Cannes 2013. Il passato

Il passato

Il passato – Le passé ***1/2

Asghar Fahradi, dopo il successo travolgente di Una separazione, ha potuto girare in Francia con un cast tecnico ed artistico completamente nuovo.

Aiutato dalla fotografia di Mahmoud Kalari, Farhadi ci restituisce una Parigi irriconoscibile, ordinaria, fatta di squarci metropolitani e interni oppressivi. Solo all’inizio vediamo inquadrata la piccola villetta dei protagonisti, nella desolata banlieu parigina.

Ancora una volta tutto comincia da una separazione: Ahmad ha lasciato Marie quattro anni prima, per tornare in Iran. Ora sta rientrando a Parigi per formalizzare il divorzio.

I rapporti tra i due si erano lacerati e compromessi, anche a causa della sua depressione. Ma troppe cose sono rimaste a metà.

Ad accoglierlo non c’e’ solo la donna con le due figlie, nate da un precedente matrimonio, ma anche la sua nuova famiglia: il piccolo Fuad e suo padre Samir, che vorrebbe sposare Marie.

Nella casa, che tutti sono costretti a condividere, il peso del passato, gli equivoci e gli errori lontani sono una presenza costante e tormentata.

Ahmed si ritrova al centro di un dramma fatto di silenzi, di rimozione: con pazienza tutta mediorientale cercherà di parlare con tutti, per rimuovere bugie e incomprensioni, talvolta facendo esplodere contrasti sopiti, ma si ritroverà ben presto in un labirinto senza uscita.

La moglie di Samir e’ in coma, dopo aver tentato il suicidio: forse perche’ ha scoperto la relazione tra il marito e Marie? Per un banale alterco sul lavoro, che la sua depressione ha tramutato in tragedia? Oppure c’è qualcos’altro?

Nel frattempo la figlia più grande di Marie, Lucie, non sopporta che la madre voglia sposare Samir, passa intere giornate fuori casa, ma anche lei nasconde una colpa che non puo’ espiare.

Ahmed cerca di riportare verita’ ed equilibrio, ascoltando le ragioni di tutti, ma la verita’ e’ sempre una conquista provvisoria, incerta, soggettiva.

Farhadi parte da un evento rimosso da tutti e mentre lo ricostruisce un poco alla volta, attraverso i suoi umanissimi personaggi, ne rende evidente l’incomprensibilità, che sfugge ad ogni tentativo di razionalizzazione.

Persino le responsabilità si fanno incerte.

the past 2

Come Una separazione, il film e’ tutto in interni, nella casa dove i personaggi si scambiano accuse e si confessano colpe, cercando di ricostruire cosi’ il senso della propria esistenza, inquinato dai pregiudizi e dai rimorsi, ma finendo inevitabilmente per sovrapporvi altri dubbi e nuove interpretazioni.

Farhadi ricostruisce la personalità dei suoi caratteri da particolari apparentemente insignificanti: tre lampadari acquistati da Samir e Marie-Ann, un lavandino che perde, un barattolo di vernice rovesciato a terra, una pannocchia abbrustolita, un profumo familiare, che può cambiare tutto.

E’ grande cinema, solo apparentemente classico, ma sembra teatro eduardiano, quello di Farhadi, tutto chiuso nel focolare domestico di una famiglia allargata. La sua maestria di sceneggiatore è fuori scala, tanto da far sembrare il suo film troppo perfetto, levigato, programmatico, nella sua continua messa in discussione dei personaggi e della storia.

Magari possono sembrare un po’ attenuate l’urgenza narrativa e la forza simbolica, che avevano fatto la fortuna di Una separazione. E naturalmente manca l’Iran a Le passé, con tutte le sue costrizioni, le sue tradizioni, la sua cultura. Eppure il film si mantiene su un equilibrio narrativo che ha nel dialogo continuo, la sua forza inesauribile: per Farhadi è una dichiarazione poetica e ideale al contempo.

Non c’è mai una verità sola, ma molte possibili, che faticosamente si fanno strada attraverso la messa in discussione delle proprie certezze. Persino le scelte individuali cadono il passo di fronte alla consapevolezza del ruolo altrui e del destino, che si diverte a giocare con le esistenze di tutti.

Persino lo spettatore è coinvolto: Farhadi non gli lascia altra scelta che condividere le ansie e le emozioni dei suoi protagonisti, senza la certezza di un approdo sicuro.

Questa volta non c’e’ una riflessione sulle immagini e sul cinema, ma solo la messa in scena di un confronto continuo tra i suoi personaggi fragili, confusi, incerti, attaccati al passato.

Peraltro Farhadi non è solo uno sceneggiatore sopraffino, ma un regista che sa sempre qual è la distanza giusta, l’angolo perfetto, il movimento più naturale per raccontare la sua storia: in questo senso l’inizio con Ahmed e Marie che si parlano senza sentirsi, tra i vetri dell’aeroporto è già un indizio essenziale, capace di racchiudere in pochissime inquadrature il senso di tutto il film, così come perfetto è il lungo piano sequenza finale, che segue Samir nei corridoi dell’ospedale e poi nella stanza dove giace la moglie Celine, rompendo per una volta la logica del montaggio classico – campo e controcampo.

A Farhadi non interessa nulla della Parigi da cartolina, della ville lumière idealizzata, il suo sguardo è focalizzato sugli attori e sulle loro culture d’origine semmai: siamo lontanissimi, in ogni senso, dal Kiarostami senese di Copia conforme.

Tra gli attori, chiamati a confrontarsi con il suo metodo, fatto di lunghe prove di stampo teatrale, si impongono il bravissimo Ali Mosaffa, nel ruolo di Ahmed e Berenice Bejo, scoperta qui alla Croisette tre anni fa con The artist, che ha il ruolo più difficile, fatto di incertezze, passioni sopite, fallimenti sentimentali, sempre sul punto di esplodere: quante sigarette, per tenere tutto sotto controllo! Meno a suo agio appare Tahar Rahim, in una parte piu’ marginale, trattenuta, a cui pero’ Farhadi regala un paio di scene memorabili con il figlio Fuad ed il bellissimo finale aperto su cui si chiude il film.

Le passé non ti abbandona facilmente, la sua malinconia dolorosa ti costringe a ripensarlo, il malessere dei suoi personaggi ti resta addosso.

Imperdibile.

the past 3

__________________________________

Ho ritenuto opportuno modificare la prima recensione, scritta in occasione dell’anteprima al Festival di Cannes, dopo aver rivisto il film. Talvolta ai festival non si ha la distanza necessaria al lavoro critico. Il tempo aiuta a sedimentare le opinioni e la seconda visione le rende evidenti.

Annunci

14 pensieri riguardo “Cannes 2013. Il passato”

E tu, cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.