La rivincita delle sfigate – Booksmart. Recensione in anteprima!

La rivincita delle sfigate – Booksmart ***

Opera prima dell’attrice Olivia Wilde, prodotta da Annapurna, Booksmart si inserisce in quella lunga tradizione americana dei film di formazione, ambientati all’high school o al college, che da American Graffiti a Breakfast Club fino a Dazed and Confused, sono diventati un genere a sè, capace di attraversare gli ultimi quattro decenni del cinema a stelle e strisce, trovando di volta in volta l’accento più giusto, per raccontare quel momento di passaggio così decisivo.

Dallo spettro del Vietnam, alle disillusioni della vita di provincia, dalla rivolta di chi sente di dover rovesciare il proprio destino, alle leggi del desiderio, dalla scoperta di sè al trionfo dello spirito più anarchico, ogni film ha cercato di interpretare i sogni e le speranze dei suoi protagonisti, anche grazie alla forza evocativa della musica, compagna di strada ineludibile di ogni viaggio generazionale.

Booksmart si pone consapevolmente all’interno di questa tradizione, grazie ad un copione scritto nel 2009 da Emily Halpern e Sarah Haskins, finito nella Black List e poi modificato due volte da Susanna Fogel e da Katie Silberman, prima di finire sulla scrivania di Megan Ellison.

Questa volta le protagoniste sono due studiosissime ragazzine, che si conoscono da sempre e sono inseparabili: Molly e Amy.

Siamo alla vigilia della consegna dei diplomi, prima che ciascuno trovi la sua strada al college. Molly che è anche la rappresentante degli studenti, è stata scelta da Yale, mentre Amy andrà alla Columbia, dopo un viaggio estivo in Botswana.

Le due hanno trascorso la loro adolescenza a studiare, hanno le foto di Michelle Obama e Ruth Bader Ginsberg nella loro cameretta, usano come parola d’ordine Malala, la giovanissima attivista pakistana Premio Nobel nel 2014 e sognano di diventare la più giovane giudice donna alla Corte Suprema.

Hanno sempre lasciato agli altri compagni di classe tutto il divertimento, le feste, i pettegolezzi, le cattiverie. Arrivati alla fine, Molly e Amy si accorgono tuttavia che anche i compagni, che immaginavano più superficiali e festaioli, andranno ad un’università dell’Ivy League. E persino chi non ha scelto di continuare gli studi, è stato assunto da Google.

Il sospetto di aver sbagliato tutto, di aver sacrificato sull’altare dell’ambizione e dello studio, anche gli anni migliori della loro adolescenza, si fa strada in modo ossessivo: ormai Molly e Amy hanno una sola notte, per sperimentare quella leggerezza folle e incosciente, così tipica della loro età, prima che il rimpianto le accompagni al college.

La festa a casa della zia di Nick, un loro compagno di classe di cui Molly è inconsapevolmente invaghita, diventa così il momento in cui cercare una sorta di rivalsa e di liberazione.

Tuttavia anche solo trovare la casa, per loro che non hanno mai partecipato alle feste, è una piccola impresa…

Nel corso della lunga notte, trascorsa alla ricerca del party più selvaggio di fine anno, Molly e Amy si troveranno a mettere in discussione il loro stesso rapporto. Gli incontri imprevedibili incrineranno i loro pregiudizi, metteranno alla prova i loro orientamenti sessuali e le loro convinzioni più forti.

Le due protagoniste impareranno così ad ingannare i dolcissimi genitori di Amy, scopriranno che anche i presidi hanno una seconda vita e che la stimatissima professoressa Fine è ancora più in gamba di quanto pensassero. Nel frattempo conosceranno davvero i loro compagni, le loro solitudini, le loro insicurezze, il loro volto più vero, spesso nascosto dal pregiudizio e dalle etichette malevole, che il pettegolezzo diffonde come una gramigna.

Il film è spassoso, divertente e divertito, pieno di momenti teneramente surreali. Ad un certo punto, drogate dalla scatenata compagna Gigi, le due si trasformano in barbie animate, trovandosi tutt’altro che scomode, nelle forme da pin up delle bambole.

La regia di Olivia Wilde, qui al suo debutto, è partecipe e affettuosa, nei confronti dei suoi personaggi, denota un’indubbia competenza nella direzione degli attori, ma sconta qualche ingenuità tipica delle opere prime, qualche deriva estetizzante nelle scene acquatiche, e una certa incapacità a trovare il ritmo giusto, che è l’arte nascosta di ogni commedia.

Ma il vero limite di Booksmart è forse nella caratterizzazione delle due protagoniste, che paiono uscite da un manuale dello sceneggiatore politicamente corretto: Molly è una secchiona saputella, assai poco simpatica, che tiranneggia la stessa Amy, costretta a farle da scudiera per troppo tempo. Quest’ultima è timida e impacciata, innamorata segretamente della compagna Ryan, ma non ha il coraggio di rivelare i suoi sentimenti.

Il loro è un piccolo mondo chiuso, che solo durante la notte cercherà di aprirsi agli altri. Soprattutto il personaggio di Molly risulta alla fine poco scritto, abbastanza ordinario, mentre Amy acquista uno spazio sempre più ampio e originale, sottraendosi dall’ombra dell’amica e trovando finalmente una strada tutta sua.

Molto più interessanti sono tuttavia i comprimari, quelli che in una commedia davvero riuscita, fanno la differenza: nonostante lo spazio limitato, il gruppo degli adulti – il preside Jason Sudeikis, la professoressa Jessica Williams, i genitori di Amy, Will Forte e Lisa Kudrow, il maniaco che consegna le pizze Mike O’Brien – è perfettamente a fuoco, ciascuno con le battute giuste al momento giusto.

Nel gruppo dei compagni di classe invece si distingue Billie Lourd:  la figlia di Carrie Fischer è proprio di una categoria a sè, una sorta di John Belushi al femminile, una forza della natura, dissacrante, esagerata, che compare sempre quando meno te l’aspetti, a scombinare i piani delle due protagoniste.

Il suo talento comico ancora in gran parte inesplorato è forse la promessa più significativa di questo Booksmart.

In Italia esce il 12 settembre con Eagle Pictures.

Postilla finale: nonostante Booksmart sia un piccolo film intelligente, un’opera prima senza alcun nome di richiamo nel cast, che avrebbe guadagnato lo status di cult, dal passaparola e da una distribuzione progressiva e limitata, Annapurna ha deciso invece di lanciarlo negli States in 2500 sale, mandandolo allo scontro con colossi come Aladdin, Godzilla, John Wick e X-Men. A complicare ulteriormente una strategia distributiva a dir poco miope ci si è messa Netflix, che ha lanciato il film sulla sua piattaforma in Francia, rendendolo così disponibile online in tutto il mondo. Alla fine, nonostante le polemiche e gli appelli a sostenere in sala un’opera prima, scritta, diretta, prodotta e interpretata da giovani donne, l’incasso americano supererà di poco i 20 milioni di dollari. Di questi tempi, comunque un mezzo miracolo…

Post Scriptum del 1 luglio 2019: l’annunciato titolo italiano è talmente orrendo, che merita una segnalazione ad hoc. Peraltro, a voler seguire quella strada, il film avrebbe dovuto chiamarsi La rivincita delle secchione…

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