La fantastica Signora Maisel: il lato oscuro di Midge Maisel

Gli studi psicologici di C.G. Jung ci hanno insegnato che ciascuno di noi ha un lato oscuro, un’Ombra in cui si agitano forze spesso inconsce che è decisivo portare a consapevolezza e saper incanalare nel modo migliore. Per dirla in modo letterario siamo tutti Jeckyll e Hyde: la sfida è riuscire a gestire al meglio la parte oscura. Se un personaggio vuole essere reale, al di là del genere e delle scelte narrative, non possono mancare riferimenti a questa zona d’ombra.

Nata da un mix di comiche realmente esistite nella NY degli anni ’60 e che uno splendido articolo di Marina Pierri su il Tascabile ci restituisce in tutta la sua articolazione, Mrs Maisel è un personaggio con ampi spazi bui. Quando si pensa al lato nascosto di Midge verrebbe subito naturale pensare al lavoro come comica che tiene accuratamente celato al resto della famiglia. Ok, certo non è il segreto meglio custodito di NYC, dato che ne sono a conoscenza l’ex marito Joel, il nuovo compagno Benjamin, il fratello Noah … ma il fatto che rappresenti una zona grigia nella vita di Midge e che lei non ne voglia parlare (o lo faccia con grande renitenza) è innegabile. Ancora all’inizio della seconda stagione il suo non è semplice imbarazzo di fronte al successo, è una sottile paura che si diraderà  lentamente, spettacolo dopo spettacolo. Ci sarà poi un ampio parterre di madri (e di padri) inorriditi di fronte all’interpretazione del ruolo genitoriale da parte di Midge e alla scelta di mettere sistematicamente i figli in secondo piano rispetto alla vita professionale e a quella affettiva, al punto che vederla mangiare con loro è un’eccezione sorprendente.

Eppure non sono questi comportamenti ripetuti a consentirci di accedere alla zona d’ombra più riposta di Midge: sono piuttosto dei singoli momenti, quando in modo inaspettato e inconscio assistiamo a blackout inspiegabili, quelli in cui la zona d’Ombra prende possesso della scena. Vediamone insieme alcuni.

Uno dei più significativi è quando Midge riconosce il padre tra il pubblico del suo spettacolo, nell’episodio “Midnight at the Concord”: inizialmente impacciata, poi Mrs Maisel inizia a snocciolare una serie di gag in cui il padre non viene risparmiato, ma al contrario è tambureggiato con insistenza, senza esclusione di colpi, con riferimenti espliciti anche alla vita sessuale della coppia di genitori. La reazione di Midge è quindi più che irriverente, assume i tratti di una vera e propria vendetta in cui il ruolo di padre viene fatto a pezzi sotto gli occhi impassibili e le sopracciglia corrucciate dello stesso Abe. L’accanimento lascia intendere che c’è qualcosa di più del semplice desiderio di proseguire con lo spettacolo, della paura di vedersi precludere o limitare la carriera: no, qui si tratta di altro. Un bisogno così profondo da non potersi esprimere con le parole, in modo razionale e infatti il ritorno al cottage dello Steiner Mountain Resort è di fatto una scena muta fatta di sguardi, silenzi, gesti imbarazzati.

La  stessa tensione ad andare oltre al limite è presente nell’episodio “The Punishment room” e nello specifico durante il pranzo di matrimonio, quando Miriam prende la parola e si abbandona, senza rete, a riferimenti sul sesso e a battute ambigue alla presenza di Padre O’ Brian. Il risultato è non solo un grande imbarazzo generale, ma anche la rottura del rapporto con l’amica e collega Mary. Che cosa è scattato in Midge? Ha solo passato il limite perché ha bevuto troppo? E’ stato un piccolo delirio di onnipotenza? “Ho perso il contatto con la realtà. Non riesco più a distinguere la vita vera da quella sul palco” dirà poi a Susie per spiegare quello che è successo. O forse la festa matrimoniale ha fatto affiorare un disagio malcelato che ha preso il sopravvento sulla sua parte conscia? Qualunque sia la risposta anche questa situazione ci descrive qualcosa di più di un errore … insomma non si tratta di una battuta fuori posto, ma di una serie di battute reiterate e proseguite quasi con accanimento … il lato oscuro di Midge ha preso il comando e a poco servono gli sguardi bassi, i colpi di tosse imbarazzati ed i mormorii di disapprovazione degli altri invitati.

