Venezia 2013. Tracks

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Tratto dal romanzo omonimo di Robyn Davidson, scritto alla fine degli anni ’70 e diventato un bestseller internazionale, il film di John Curran è il racconto della grande avventura della protagonista, decisa a dare un senso alla sua vita tormentata da troppe perdite, imbarcandosi in un viaggio impossibile: attraversare il deserto australiano da sola, con il solo conforto di quattro cammelli ammaestrati e del suo cane Diggy.

Tracks comincia nel 1975 quando la protagonista abbandona le incertezze degli studi e della ricerca di un lavoro, per dare un senso alla propria esistenza. Si trasferisce in una piccola cittadina dove impara ad addestrare i cammelli e lavora per poterne acquistare tre da portare con se nel viaggio. Occorrono quasi due anni per partire ed i soldi del National Geographic che in cambio le affianca un giovane fotografo che la seguirà a distanza per immortalare le tappe più significative del suo viaggio.

Così come anche in Into the wild, la ricerca di sè non può prescindere dalla necessità dell’incontro. Ma mentre il protagonista del film di Sean Penn se ne accorgeva troppo tardi, in punto di morte, la Robyn di Tracks non può farne a meno e la riuscita della sua impresa nasce da questa consapevolezza.

Robyn sopporta all’inizio con fastidio evidente l’intrusione del fotografo, Rick, ma poi finisce per capire che è il suo più grande alleato.

Si fermerà da una prima tribù aborigena, quindi si farà accompagnare nella terra sacra da uno dei più anziani del villaggio, da cui imparerà molto.

Nel corso del viaggio incontrerà curiosi, turisti, giornalisti invadenti, conoscerà l’ultimo avamposto bianco prima del deserto e troverà conforto, allo stremo delle forze, in una coppia di anziani.

L’eco della sua vita precedente ritorna nelle notti solitarie in forma di flashback: il suicidio della madre, l’abbandono del padre.

Il film di Curran segue la sua protagonista in un viaggio tipicamente seventies, tra la sabbia rossa del deserto e il sole a picco sulla testa, con il miraggio del mare da raggiungere solo alla fine.

Il regista evita di caricare di troppe attese e di troppi eventi un viaggio che come sempre è simbolico e formativo ed il film ne guadagna in rigore e coerenza narrativa.

Mia Wasikowska è una protagonista credibile e indovinata, capace di rendere appassionante e coinvolgente un viaggio nel quale una certa misantropia e la ricerca di sè sono parti essenziali: la prima seria candidata alla Coppa Volpi.

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