Mereghetti su Le nevi del Kilimangiaro

Presentato a Cannes, il nuovo film di Robert Guediguian torna nella consueta Marsiglia, per un nuovo ritratto della classe operaia, cara al regista francese.

Paolo Mereghetti lo recensisce sul Corriere di oggi.

I protagonisti sono una coppia di lavoratori marsigliesi oltre la cinquantina: lei, Marie-Claire (l’«inevitabile» Arianne Ascaride), lavora a ore presso un’anziana signora; lui, Michel (l’altrettanto «inevitabile» Jean-Pierre Darrussin), è un operaio sindacalista (della Cgt, inutile specificarlo) che per onestà morale mette anche il suo nome insieme a quelli tra cui estrarre i venti licenziandi per una ristrutturazione. E naturalmente viene estratto.

[…] i figli, per festeggiare i loro trent’anni di matrimonio, hanno deciso di regalare ai due un viaggio in Tanzania e un po’ di soldi. Che però attirano due malintenzionati che una sera entrano in casa e li derubano: uno shock peggiorato dalla scoperta che uno dei due ladri, Christophe (Grégoire Leprince-Ringuet) è un ex compagno di fabbrica e di lavoro di Michel, anche lui licenziato in quella crudele estrazione vista all’inizio del film.

[…] la scoperta del colpevole costringe Michel a una doppia riflessione: sulla fine della solidarietà di classe (della propria classe) e sul valore delle parole d’ordine in cui ha creduto per tutta la vita.

al di là delle «giustificazioni» materiali che hanno spinto l’ex operaio al furto (e che nella seconda parte del film saranno al centro delle azioni dei vari personaggi), Michel si sente cadere addosso anche i valori in cui ha creduto per tutta la vita e che hanno guidato le sue azioni. Le recriminazioni violente e antisindacali di Christophe non sono solo l’aggressiva forma che può prendere la rabbia giovanile; sono il colpo definitivo (o quasi) che il mondo d’oggi scarica addosso a chi crede ancora in Jean Jaurès e nella sua idea di socialismo umanitario.

Ritornano i volti del suo cinema e i temi raccontati per tutta la sua lunga carriera. Per nostalgici intelligenti.

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