Glass Onion – Knives Out

Glass Onion – Knives Out ***

Il secondo capitolo delle avventure del detective Benoit Blanc – approdato su Netflix grazie ad un ricchissimo accordo – è un altro divertentissimo whodunit, che rimane fedele alla sua dimensione più autenticamente di genere, per costruire una storia originale pienamente immersa nel contemporaneo, con uno spirito sovversivo e iconoclasta.

Rian Johnson, che ha scritto e diretto il film durante la pandemia, è riuscito intelligentemente a farne lo sfondo iniziale di un meccanismo drammatico, che si innesca quando una misteriosa scatola di legno viene consegnata, per conto del genio high tech Miles Bron, ai suoi cinque migliori amici: Birdie Jay, una ex modella superficiale e razzista, che ha fatto fortuna grazie alla produzione di pantaloncini durante il lockdown; Duke Cody, una star di twitch che vive ancora con la madre, coinvolto in uno scandalo per delle pillole vendute a minorenni, che ora pontifica su Youtube da posizioni ultraconservatrici; Lionel Toussaint che è il braccio destro operativo di Miles e sta cercando di far funzionare l’ultima intuizione di Miles per un combustibile a idrogeno; la governatrice del Connecticut Claire Debella, in corsa per un seggio al Senato; infine Cassandra ‘Andi’ Brand, ex partner di Miles nella Alpha, estromessa dalla società al termine di una causa legale sanguinosa per il suo controllo.

La scatola contiene una serie di giochi e indovinelli, la cui risoluzione rivela un invito per un weekend con delitto in Grecia, sull’isola di Miles.

Un sesta box viene consegnata al detective Benoit Blanc, che in piena crisi identitaria, costretto a casa dalla pandemia senza nuovi casi da risolvere, accetta immediatamente di far parte del gruppo.

Ai sei disruptors – così Miles chiama il suo gruppo –  si aggiungono l’assistente di Birdie, Peg, e Whiskey, la giovane e biondissima fidanzata di Duke.

Miles accoglie tutti i suoi ospiti e poi confessa a Blanc di non avergli mai inviato alcuna scatola. La sua presenza sull’isola è il primo mistero: ovviamente il delitto previsto per movimentare il weekend è una messa in scena, che Blanc risolve in pochi secondi, rovinando così le intenzioni di Miles.

Solo che durante la cena qualcuno muore per davvero, un colpo di pistola fa una seconda vittima e quando Blanc convoca tutti i superstiti nella grande sala della villa di Miles in cui campeggia la Gioconda – ceduta al magnate dal Louvre, in crisi per le prolungate chiusure – la storia riparte da capo da una prospettiva diversa, che ci consente di svelarne segreti e bugie.

Johnson ha chiesto di non rivelare le sorprese della storia e lo accontentiamo volentieri, lasciando agli spettatori che vedranno Glass Onion il gusto di scoprirle.

Così come avvenuto nel primo capitolo, anche questa volta Johnson costruisce un giallo dal meccanismo implacabile, che invita i suoi spettatori a non fidarsi delle apparenze, ad esplorare la realtà da prospettive diverse, ad usare sguardi critici non solo riguardo alla sua piccola storia, ma soprattutto nella nostra vita.

Il sottotesto esplicito di questa nuova indagine di Benoit Blanc ci spinge a diffidare dalle icone del capitalismo high-tech, geniali più nella manipolazione dell’opinione pubblica e nell’edificazione della propria immagine, che non nella realtà imprenditoriale: bugiardi patologici e interessati, predatori rapaci delle debolezze altrui, ammantati di un progressismo solo di facciata, si rivelano in verità sostenitori dei peggiori istinti reazionari.

Johnson costruisce una serie di ritratti formidabili – il politico bisognoso di sostegno, l’incel maschilista che va sempre in giro con la sua pistola, la starlette ignorante e avida che produce i suoi pantaloncini nell’orrore di una sweatshop in Bangladesh, lo scienziato prono ai desideri pericolosi di chi lo ha scelto – che sembrano surreali solo a chi non abbia davvero vissuto su questa terra nell’ultimo decennio.

Non è un caso che l’eroina di questa storia si riveli in realtà una semplice insegnante, lontanissima dal mondo dei ricchi e famosi, che vive attaccato alla grande tetta di Miles e dei suoi generosi finanziamenti.

Il film è animato, esattamente come accadeva in Knives Out, da uno spirito autenticamente popolare, che rovescia il severo conservatorismo delle storie alla Agatha Christie, pur rispettandone pienamente forme e modi.

La parte di detection è impeccabile, creativa, capace di sfruttare i cliché di genere in modo molto pertinente, compreso l’esplicito inganno allo spettatore, che non è chiamato a indovinare la soluzione, ma a godersi la macchinazione e il piano escogitato dal protagonista per smascherare il colpevole.

Il Benoit Blanc di Daniel Craig è un personaggio formidabile, astuto e stravagante come il Tenente Colombo, con il suo posticcio accento southern, brillante e intuitivo come Hercule Poirot, ma animato da un senso di giustizia che serve in modo cavalleresco.

Accanto a lui una serie di caratteri altrettanto indovinati, con Edward Norton che gigioneggia nei panni del pomposo Miles e Kate Hudson mattatrice della vacuità social.

Il film si prende gioco delle parole d’ordine della contemporaneità, dal finto anticonformismo di chi apre la bocca senza pensare alle dinamiche arbitrarie della fama e del successo online, dall’accumulo smodato di ricchezze impensabili a scapito del bene comune alla ferocia di un capitalismo che ha imparato a nascondersi dietro presunte genialità e atteggiamenti da guru.

Su tutti spicca inevitabilmente la dolorosa e vendicativa Janelle Monáe nel ruolo di Andi, l’amica e fondatrice, tradita da tutti, a cui il film assegna un ruolo prima apparentemente marginale e poi sempre più centrale nello scioglimento del mistero.

Non meno indovinati i tantissimi cameo che vi lasciamo scoprire da soli, tranne che per i quattro amici di zoom di Benoit Blanc, che appaiono all’inizio del film per cercare di spingere il detective a superare la sua depressione: si tratta di Kareem Abdul-Jabbar, Natasha Lyonne, Steven Sondheim e Angela Lansbury, questi ultimi due per l’ultima volta sul grande schermo.

Intrattenimento formidabile, leggero, esplicitamente comico e intelligente, Glass Onion conferma Rian Johnson come uno dei più interessanti moviemakers al lavoro a Hollywood.

Un consiglio spassionato: non aspettate di recuperarlo a Natale su Netflix. Cercatelo al cinema, dal 23 novembre nelle sale per una sola settimana: ne vale la pena.

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