Copia conforme

Copia conforme **1/2

Abbas Kiarostami torna a dirigere un film dopo quasi dieci anni, in cui si è dedicato a documentari, cortometraggi, esperimenti più o meno riusciti, al riparo forse dalle asprezze di un regime iraniano che applica la censura in maniera assai poco conciliante.

Con Jafar Panahi in carcere, Makhmalbaf ridotto al silenzio e la figlia Samira ospite a Venezia con un documentario sui brogli delle ultime elezioni, Kiarostami ha preferito l’esilio toscano.

Qui con l’aiuto di Juliette Binoche e la produzione di Marin Karmitz e Angelo Barbagallo, ritorna a raccontare verità e menzogne del cinema e della vita, ripercorrendo in qualche modo le tracce di Close-up e Sotto gli ulivi, senza però quella radicalità di sguardi e quella purezza stilistica, che ne avevano fatto un faro nel mare aperto del cinema mondiale.

E’ un altro Kiarostami quello di Copia conforme, che parte da una riflessione un po’ logora sul valore della copia, della riproduzione, dell’origine dell’opera d’arte, per poi intraprendere un viaggio nella vita di una coppia.

Siamo dalle parti di Bergman, con William Shimell, scrittore e saggista inglese in Toscana e Juliette Binoche, antiquaria francese, con un figlio adolescente.

I due sono straordinari nel rendere credibili 100 minuti di dialoghi serrati che girano a vuoto, almeno sino a quando il film cambia repentinamente rotta: nella prima metà i due ‘giocano’ a fare gli estranei innamorati, travolti dalla bellezza di Lucignano e coinvolti in un tour de force di vanità e inganni.

Poi però improvvisamente, entrati un caffè, dove la proprietaria li scambia per una coppia sposata, i due finiscono per diventarlo davvero, trasformando la leggerezza iniziale, nel ritratto feroce di una crisi sentimentale, dopo 15 anni di matrimonio.

Il gioco rimane irrisolto, non sapremo mai quale delle due parti è stata una recita e quale la realtà, ma poco importa: Kiarostami ha deciso di offrirci ancora una volta una doppia versione.

Realtà e rappresentazione si fondono in un gioco anche crudele, che non fa scolti alle debolezze altrui.

Certo questi rovelli borghesi sembrano usciti da un film europeo degli anni ’60 ed il rigore filosofico di Kiarostami si annacqua in quei campi e controcampi insoliti per un regista che aveva scardinato questa pratica comunissima, a favore della centralità insistita della camera fissa.

Una sola sequenza richiama direttamente le figure retoriche del passato: è il viaggio in macchina da Firenze a Lucignano, nel quale i due protagonisti si conoscono e discutono d’arte e vita, di copie ed originali, di ingenuità e semplicità d’animo.

Ancora una volta è l’automobile a facilitare il confronto, senza necessità di sguardi diretti, attraverso la mediazione distratta della guida e del paesaggio, che si riflette sui vetri, quasi ad oscurare i volti dei personaggi. 

Ma è l’unico momento nel film, che richiama il cinema di Kiarostami in modo esplicito…

E’ un esito interlocutorio, quello di Copia conforme: troppo scoperto l’incipit teorico, troppo rasserenato il suo cinema morale, troppo bravi i due attori, che finiscono per divorare il film stesso.

Juliette Binoche è come sempre superlativa: capace in un attimo di passare dall’allegria più sfrenata, alla sensualità di un’amante, alle lacrime di una madre tradita.

Ma la sorpresa è William Shimell, baritono inglese, di notevole presenza fisica ed in grado di stare al gioco delle parti con gusto e misura.

Con il suo ultimo film, Kiarostami ha cercato una copia del suo cinema degli anni ’90, senza trovarla davvero, ammaliato dalla bellezza dei suoi interpreti e dalla serenità del panorama toscano. Diversamente da quanto affermato dal suo protagonista, questa volta la copia non è venuta bene come l’originale…

La chiusura la lasciamo volentieri alle parole di Paolo Mereghetti: la verità non potra mai essere raggiunta. E non per un gioco perverso del regista, ma perche il cinema come mezzo espressivo e uno strumento di inganno capace di rendere credibile una ‘falsa’ realta grazie alle ‘menzogne’ degli attori. Un discorso che Kiarostami aveva gia affrontato in ‘Close-up’ (1990) e di cui ci offre qui una variante più allegorica e filosofica. Anche perchè, lontano dalle sue radici e dalla sua cultura, un vero autore non può che offrire una ‘copia’ di quello che di solito faceva in patria.

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4 pensieri riguardo “Copia conforme”

  1. […] 13. Copia conforme (Abbas Kiarostami) 13. Meek’s Cutoff (Kelly Reichart) 15. Kynodontas – Dogtooth (Yorgos Lanthimos) 15. Enter the Void (Gaspar Noè) 15. Mysteries of Lisbon (Raul Ruiz) 15. Uomini di Dio (Xavier Beauvais) 19. Aurora (Christi Puiu) 19. Exit Through the Gift Shop (Bansky) 19. Le quattro volte (Michelangelo Frammartino) 19. The Ghost Writer (Roman Polanski) 19. Over Your Cities Grass Will Grow (Sophie Fiennes) […]

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