La ragazza nella nebbia

La ragazza nella nebbia **

Donato Carrisi, laurea in giurisprudenza con una tesi su Luigi Chiatti, il Mostro di Foligno, autore teatrale e poi televisivo, debutta nella narrativa di genere nel 2009 con Il suggeritore, vincitore del Premio Bancarella.

Da allora la sua attività di romanziere ha avuto la prevalenza su quella di sceneggiatore, ma la passione per il cinema gli è rimasta, tanto da spingerlo ad adattare per il grande schermo e dirigere in prima persona il suo sesto romanzo, La ragazza nella nebbia.

Il film si apre con una grande casa di montagna, illuminata da una luce giallognola e avvolta nella nebbia. Una giovane ragazza esce da quella casa e non vi farà più ritorno.

Stacco.

Un colpo di telefono sveglia lo psicologo Flores nel cuore della notte: deve raggiungere subito il suo studio dove l’attende l’ispettore Vogel, che è in stato confusionale, dopo un incidente d’auto che l’ha lasciato illeso. Sulla sua camicia però ci sono tracce di sangue.

Flores e Vogel ripercorrono a ritroso l’indagine che ha condotto l’ispettore ad Avechot, un piccolo paese alpino, nel quale la scomparsa di Anna Lou, una ragazzina di quattordici anni, ha alimentato un enorme circo mediatico, che Vogel stesso si illudeva di dominare.

Le ricerche non danno esito e le indagini coinvolgono un compagno di classe, ossessionato da Anna Lou. I sospetti di Vogel si dirigono tuttavia su un professore, Loris Martini, trasferitosi da poco ad Avechot con moglie e figlia: il colpevole perfetto, ambiguo, straniero a tutti, senza un alibi.

Ma sarà davvero lui il colpevole?

Carrisi, che nei suoi primi libri, ha sempre cercato di raccontare il Male nella sua dimensione assoluta, questa volta predilige i toni del thriller classico americano, della detection, con un’attenzione particolare alle derive mediatiche dei casi di cronaca nera.

Il film è spesso incerto nei toni e vira spesso sul grottesco, con una bravissima Galatea Ranzi, nei panni di una star della tv d’assalto, che ha con Vogel un rapporto di amore e odio, in cui si alternano fiducia e tradimento.

Ma se La ragazza nella nebbia ha un pregio è nel tratteggiare il ritratto inedito di un poliziotto lontanissimo dalle figure che l’hanno preceduto. Quando vediamo Vogel la prima volta è un uomo sconvolto, confuso, sconfitto. Il nastro si riavvolge e lo scopriamo astuto, deciso, senza scrupoli. E’ un ispettore che cerca la fama, la sfrutta, cavalcando i media per alimentare un indagine più grande di quella che avrebbe potuto essere.

Per lui ogni caso è un confronto necessario,da uomo a uomo, un’ossessione totalizzante, che si piega ad ogni mezzo necessario.

La verità appare allora come un simulacro ormai vuoto: tutti cercano invece molto più prosaicamente un colpevole, magari anche solo un capro espiatorio.

Vogel stesso sembra in fondo spinto più dal successo che dalla scoperta della verità e oscilla sempre tra furbizia e manipolazione. Tutti gli altri lo inseguono in questa profana rappresentazione, che ha perso ogni coordinata morale: giornalisti, avvocati, polizia, tutti parte di un gioco a somma zero, dove il denaro e la fama, sono l’unica merce di scambio.

L’ispettore Vogel che già era al centro della bufera, per un caso precedente, risoltosi con l’assoluzione dell’indagato, sembra volersi spingere ancora oltre questa volta, per assicurare alla giustizia quello che lui ‘sa essere il colpevole’: siamo nei territori battuti dall’Hank Quinlan di Welles. L’unica cosa di cui Vogel si fida è la sua intuizione e se le prove non la sostengono, occorre porvi rimedio.

E’ proprio nella costruzione del protagonista che Carrisi, aiutato da un Servillo magistrale, riesce a salvare un film che invece sbanda paurosamente nella seconda parte.

E non basta, in sottofinale, un inutile colpo di scena, che ha il solo risultato di annichilire completamente il senso della lunga indagine.

Peccato che Carrisi abbia scelto di rispettare la coralità del racconto e non si sia concentrato di più sull’ispettore Vogel, che è invece un protagonista scomodo, originale, le cui intenzioni rimangono sempre incerte, irrisolte. Nel suo tragico fallimento, non è neppure un personaggio alla Durrenmatt, non è un uomo giocato e sconfitto dal destino, ma appare solo un metronomo incapace di tenere il tempo, un uomo che non è più in grado di distinguere intuizione e arroganza, italianissimo nella sua scaltrezza, destinato inevitabilmente a soccombere ai suoi stessi metodi.

Carrisi governa discretamente il suo romanzo dal punto di vista della messa in scena, restituendolo sul grande schermo con una certa maturità e precisione, con momenti indubbiamente pregevoli e sorprendenti, come nella prima riunione delle forze di polizia in una piscina, ripresa dall’alto con un grandangolo straniante.

Purtroppo, mano a mano che il film avanza, la sua regia si fa sempre più convenzionale e la confusione della sceneggiatura non lo aiuta.

La ragazza nella nebbia vira quindi verso il thriller disonesto con lo spettatore e si perde in una ridda di spiegazioni davvero implausibili. Il rivolgimento ultimo poi è francamente incomprensibile: svanito l’effetto sorpresa, si resta solo disorientati.

Anche le scelte di casting si sono rivelate troppo disomogenee: allo straordinario e piuttosto controllato Toni Servillo fanno da contraltare un Jean Reno del tutto fuori parte e costretto a recitare in un pessimo italiano, una Michela Cescon, agente di provincia alla Fargo, che esce subito di scena ed una serie di comprimari piuttosto in difficoltà.  Alessio Boni, nel ruolo del prof. Martini, è invece convincente nel mantenere, sino in fondo, l’ambiguità necessaria al suo personaggio.

Carrisi cerca qualche citazione di troppo tra Shining, i Coen e Twin Peaks, ma sono vizi che gli possiamo perdonare: come molti esordienti, il suo film è ‘troppo pieno’.

Avrebbe invece dovuto tradire maggiormente il se stesso scrittore, soprattutto nella seconda parte, sorvegliando di più la scrittura drammatica e sfoltendo il finale di troppi inutili rivolgimenti. Eppure, se pensiamo al recente e disastroso L’uomo di neve di Alfredson, tratto da Jo Nesbo, non c’è dubbio che la sfida del giallo all’europea ha un vincitore piuttosto evidente. 

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