RRR

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Dopo una prestigiosa carriera ventennale nel cinema indiano e in particolare in quello in lingua Telogu, S.S. Rajamouli con il suo ultimo e travolgente RRR sfonda il ghetto folkloristico in cui di solito viene relegato il cinema di Bollywood e di Tollywood, anche grazie alla distribuzione che Netflix gli ha garantito in tutto il mondo, dopo l’enorme successo in patria.

RRR è stato il film più costoso mai prodotto in India con un budget di oltre 70 milioni di dollari e il terzo maggior incasso di sempre con l’equivalente di 175 milioni.  Per quasi due anni la sua uscita è stata rimandata a causa del COVID, ma quando è arrivato nelle sale indiane a marzo 2022, ha subito fatto segnare incassi da record.

Rajamouli non è nuovo a questi exploit, ma la dimensione internazionale del suo successo è certamente inedita.

Il suo film, un grande racconto epico d’azione con straordinari numeri musical, ambientato nel 1920, durante il giogo coloniale britannico sull’Impero indiano, è a dir poco travolgente.

Nelle sue tre ore RRR attraversa molti generi, con un sincretismo narrativo capace di tenere assieme inganni e tradimenti, rivendicazioni indipendentiste e grandi amori, vendette lontane e assalti all’arma bianca, in un rutilare di corpi che esaltano la dimensione melodrammatica della storia.

Quando l’amministratore brutannico Scott Buxton e sua moglie Catherine visitano una foresta ad Adilabad e rapiscono Malli, una giovane ragazza del villaggio, il guardiano della tribù Bheem si imbarca per Delhi sotto mentite spoglie, con l’intento di salvarla.

Avvertiti del pericolo imminente Catherine e Scott chiedono l’assistenza del giovane ambizioso ufficiale di polizia Rama Raju.

Raju partecipa sotto copertura a diversi raduni a favore dell’indipendenza nella speranza di trovare indizi, attirano l’attenzione di Lachhu, l’aiutante di Bheem.

Quando Bheem e Raju si incontrano, ignari delle loro vere identità e intenzioni, finiscono per salvare un ragazzo da un disastro ferroviario, dando vita ad una profonda amicizia.

Bheem nel frattempo corteggia Jenny, la nipote di Scott, trovando il modo di farsi invitare nella sua residenza e individuando la stanza in cui Malli è tenuta prigioniera.

A un evento tenuto in onore di Scott, gli uomini di Bheem irrompono con un camion pieno di animali selvatici, creando scompiglio tra gli ospiti.

Nella lotta, Raju è costretto a svelare la sua identità catturando Bheem. Raju viene promosso ma è angosciato dal senso di colpa per aver tradito l’amico.

Scopriamo altresì che è a sua volta un indipendentista, infiltratosi nelle forze di polizia, per avere accesso alle spedizioni di armi da contrabbandare al suo villaggio.

Il film di Rajamouli è un continuo fuoco d’artificio di tre ore, quasi senza pause, con numeri d’azione e musicali, che si alternano senza soluzione di continuità, rilanciando l’azione sempre un passo oltre. Effetti speciali digitali convivono con una sontuosa orchestrazione di comparse e stunt.

Lo spettacolo è ricco e popolare nel senso più nobile del termine. Animato da uno spirito anti-inglese evidente e da un afflato indipendentista che attraversa le storie dei personaggi principali, RRR è anche un inno all’amicizia tra uomini, al di là delle rispettive posizioni e degli inganni che il destino li costringe a mettere in atto.

Siamo di fronte a quello che una volta di sarebbe detto cinema-cinema, ovvero la pura magia del movimento, la frenesia dell’azione, la pertinenza della messa in scena, al servizio di una storia solo apparentemente complicata da troppi indizi e false identità, ma in realtà semplice e comprensibile per ognuno.

Le musiche di M. M. Keeravani sono sorprendenti e trascinanti, con il lungo numero sul pezzo Naatu Naatu che difficilmente si dimentica, l’interpretazione di N. T. Rama Rao Jr. e Ram Charan ricorda quella esuberante e ribalda di due novelli Errol Flynn.

Il messaggio politico è, almeno per noi occidentali, sufficientemente  comprensibile, persino elementare nella divisione tra buoni e cattivi, ma a Rajamouli sembra interessare soprattutto lo spettacolo per lo spettacolo, la magniloquenza di una regia inesausta, esagerata, al servizio di due personaggi larger than life. 

Assuefatti ormai alla sciatteria con cui sono coreografate le scene d’azione del cinema americano, RRR assomiglia ad una boccata d’aria purissima, che riconcilia con un cinema che sembrava perduto.

Da non perdere.

 

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