni ’60, in attesa di poter ammirare anche sugli schermi italiani il suo testamento spirituale, quell’Amare, bere e cantare che ha illuminato il Festival di Berlino solo pochi giorni fa.

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