La fantastica Signora Maisel: Tits up! La seconda stagione per accettare il prezzo del successo

The Marvelous Mrs Maisel 2 ****

Abbiamo lasciato Mrs Miriam Maisel, detta Midge, prima moglie e madre felice nella NY di fine anni ’50 e, dopo che il marito l’ha abbandonata per la segretaria, comica d’avanguardia, tra gli applausi del pubblico al termine della sua esibizione al Gaslight Cafè.

Finalmente, il successo.

Inizia la seconda stagione e dopo pochi minuti ci ritroviamo a Parigi (!), dove Midge (Rachel Brosnahan) ed il padre Abe (Tony Shalhoub) sono sbarcati per trovare e riportare a NYC la madre Rose (Marin Hinkle) che se n’è andata in preda ad una crisi che potremmo definire di mezza età, se non fosse che non c’è un’età precisa per avere una crisi esistenziale. Trovarsi a Parigi lascia di stucco, soprattutto perché un po’ tutti ci saremmo aspettati di  ripartire dalle conseguenze dell’ultima esibizione di Midge, specie nel rapporto con Joel (Michael Zegen), l’ex marito che, proprio quando sembrava ancora possibile una riconciliazione, l’ha vista sul palco ed è rimasto ferito dal suo talento (nascosto) e dal fatto che la moglie facesse battute con assoluta libertà sulla loro relazione. Dovremo attendere un improvvisato spettacolo in un Cafè parigino, dove una turista traduce le battute di Midge in francese e  una successiva telefonata tra i due per rivivere quella notte e capire che tra loro è veramente finita. La ragazza si trova da sola, nella nebbia, esattamente come sola sarà alla fine della stagione. Il cerchio che si apre in questo finale del primo episodio si chiuderà con un meccanismo inesorabile che non fa sconti al desiderio del pubblico di un onnicomprensivo happy end.

Non si può avere tutto è la frase che meglio sintetizza la seconda stagione dello show.

Su questo sfondo si sviluppano le vicende della stagione: assistiamo così alle conseguenze, in gran parte negative se non catastrofiche, delle scelte di Midge e del suo desiderio di avere successo come comica. Guardate che stiamo parlando di una commedia. E’ bene non dimenticare che si può ridere anche delle cose tristi e anzi, proprio dalla tristezza spesso arriva il dono della comicità: Mrs Maisel ce lo ricorda in un monologo nell’episodio Mid-Way to Midtown, concluso con una battuta tagliente come la lama di un rasoio.

Negli snodi narrativi della serie, che è del resto leggibile anche come percorso di crescita e maturazione tout court e non solo dal punto di vista della carriera artistica, ci sono almeno tre passaggi importanti: il primo quando Lenny Bruce le ricorda che deve fare delle scelte e, se vuole continuare nella sua carriera artistica, ne deve parlare con chi le sta vicino; il secondo quando è Declan Howell, “the most famous unknow artist in the world” a parlarle del fatto che per l’arte ha rinunciato alla propria famiglia e adesso vive solo in un appartamento, portando sul viso i segni delle percosse del padrone di casa e … di sua moglie! Al di là della simpatia del personaggio, il messaggio è senza compromessi: “Se vuoi fare qualcosa di grande, sei vuoi andare fino in fondo, non puoi avere tutto. Perderai la tua famiglia, il senso della parola casa. Ma poi, guarderai con stupore a quello che hai creato”. Infine la canzone “All alone” cantata da uno straordinario Lenny Bruce ospite dello Steve Allen Show a suggellare nell’ultimo episodio, All Alone appunto, questa condizione esistenziale. Midge ne acquisisce (finalmente) piena consapevolezza e in quel momento sente il bisogno di avere qualcuno al suo fianco, prima di partire per un tour di sei mesi lontano da casa.

La domanda con cui vi lascio è a chi si rivolgerà per avere un po’ di contatto umano: all’ex Joel o al fidanzato in procinto di diventare il nuovo marito, Benjamin (Zachary Levi)?  Guardate e lo scoprirete.

Midge non ha esitato un attimo ad accettare la proposta di Shy Baldwin (Leroy McClain), cantante adorato dalle mamme, che la porterà ad aprire i suoi concerti in un grande tour: è consapevole di non aver pensato a niente e a nessuno, se non a se stessa, rispondendo, anzi quasi gridando, “yes!” ed esplicitando così quella scala di priorità che l’aveva caratterizzata, forse  in modo inconsapevole, fino a quel momento. Niente, dalla rottura con Joel, ha mai contato per lei di più dell’affermazione come comica e in questa seconda stagione acquisisce piena consapevolezza di quello a cui deve rinunciare per riuscirci. Il suo non è solo un desiderio di apprezzamento, perché quello in realtà l’ha già ottenuto nella prima stagione, ma la precisa volontà di diventare una comica di prima grandezza.

Detto questo su Midge e rimandando al nostro approfondimento sui lati oscuri del suo carattere, passiamo a quello che ci è sembrato il personaggio più ricco della stagione: Abe Weismann. E’ il padre di Midge a svolgere un ruolo fondamentale: quello che sembrava solamente un buon carattere è stato invece sviluppato e potenziato, fino a diventare il vero e proprio controcanto narrativo della figlia. Più del marito e anche della sua manager Susie (Alex Borstein), è infatti Abe ad emergere. E’ forse questa la scommessa più significativa della stagione: più elementi avrebbero portato lo spettatore ad aspettarsi che questo ruolo fosse attribuito a Joel. E invece Amy e Daniel Palladino ci hanno regalato un personaggio magnifico che passa dalla tonalità emotiva baritonale del matematico brontolone e reazionario che ha come massima aspirazione quella di lavorare per i Laboratori Bell, agli acuti, degni della Callas, di un rivoluzionario pronto a tutto per difendere i propri cari e la propria dignità di individuo di fronte all’avanzare del grigiore burocratico. Iniziamo a intravedere qualcosa di nuovo in lui quando lo troviamo a parlare di politica in un bistrot di Parigi, ma nutriamo dei dubbi sulla profondità del suo mutamento quando rinnega gli amici del bar per richiamare la moglie al principio di realtà e alla necessità di tornare a NYC.

