Venezia 2013. Via Castellana Bandiera

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Via Castellana Bandiera **1/2

Primo film del concorso ufficiale e primo film italiano, Via Castellana Bandiera è scritto, diretto e interpretato da Emma Dante che l’ha tratto dal suo romanzo omonimo.

Due auto in un vicolo troppo stretto: siamo in Sicilia e nessuna delle due vuole spostarsi o fare marcia indietro.

Alla guida due donne: Samira e Rosa.

Samira è un’anziana di origini albanesi, che sta portando a casa la propria famiglia, dopo una giornata passata sulla tomba della figlia, morta prematuramente.

Rosa è con Clara, dovrebbero raggiungere il matrimonio di un amico, ma non ci arriveranno mai. Le due donne stanno assieme, ma il loro rapporto si sta frantumando.

Le auto ferme, il sole caldo dell’estate, gli animi che si surriscaldano sempre più: non ci sono torti o ragioni, solo la volontà di mantenere il punto, di non subire, quello che con il passare dei minuti sembra sempre di più una resa.

La faccenda si complica, la famiglia di Samira è più testarda di lei, i vicini cercano di mettersi in mezzo prima e di lucrarci poi. L’incidente non è che l’ultimo di una serie…

Il film di Emma Dante cerca di rendere interessante il confronto che ha naturalmente un aria da western improprio. La regista non sollecita troppo esplicitamente letture alte, ma rimane sui volti delle sue donne e dei suoi uomini, tutti impegnati in un gioco senza alcun senso. Uno spreco di energie e di durezza da cui nessuno può uscire vincitore.

Eppure non ha il coraggio di rendere simbolico ed astratto lo stallo irrisolvibile e finisce per dare una biografia alle sue donne: Samira sta elaborando il lutto impossibile della morte della figlia e Rosa conosceva già via Castellana Bandiera, ci era stata mmolte volte da bambina.

Elementi che nulla aggiungono alla dimensione metafisica di un racconto potenzialmente esplosivo nella sua staticità.

Così invece ogni lettura metaforica è possibile. Via Castellana Bandiera è la Sicilia immobile e arcaica? E’ il nostro paese che spreca il suo tempo ed il suo talento a discutere del nulla sull’orlo dell’abisso? E’ lo specchio delle nostre famiglie, incapaci di parlarsi e di capirsi? E’un racconto di donne forti e cocciute, simbolo di un nuovo matriarcato?

Un esordio interessante, che merita di essere visto in sala, ambizioso e originale.

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