Se in questi due episodi della seconda stagione il lato oscuro sembra connesso al rapporto con il  pubblico, in “Someday” Midge si dimentica della festa (baby shower) per la nascita della figlia della sua migliore amica Imogene, suscitando grande delusione e riprovazione. Chiede scusa a tutti chiamando da una cabina telefonica, con un improvvisato sistema a viva voce, ma la domanda che ci resta è come sia possibile per Midge dimenticarsi di una festa che ha organizzato lei stessa, per di più nella casa dei suoi genitori? Era impegnata con Susie in un improvvisato tour, ma questo non basta. Insomma anche qui ci sembra emergere un rimando … ci sono forse l’istinto di maternità relegato in disparte o il desiderio di un terzo figlio ‘prima dei trenta’ ad originare la rimozione?

Ancora un episodio. A seguito di una lenta ma costante maturazione, favorita dalle parole di Lenny Bruce, Midge decide (finalmente) di parlare con tutta la famiglia del suo lavoro/passione per il palcoscenico. Quando lo fa? Nel momento meno opportuno, cioè durante il pranzo post Yom Kippur alla presenza del rabbino. Ci sembra qualcosa di più di una scelta sbagliata: è una scelta così sbagliata da non essere degna di una persona con un’intelligenza emotiva nella media. Lo stesso Joel pensa che sia una stupida idea e lo dice senza mezzi termini: “Hai una stanza piena di giudei affamati. C’è un sacco di rabbia e disperazione nell’aria …”. Midge sembra insomma fare di tutto per rendere indigesta la sua dichiarazione, già di per sé non facile da accettare per nessuno dei commensali.

Un tratto comune di queste situazioni è che vengono scardinati alcuni elementi fondanti delle convenzioni sociali e dei ruoli della tradizione culturale borghese … insomma la parte più nascosta di Midge ribadisce quanto abbiamo già visto sul palco, anche se da un’altra angolazione. Qui prevale l’aspetto distruttivo e la sua energia non diventa forza poietica incanalata nella comedy: essa tracima in modo pericoloso, senza controllo. Ma è la stessa energia di cui è fatta l’arte comica di Midge, è l’altra faccia della stessa medaglia. E’ da questa stessa energia che deriva la sua capacità di guardare negli occhi il microfono e di affrontare un mondo, quello dello spettacolo, spietato con tutti e ancora di più con le donne.

Se il carattere di Midge in questa seconda stagione può far intravedere i grumi che abbiamo descritto, questo dipende dalla natura autoriale della serie, non adeguatamente riconosciuta dalla critica. The marvelous Mrs Maisel è tecnicamente una serie autoriale perché non siamo di fronte ad uno showrunner plenipotenziario che lavora con un cast di collaboratori ad assetto variabile, ma ad una coppia di autori che scrivono, filmano e producono a 360 gradi. Ma al di là dell’aspetto tecnico, la serie è autoriale perché le letture sono tali e così sfaccettate da giustificare questo aggettivo. C’è una coerenza nel tocco dei Palladino che diventa il loro marchio di fabbrica: il movimento è sempre al centro della scena. L’azione può essere data dallo scambio di battute a raffica degne delle commedie di Howard Hawks o dai balletti che riecheggiano i musical Technicolor, dal movimento della folla o dal lavoro in fabbrica. Certo NYC è la città giusta per questo cinema e gli anni ’60 trasudano energia. Non solo: New York è perfetta per ospitare il lato oscuro, la doppia vita con le sue luci che illuminano la notte più del giorno. Si può cambiare abito, come fa Joel (e non Midge) e passare in dieci minuti di taxi dal ruolo di manager a quello di aspirante cabarettista. La macchina da presa va letteralmente dietro a questo movimento con sontuose carrellate e ampio utilizzo di Steadicam (i McConkey, basti citare la scena del Copacabana da The Goodfellas per capire di chi stiamo parlando). Le scelte stilistiche e quelle narrative parlano la stessa lingua con una coerenza priva di fronzoli.

Poco importa che le letture qui proposte siano condivise in pieno o lo siano solo in parte, esse sono possibili per la ricchezza del testo e la sua pregnanza. Per questo rivendichiamo con forza il carattere autoriale della serie e per questo possiamo guardare al lato oscuro di Midge come a qualcosa che ci permette di porre The marvelous Mrs Maisel là dove merita, ben oltre una qualificata opera di genere comedy.

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