Motel Woodstock

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Motel Woodstock **1/2

Elliot Teichberg è il giovane presidente della camera di commercio di Catskills, rientrato da New York nella piccola comunità, per la stagione estiva: i suoi genitori hanno un disastrato motel, che è ormai vicino alla chiusura.

Con l’intenzione di rivitalizzare un’estate, che si annuncia avara di turisti, Elliot decide di sfruttare il permesso, concessogli per il suo tradizionale festival di musica classica, invitando la Woodstock Ent. a tenere l’annunciato raduno hippy dell’estate 1969, proprio nelle Catskills, presso la fattoria di Max Yasgur.

I concittadini bigotti e assonnati gli dichiareranno guerra, non appena sarà chiara la portata dell’evento, ma i tre giorni di pace, amore e musica faranno storia.

Il film di Ang Lee si concentra sul punto di vista di Elliot, giovane decoratore ebreo newyorkese, alle prese con due genitori strampalati, forse incapaci di comprendere la portata anche personale ed il significato più profndo del miracolo Woodstock: non sarà solo il modo per guadagnare i soldi sufficienti ad estinguere il mutuo e le ipoteche sul motel, ma segnerà anche un simbolico momento di passaggio di Elliot all’età adulta.

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Lee è poco interessato al significato sociale di quei tre giorni di enorme partecipazione e sembra appassionarsi poco anche alla musica di quei giorni: forse per evitare di ripetere immagini e suoni, già visti nel famoso documentario di Michael Wadleigh, il palco non si vede mai.

Alla fine del concerto non sarà solo il fango e la spazzatura a rimanere a Catskills, ma anche l’innocenza ed il perbenismo borghese di Elliot, destinato a proseguire il viaggio, verso la California.

Ma in fondo il sogno hippy fatto di droga, teatro sperimentale, musica, diritti civili e pacifismo durerà poco: quattro mesi dopo, la tragedia di Altamont, durante il concerto degli Stones, chiuderà in nero una stagione di creatività ed eccessi.

Motel Woodstock lascia intuire la portata emozionale e storica di quel concerto, ma poi si sottrae e ci nega l’accesso al palco dove Joan Baez, Janis Joplin, Joe Cocker, Santana, gli Who e Jimi Hendrix andarono un passo oltre la musica.

Si vedono tanti giovani in cammino verso la fattoria di Max, li si guarda con nostalgia e con un po’ d’invidia, ma in fondo si rimane delusi, quasi come se arrivati lì sulla soglia, non si fosse riusciti ad entrare: un’occasione persa.

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