#CinemaResistente: Stanze di Cinema intervista il Cinemino

Nei lontani mesi del lockdown, persi fra le nostre quattro mura, uno dei residui del Mondo Che Fu più rimpianto da noi cinefili è stato forse quel misto di buio confortante, poltroncine in velluto e popcorn sovraimburrati, che rende unica l’esperienza della sala cinematografica. A metà giugno ci siamo smarcati dai decreti istituzionali e siamo tornati in prima linea a occupare la nostra bolla vicino al grande schermo. 

Ma com’è stata la ripresa dei lavori per chi opera dietro le quinte?

Qui su Stanze di Cinema iniziamo una panoramica settimanale per raccontare la Settima Arte in ripresa dal punto di vista di chi produce, chi distribuisce, chi seleziona per i festival, chi ne scrive e chi ne monitora gli incassi. 

Ha rotto il ghiaccio Agata De Laurentiis, co-fondatrice de il Cinemino di Milano passata per i nostri microfoni giovedì 2 ottobre. Potete riascoltare la puntata su Spotify. Qui sotto invece un riassunto della nostra chiacchierata!

Eccoci qui. Partiamo raccontando cos’è e come nasce il Cinemino.

Il Cinemino è uno spazio culturale nato nel 2017 tramite un crowdfunding cittadino, dispone di una serie di ambienti ma il più caratteristico è ovviamente la nostra sala di proiezione.

Avendo mosso i primi passi grazie al sostegno popolare, la sala si è ben inserita nel quartiere ancora prima dell’apertura. Già da subito abbiamo instaurato un contatto costante con le persone che frequentano i nostri spazi, offriamo un servizio più ‘da bottega’ rispetto a quello dei multisala. Questo in generale comporta vantaggi e svantaggi, ma in particolare di questi tempi permette di toccare con mano e risolvere più velocemente le nuove problematiche che noi esercenti ci siamo ritrovati ad affrontare.

Sicuramente la struttura dello spazio aiuta a creare un’atmosfera casalinga.

Esatto, abbiamo 74 posti e l’accesso è garantito con la sottoscrizione di una tessera, il che permette di instaurare un rapporto di fidelizzazione non possibile in realtà più grandi.

Avete riunito una sorta di famiglia di amanti del cinema.

Diciamo di sì, non c’è elitarismo e ci apriamo anche a diversi registri di linguaggio. Di recente ci sono stati incontri con Manuel Agnelli e con Crepax. In più proiettiamo film in lingua originale, il che contribuisce ad attirare un certo tipo di pubblico.

In sostanza il vostro punto di forza è la dimensione intima rapporto con la collettività. 

Siamo assolutamente favorevoli al mondo dello streaming, va benissimo che in molti si siano rivolti a questi strumenti durante il lockdown. Per noi però “vivere il cinema da vicino” rimane fondamentale. L’esperienza di sala trascende ogni piattaforma. Ora una parte del nostro lavoro è legata a raccontare a chi usufruisce della sala come sta cambiando il nostro mestiere, in più raccontiamo settimanalmente il nostro palinsesto, in un certo senso per convincere il pubblico che l’esperienza che si fa da noi non è ripetibile a casa.

Raccontalo anche a noi!

Al momento stiamo lavorando con due film di Lanthimos mai distribuiti prima in Italia, Kynodontas (2009) e Alps (2011). Abbiamo realizzato anche una selezione legata all’arte con Volevo nascondermi di Giorgio Diritti e il Gauguin interpretato da Cassel. Sull’onda del tema artistico abbiamo inserito in programma il documentario su Crepax, una proiezione con ospiti in sala. Queste sono le linee conduttrici della programmazione attuale, con l’aggiunta poi di un documentario di Peter Jackson sulla prima guerra mondiale, They Shall Not Grow Old. Dal punto di vista tecnico è straordinario, filmati dei primi del Novecento vengono ripresi, colorati, resi in 3D e integrati con dialoghi ipotetici.

Non avete paura della stranezza.

Direi di no! In programma abbiamo anche una commedia di due fratelli giovanissimi, Easy Living, un prodotto davvero particolare che ha riscosso pareri positivi al Festival del Cinema di Torino.

A questo punto facciamo un esercizio di immaginazione. Dalla tua cabina di regia, come immagini l’evoluzione del fenomeno del cinema in sala da qui al 2030?

Ti dico quel che mi auguro: che rinascano sale gestite da esercenti-editori, persone in grado di realizzare palinsesti su misura per i propri bacini di utenza. In sostanza sarebbe bello l’esercizio cinematografico prendesse una deriva tailor-made, che però parte da prima: in particolare dalle politiche di distribuzione dei film in Italia, complesse e di difficile comprensione per chi non lavora nel settore. Penso che solo facendo così i cinema possano sopravvivere e sottolineare la distinzione fra la fruizione in streaming, dove a scegliere sei tu in un mare magnum indistinto, e una invece con cappello editoriale. Il cinema, inteso come sala, dovrebbe fare anche questo lavoro di cura e selezione.

E tu, cosa ne pensi?

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