Midnight in Paris

Midnight in Paris ***

That Paris [during Belle Epoque] exists and anyone could choose to live anywhere else in the world will always be a mystery to me.

Adriana to Gil

Chiamato ad aprire fuori concorso il 64°Festival di Cannes, Midnight in Paris non tradisce le attese e ci riporta ad un tempo in cui si aspettava ogni film di Allen come un piccolo tesoro, una gemma preziosa di intelligenza, umorismo, domande esistenziali e drammi sentimentali.

Cos’e’ che si rimprovera sempre a Woody Allen ed a molti altri grandi artisti? Che, col tempo, le buone idee si siano esaurite, che i loro film non siano più all’altezza di quelli precedenti, che il ricordo del passato si sostituisca malinconicamente ad un presente più incerto.

Costretto a spostare il set dei suoi film dall’amata Manhattan alla Vecchia Europa, Allen non ha sfruttato sempre adeguatamente décor e paesaggio, limitandosi spesso a restituire immagini scontate di Londra o Barcellona, sembrando più interessato alle sue storie che non alle possibilità create dai nuovi set.

Come se la sua fantasia fosse rimasta ancora a New York. Qui invece l’integrazione tra la storia di Gil e la notte parigina, sembra perfetta.

Midnight in Paris, in fondo, suona anche come una risposta indiretta a coloro che hanno messo in dubbio (giustamente) molti dei suoi ultimi film. E non a caso è diventato il più grande successo commerciale della carriera di Allen.

Il film e’ leggero e malinconico, come ci si aspetta da ogni opera del regista newyorkese, ma trova la chiave giusta per spingerci a riflettere su una delle più viete illusioni della nostra vita: che il passato rappresenti, sempre, un’epoca d’oro per le generazioni successive.

Per farlo, Allen imbastisce un racconto fantastico, che trasporta nel regno della fantasia la sua consueta ronde sentimentale.

Il protagonista e’ Gil, uno sceneggiatore hollywoodiano, in visita a Parigi con la futura moglie e i suoi genitori perbenisti e ultra-repubblicani.

Annoiato dai tradizionali tour per turisti a cui la futura sposa lo costringe, nonche’ dalla saccente guida di un intellettuale borioso e professorale – figura tipica del cinema alleniano – lo sceneggiatore finisce, una sera, come per magia, per ritrovarsi nella Parigi degli anni ’20.

Allo scoccare della mezzanotte, perso tra i boulevard parigini, sale su una vecchia Peugeout e come d’incanto si ritrova, per poche ore trascinato nel mondo che ha sempre sognato di vivere: tra Hemingway e Scott Fitzgerald, Gertrude Stein e Picasso, Dali’, Bunuel e Man Ray.

E’ un luogo della sua fantasia, che piano piano diventa reale: un tempo mitizzato e idolatrato, che finisce per prendere il sopravvento sulla sua vita.

Inevitabilmente Gil si innamora di Adriana, una ragazza di Bordeaux, arrivata a Parigi per studiare da Coco Chanel, che fu d’ispirazione a Picasso, a Modigliani e a Braque.

Gil la segue nelle lunghe notti dell’eta’ del jazz. Ma anche Adriana ha un sogno: vivere la Parigi della Belle Epoque, quella di Matisse, degli Impressionisti, delle carrozze e del can-can.

Ma Gil e Adriana si accorgeranno presto che anche Degas e Gauguin avrebbero preferito vivere nel Rinascimento: ciascuno finisce per mitizzare un passato, che in realta’ non e’ mai esistito, se non nella versione edulcorata dei suoi sogni…

Owen Wilson incarna con divertito stupore lo sceneggiatore hollywoodiano, che vorrebbe diventare scrittore, perfetto alter ego di Allen in questa nuova avventura parigina. Gil cerca di sottrarsi ad un presente che non lo soddisfa e non lo gratifica, sognando una fuga nel passato e nella notte parigina. Ma in fondo capirà che i suoi problemi non possono trovare soluzione nella nostalgia di un mondo che non c’è.

Marion Cotillard e’ Adriana, l’oggetto dei desideri, come sempre deliziosa e capace di infondere al proprio personaggio un’impalpabile malinconia, tra sogno e realta’.

Straordinario il cast dei comprimari su cui svettano l’Hemingway di Corey Stoll, il Dalì di Adrien Brody e la Gertrude Stein di Kathy Bates.

Darius Khondji racconta con luci fiammeggianti la notte magica parigina, mentre Allen si diverte, come al solito, a coinvolgere lo spettatore in un tour de force meraviglioso, tra citazioni e battute coltissime e surreali.

Midnight in Paris è certamente uno dei più originali e divertenti Allen di questo finale di carriera ed ha il pregio di ritornare su temi cari al regista, senza ripercorrere sino in fondo strade troppo note, ma regalandoci invece un prezioso consiglio a vivere il proprio tempo, a non rifuggiarsi in una nostalgia vuota, afferrando invece la bellezza del caso e l’imprevedibilità delle occasioni.

A 70 anni e dopo 42 film, non e’ poco…

Un vero regalo di Natale, in mezzo alla volgarità sguaiata del nostro cinema delle feste.

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23 pensieri riguardo “Midnight in Paris”

  1. hai detto benissimo, un bellissimo film in mezzo alla volgarità dei cinepanettoni che siamo costretti a subire. Mi chiedo coma mai siamo arrivati a meritarceli!

  2. […] Nella notte sono stati assegnati a Los Angeles i premi dell’associazioen stampa estera. I Golden Globes hanno premiato Paradiso amaro – The Descendants di Alexander Payne, come miglior film drammatico, mentre The Artist si è imposto tra le commedie. A completare un annata in cui non c’è un film capace di imporsi davvero sugli altri, Martin Scorsese ha vinto come miglior regista per Hugo e Woody Allen come sceneggiatore della sua reverie parigina, Midnight in Paris. […]

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