Venezia 2012. The cutoff man

The cutoff man ***

Orizzonti

Il film di Idan Hubel, presentato ad Orizzonti, è una delle più belle sorprese del festival e si pone in contrasto radicale con l’altro film israeliano del concorso ufficiale, il laccato e leccato Fill the void.

Tanto falso e irritante il romanzetto rosa della Burshtein, tanto crudele e tragico il film di Hubel, che racconta la storia di un idraulico, che è costretto dall’ufficio di collocamento ad accettare un lavoro veramente ingrato.

Per conto della società che si occupa della distribuzione dell’acqua, dovrà occuparsi di consegnare i solleciti di pagamento, i preavvisi di taglio e quindi procedere a staccare il contatore e scollegare i rubinetti esterni, ai debitori morosi.

Non è un lavoro difficile, sono sufficienti due tenaglie ed un secchio. Ma il fardello diventa sempre più insopportabile.

Il protagonista viene minacciato e offeso da coloro a cui deve consegnare i preavvisi, maledetto e picchiato da coloro a cui stacca la distribuzione dell’acqua e deve ad un certo punto farsi accompagnare da due guardie giurate.

E’ il volto di una grande società, ma in fondo è solo un impiegato che cerca di non perdere il proprio lavoro. Nessuno sembra però rendersene conto.

Lo fa per la sua famiglia, per consentire alla moglie ed ai figli un’esistenza dignitosa e libera.

Appena può corre a vedere gli allenamenti del figlio, che gioca come portiere nella locale squadra di calcio. C’è una partita importante, nella quale saranno presenti degli osservatori.

Ma inconsapevolmente sarà proprio il padre a vanificare le speranze del figlio.

Il film di Hubel è un piccolo gioiello nascosto nella ridotta, ma comunque vastissima programamzione del festival. Soli 76 minuti per costruire un tragico microcosmo visto attraverso gli occhi tristi di un uomo diviso tra l’umanità e l’affetto verso la propria famiglia e l’implacabile sgradevolezza del suo lavoro.

Non ci sono ricchi ortodossi che passano le loro giornate ad organizzare matrimoni combinati per le loro figliole in The cutoff man. C’è il lavoro che nessuno vuole fare, c’è la periferia di Gerusalemme, c’è la politica che detta i ritmi di una vita senza sbocchi, c’è il calcio come unico orizzonte di promozione sociale, per chi non può permettersi di sbagliare.

Moshe Ivgy, uno dei più importanti attori teatrali del suo paese, regala al protagonista uno sguardo malinconico e la consapevolezza tragica di un destino che sembra passare sempre sopra la sua testa.

In quella notte senza sonno che chiude un film di rara economia narrativa e formale, c’è tutto il desiderio di ribellarsi ad un mondo che non si comprende più, nel quale ogni coordinata morale si è perduta definitivamente.

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