Il solito Abe, dunque?

Una volta tornati a casa ci fa capire che qualcosa è davvero cambiato: propone alla moglie di frequentare il corso di disegno artistico alla Columbia e di iscriversi insieme ad una scuola di danza. Sotto la cenere c’è del fuoco e quando scoprirà basito che entrambi i figli gli hanno taciuto una parte importante di quello che fanno nella vita, il figlio Noah (Will Brill) nella CIA, Midge nella stand-up comedy, ecco che allora qualcosa si incrinerà per poi rompersi definitivamente di fronte alla soppressione da parte della Bells del suo programma di ricerca. Dalla stanza blindatissima in cui gli verrà spiegato, alla presenza di un testimone, un avvocato e due funzionari della Bells (esilarante) che il suo programma è stato cancellato per mancanza di fiducia in lui e nella sua famiglia, uscirà un uomo pronto alla rivoluzione. Chiamerà un avvocato, lo stesso che aveva difeso Midge al suo primo arresto, e … beh cosa accadrà lo vedremo nella prossima stagione. Solo un intervento della moglie Rose eviterà le sue dimissioni anche dalla Colombia e la perdita del lussuoso appartamento dove la coppia vive. In questo passaggio da elemento portatore di razionalità nella coppia a rivoluzionario sta tutta la parabola del personaggio interpretato magnificamente da Tony Shalhoub: se nella prima stagione abbiamo apprezzato soprattutto la sua abilità mimica senza parola, nella seconda l’aspetto verbale e la variazione emotiva completano un profilo indimenticabile.

Degli altri personaggi non parliamo perché il tempo non ce lo consente, ma nel complesso si confermano tutti ad altissimi livelli: merito del loro impegno, ma anche della sceneggiatura incalzante e frenetica, degna della  screwball comedy a cui i coniugi Palladino si sono ispirati.

Se nella prima stagione ci avevano emozionato i carrelli ed i piani sequenza, in questa seconda stagione abbiamo ammirato una regia più attenta agli aspetti coreografici e scenografici. Per molti aspetti si è trattato di un musical senza musica, in cui le performance hanno sostituito il cantato, senza per questo dimenticare almeno un paio di momenti prettamente musicali degni dei Musical MGM. Una citazione la merita il ricordo della richiesta di matrimonio di Joel a Midge, nel corso dell’ultimo episodio, sulle note di “Shall We Dance?” tratto dal musical di Oscar Hammerstein II ‘The king and I’.

Siamo di fronte ad una narrazione in cui le dispersioni non vanno cercate con il setaccio: ce ne sono, ma queste non inficiano in alcun modo la coerenza complessiva della rappresentazione; anche l’uso della macchietta e dello stereotipo (pensate agli italiani nell’appartamento di Susie o alla Parigi da cartolina dei primi episodi) non vanno presi alla lettera e quindi tacciati di mancanza di realismo perché non è quello che interessa ai due autori.

Nel complesso una serie autoriale che continua a raccogliere consensi e che merita di essere vista. La stagione non ha forse la qualità di assoluta eccellenza che la prima aveva in tutti gli episodi, con l’aggiunta di almeno due-tre gioielli stilistici: questo secondo step presenta invece alti e bassi, ma anche quando l’episodio perde qualcosa in efficacia, la qualità straordinaria dello show riesce sempre a tenere lo spettatore davanti allo schermo.

Titolo originale:  The Marvelous Mrs Maisel
Numero degli episodi: 10
Durata media ad episodio: 50 minuti
Distribuzione streaming: Amazon Prime

CONSIGLIATO: A chi ama le ragazze strane, gli abiti di Jackie Kennedy, i looser con la faccia da bravi ragazzi ed il linguaggio sboccato della stand-up comedy.

SCONSIGLIATO: A tutte le mamme a cui vengono i capelli bianchi al solo pensiero di lasciare da soli i propri bambini per una sera, figurarsi per sei mesi!

VISIONI PARALLELE:

Radio Days, film del 1987 diretto da Wood Allen.  Allen è stato il primo a farci ridere dell’alta borghesia ebraica, delle sue tradizioni, dei suoi tabù. Battute a raffica e aria vintage per questo omaggio a New York e al fascino perduto dei suo quartieri proletari, come il Queens e in particolare Rockaway Beach. Un film con una forte impronta d’autore, proprio come questa serie.

Susanna! Ovvero Bringing up Baby, film del 1938 diretto da Howard Hawks. Uno dei film manifesto della commedia sofisticata o screwball comedy ci presenta un personaggio femminile forte e affascinante, la ricca ereditiera Susan (sua maestà Katharine Hepburn), che coinvolgerà  il paleontologo David (nientemeno che Cary Grant) in una lunga serie di guai con l’immancabile finale romantico (un po’ meno per il brontosauro distrutto accidentalmente dalla coppia!). Il Baby del titolo originale è un leopardo, tutt’altro che facile da riportare a casa.

UN’IMMAGINE: Quando Mrs. Maisel prende il microfono e con rabbia ci regala una dichiarazione d’amore alla commedia d’autore e al contempo una rivendicazione del diritto che hanno le donne di intraprendere questa carriera: “Comedy is fueled by oppression. By the lack of power. By sadness and disappointment. By abandonment and humiliation. Now who the hell does that describe more than women?”

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