The Invite

The Invite ***

Al suo terzo film da regista – dopo il passo falso e le polemiche di Don’t Worry Darlingl’attrice Olivia Wilde ritrova l’intelligente leggerezza del suo esordio Booksmart – La rivincita delle sfigate, mettendo in scena la piéce spagnola Els veïns de dalt di Cesc Gay, in una versione interamente americana, riscritta dalla coppia Will McCormack – Rashida Jones.

Il progetto, che aveva già avuto altre versioni cinematografiche – compresa una italiana, diretta da Paolo Costella nel 2022 – è stato inutilmente costruito attorno a registi e attori diversi, fino a trovare in Olivia Wilde e nella Annapurna di Megan Ellison il binomio destinato a portare la sceneggiatura sullo schermo.

Wilde ha scelto Seth Rogen come suo partner e ha affidato a Penelope Cruz e Edward Norton il ruolo dei vicini del piano di sopra, completando rapidamente il quartetto degli unici interpreti di un film che si svolge quasi interamente nell’appartamento di Joe e Angela, una coppia sposata da oltre un decennio, con una figlia dodicenne che passerà la serata ad un pigiama parte con le amiche.

Joe è un insegnante di musica frustrato dal fallimento della sua carriera pop. Angela, a cui ha dedicato il suo unico successo commerciale, passa le sue giornate ridecorando la casa in cui vivono, appartenuta ai genitori di Joe.

I due non fanno altro che litigare per ogni cosa, si sopportano a fatica e l’invito a cena di Angela alla coppia del piano di sopra, di cui Joe si è completamente scordato, sembra solo l’ultimo casus belli.

La presenza dei vicini si manifesta nella vita dei due protagonisti soprattutto nel cuore della notte, grazie ad un’attività sessuale impetuosa, che suscita l’invidia di Angela e il risentimento di Joe.

Quando i vicini si presentano a cena, portando un delizioso flan, scopriamo che sono Hawk, un ex vigile del fuoco prematuramente in pensione dopo un brutto incidente, e Piña, una psicoterapeuta e sessuologa di origine spagnola.

Joe non riesce a mascherare la sua ostilità, mentre Angela cerca in ogni modo di far funzionare la serata.

Le cose prendono una piega inaspettata, quando Hawk e Piña si scusano per il rumore notturno, spiegando che le attività coinvolgono non solo loro due, ma altre coppie contemporaneamente.

Di fronte al rapporto logoro e slabbrato che a stento riesce a tenere assieme Angela e Joe, la vitalità infuocata e libertina che invece attraversa quello di Hawk e Piña agisce come una forza dirompente e disgregatrice.

Nel corso della serata emergono desideri e frustrazioni, piccoli tradimenti e gelosie, delusioni e tentativi di rivalsa, in una sapiente dissezione delle relazioni contemporanee, che fanno di The Invite un laboratorio tragicomico delle nostre sensibilità.

Scardinando la struttura classica delle commedie sentimentali, Wilde e i suoi attori riescono continuamente a ribaltare nell’ironia e nel paradosso, le piccole grandi tragedie della vita adulta, con la capacità di fare le domande giuste e senza l’ansia di dare tutte le risposte.

Cosa rimane dell’eros quando il tempo dell’innamoramento è stato sostituito da abitudini, risentimenti, responsabilità e una conoscenza reciproca quasi soffocante?

Come riuscire a sopravvivere alle proprie infelicità e ai propri fallimenti, senza in qualche modo riversarli sulla persona che ci sta accanto?

Come evitare le trappole della routine sentimentale?

Wilde ha la forza di costruire due coppie che sembrano profondamente lontane e diverse, una repressa l’altra esuberante, una malmostosa e insicura, l’altra estroversa e consapevole, per poi avvicinarle improvvisamente, quando le maschere cadono e ciascuno mostra le proprie vulnerabilità.

Hawk e Piña sembrano così diversi da Joe e Angela, forse solo perché vivono un tempo differente della loro relazione.

Wilde poi sfrutta in modo magistrale l’unità di tempo, luogo e azione, affidandosi alla fotografia dai toni muti di Adam Newport-Berra, che viene dal sensazionale lavoro nella serie The Studio di Rogen, e soprattutto al montaggio di Yorgos Mavropsaridis, da sempre collaboratore di Lanthimos e alla musica dell’inglese Devonte Harris, capaci di non far mai emergere i limiti teatrali dell’operazione, grazie ad un continuo cambiamento di toni, di piani, di cadenze, costruendo un vero e proprio campo di battaglia in cui i quattro attori si muovono ognuno con una gestualità e una fisicità diverse, in un crescendo di tensioni che sembrano costantemente spingerli verso il punto di rottura.

Il modo con cui Wilde gestisce lo spazio scenico, allontanando e riavvicinando fisicamente i personaggi, costruendo duetti, quartetti, assoli, utilizzando alla perfezione gli spazi della grande casa, gli soglie, le finestre, i diversi locali, è certamente riuscito.

Pian piano le convenzioni sociali e sentimentali crollano, lasciando infine i protagonisti di fronte a una scelta, che il film intelligentemente mantiene in sospeso.

Il film è dedicato da Wilde a Diane Keaton ed è evidente che dietro le insicurezze e le nevrosi di Angela possiamo scorgere alcuni dei ruoli che hanno fatto grande l’attrice scoperta da Coppola e Allen.

La regista sembra decisamente più a suo agio con una commedia di questo spessore, costruita su una sceneggiatura impeccabile, dialoghi affilati, personaggi imperfetti e sensibilità contemporanee, piuttosto che nel racconto distopico e metaforico di Dont’ Worry Darling.

Nello stesso fallimento di Joe e Angela, sembrano emergere dolorosi echi autobiografici, che indubbiamente contribuiscono all’autenticità urticante del film.

Rogen per una volta esce dalla sua comfort zone, nel ruolo di uno sconfitto patetico, arrabbiato con la vita, Wilde è come detto non meno imbranata e repressa, mentre Norton sembra perfettamente a suo agio nelle finte sicurezze di Hawk e Penelope Cruz illumina da par suo la più risolta Piña.

I quattro danno vita a una jam session comica formidabile nella prima parte, capace di virare al nero nella seconda quando i personaggi sembrano fare i conti con l’ansia di aver realizzato almeno in parte le loro aspettative, senza raggiungere alcuna ipotesi di felicità.

The Invite è un film maturo, divertente, emotivamente generoso.

Anteprime 1 e 2 settembre, in sala dal 16 settembre.

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