Venezia 2013. Gerontophilia

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Gerontophilia *1/2

Furbo, furbissimo questo Bruce LaBruce: dopo il dittico porno-zombie (Otto e L.A.Zombie), porta alle Giornate degli Autori un film molto più mainstream, che pretende di raccontare la passione di un giovane infermiere per un suo paziente ottantaduenne nero e omosessuale, con un equilibrio impossibile tra momenti espliciti, grevi e francamente imbarazzati e una commedia sottile alla Harold e Maude.

Ne viene fuori un pasticcio che piacerà forse solo agli adepti del culto del videomaker canadese, ma che rimane incomprensibile per gli altri.

Il film è debole e risaputo narrativamente e involontariamente ridicolo nelle scene in cui esplode la passione incredibilmente fisica tra il diciottenne e l’ottuagenario.

Nemmeno LaBruce sembra crederci più di tanto, mettendo tutto in burla, persino la morte.

L’unico personaggio che avrebbe meritato un film, tra quelli di Gerontophilia è la fidanzata del protagonista, ossessionata dalle eroine rivoluzionarie, delle quali recita a memoria una lunga lista curiosa e discutibile, nella quale finisce per trovare spazio – a suo modo – anche il giovane infermiere.

Da dimenticare…

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